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Dirigente rimosso dall’incarico, il sindaco: “Ci appelleremo”

Non si placa la polemica relativa al dirigente comunale rimosso dal sindaco l’anno scorso oggetto, giorni fa, del pronunciamento del Giudice del Lavoro di Ancona che ha accolto il ricordo fatto da Vincenzo Capaldo, ex capo del settore Assetto del Territorio. E’ il sindaco, Gabriele Santarelli, in un post Facebook, a rincarare la dose. “L’incarico dirigenziale affidato mediante la procedura prevista dall’articolo 110 del Testo Unico degli Enti Locali è di tipo fiduciario, ossia – spiega – il sindaco nomina un dirigente sulla base della fiducia e sulla fiducia si instaura il rapporto. Infatti non è previsto un concorso, ma una selezione che si basa semplicemente sui curriculum e su un breve colloquio che avviene prima con una Commissione e poi con il sindaco. Per cui – ribadisce – quanto riportato nei curriculum riveste una importanza determinante”. Il primo cittadino se la prende anche con chi doveva controllare la pratica. “Se poi si scopre che quanto riportato nel curriculum che ha determinato la scelta non corrisponde al vero non ci sono altre vie se non la revoca dell’incarico”. Denuncia Santarelli: “Riportare qualifiche non possedute nel proprio curriculum non solo induce a una scelta non corretta, ma lede i diritti degli altri partecipanti alla selezione che si vedono scavalcati. Se poi si aggiunge che mentre si ricopre tale incarico si assumono anche delle funzioni che, alla luce della verifica dei titoli posseduti, non potevano essere assunte, il quadro è completo”. Per Santarelli, “nonostante la sentenza di primo grado che riconosce in parte le ragioni della controparte e che appelleremo, lo rifarei altre mille volte per questioni di giustizia, di verità, di correttezza e di tutela dell’interesse pubblico”.

Commenta l’ex dirigente che respinge al mittente tutte le questioni legate ai titoli: “Il Giudice ha accolto il mio ricorso, accertando l’illegittimità della revoca dell’incarico dirigenziale disposta dal sindaco e condannando l’amministrazione comunale ad un risarcimento del danno di 86mila euro oltre interessi e spese legali. Finalmente giustizia è stata fatta sulla mia vicenda lavorativa, evidenziando che il Comune, revocando il mio incarico, ha violato regole di correttezza e buona fede, oltre che procedurali. Il provvedimento di revoca del mio incarico – aveva detto – è arbitrario, illegittimo e vessatorio sotto plurimi profili”.

Marco Antonini