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Cartiere, faccia a faccia proprietà e sindacati

Fabriano –Si è tenuto ieri pomeriggio, a Verona, l’incontro dei sindacati con il gruppo Fedrigoni. Si tratta del primo faccia a faccia dopo l’annuncio choc di 195 licenziamenti (più l’indotto) tra le maestranze degli stabilimenti di Fabriano e di Rocchetta Bassa dove vengono prodotte le famose risme, la carta per fotocopia, conosciuta in tutto il mondo. Oggi secondo giorno di colloqui con sindacati (Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uil-Uilcom, Ugl-Chimici) e proprietà. In queste ore il caso delle cartiere verrà affrontato nel dettaglio, con tanto di numeri e di prime trattative. Le parti sociali hanno ribadito “la contrarietà alla chiusura della società Giano” e hanno chiesto “zero licenziamenti”. Dal Gruppo è stata ribadita l’apertura a trovare una soluzione, come già espresso nell’incontro di lunedì presso gli uffici della Regione con l’assessore Aguzzi. L’azienda in questa sede aveva confermato la volontà di intraprendere un percorso sindacale per il parziale assorbimento degli esuberi negli stabilimenti Fedrigoni dell’area Marche. I sindacati hanno manifestato questi giorni forti preoccupazioni e contrarietà in quanto «la società Giano dovrà rimanere nel perimetro aziendale altrimenti si causerebbe il cosiddetto effetto domino su tutti gli stabilimenti dell’area Marche considerando l’interconnessione degli stessi». Intanto, presso lo stabilimento di Fabriano, è stato affisso un nuovo striscione con scritto “più profitto = meno 195 famiglie”.

La politica

“La storia di Fabriano è legata alla Carta ed è doveroso non disperdere questo enorme patrimonio regionale, nazionale, europeo. La decisione del Gruppo Fedrigoni di chiudere dal primo gennaio 2025, la società Giano che produce carta per ufficio, con il conseguente rischio di esuberi di 195 lavoratori è inaccettabile. Bene ha fatto la Regione Marche a convocare l’azienda e le parti sociali per avere un quadro generale della situazione. Ma soprattutto è giusto che il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, retto da Adolfo Urso, sia coinvolto in questa vertenza che colpisce, ancora una volta, un territorio provato da crisi industriali negli ultimi decenni che hanno comportato la perdita di tantissimi posti di lavoro. Non vorrei che ci sia una dialettica politica fine a sé stessa, considerando, per l’appunto, che sono oltre 20 anni che il fabrianese è piegato da crisi su crisi. E non credo proprio che si possano impartire lezioni di verginità. Oggi è il momento di fare fronte comune, ciascuno per la propria competenza e appartenenza, affinché si arrivi a una soluzione che possa proteggere l’occupazione e si riesca a non disperdere il grandissimo patrimonio di conoscenze e professionalità fabrianesi nell’ambito cartaio. Dalla Fedrigoni, di proprietà di due fondi di investimento, si è ribadito che non c’è volontà di lasciare le Marche e di voler continuare a valorizzare il marchio Fabriano come le carte per l’arte e il disegno, i prodotti per la scuola e la cartoleria (i quaderni, gli album, la cancelleria e gli accessori) e le carte per la sicurezza (passaporti, ecc.). Bene, giusto anche perché è proprio il marchio Fabriano che ha consentito al Gruppo Fedrigoni di crescere e non il contrario. Credo sia giunto il momento di restituire a questo territorio, anche se ciò vuol dire che i fondi di investimento non chiuderanno bilanci record”. Queste le dichiarazioni del Coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, Carlo Ciccioli, in merito alla vertenza in questione.

M5S

Roma – “Le dichiarazioni dei rappresentanti di Fedrigoni Group sono al limite del farsesco. Non si può bollare come “decisione sofferta” un atto di vera e propria macelleria sociale, peraltro totalmente ingiustificata. Bisogna essere chiari con lavoratori e cittadini: Fedrigoni non è un’azienda in crisi. Soltanto qualche mese fa, il gruppo ha reso noto un aumento del proforma EBITDA dell’8%. Però adesso i due fondi hanno in mano l’azienda, cioè Bain Capital e BC Partners, non ritengono sufficientemente lauti i guadagni che arrivano dal business della carta d’ufficio. Ovviamente questo rende molto poco credibile l’impegno di Fedrigoni a non abbandonare le Marche nel futuro. Se tra un paio d’anni i margini delle altre produzioni cartarie marchigiane non dovessero avere il gradimento dell’azionista di turno, con un’altra gelida email arriverebbero altre centinaia di licenziamenti. Riteniamo che ci sia un limite anche alla logica del profitto che ogni impresa legittimamente persegue. Per questo, come M5s, ci aspettiamo che il governo risponda immediatamente all’interpellanza urgente da noi depositata alla Camera i giorni scorsi, e che il ministro Urso si muova in prima persona chiamando al ministero i vertici dell’azienda, inchiodandoli di fronte alle conseguenze di una scelta tanto sprezzante e disinvolta. A Fabriano si rischia un effetto domino catastrofico sul fronte occupazionale. Se a gettare centinaia di famiglie in mezzo a una strada è un’azienda senza alcun cenno di crisi, cosa dovrebbero fare le imprese che invece arrancano davvero? Non può valere sempre tutto in nome della remuneratività”. Così in una nota il deputato M5s Giorgio Fede.

Marco Antonini