UNA GIORNATA DIOCESANA PER IL MONDO DEL LAVORO

Fabriano – Ventinove anni dopo la visita di Papa Giovanni Paolo II, l’Amministratore Apostolico della diocesi di Fabriano-Matelica, mons. Francesco Massara istituisce la giornata diocesana per il mondo del lavoro. L’appunamento è per il 19 marzo, solennità di San Giuseppe. Il programma prevede la visita del presule ad alcune realtà lavorative: dalle 9 alle 13, per gli allevatori al Salumificio di Genga; per gli industriali alla Diasen e alla Faber a Sassoferrato; da Zannelli per i commercianti e in Elica per gli industriali a Fabriano. Nel pomeriggio alle 15 a Cerreto D’Esi alla QS Group per gli industriali; alle 16:30 a Matelica alla Sam per i trasportatori. Poi la conclusione presso le Cantine Belisario: prima la visita per gli agricoltori e artigiani e, alle 17,30, la Santa Messa.

di Mons. Francesco Massara

Ogni volta che attraverso il territorio di questa Diocesi di Fabriano-Matelica, osservo con attenzione i campi coltivati, i vari stabilimenti industriali insediati nel territorio e la mente mi spinge sempre al testo delle Creazione offerto dal libro della Genesi: “e Dio creò l’uomo a sua immagine (Gn. 1,27), … e lo pose nel giardino di Eden perché lo coltivasse e lo custodisse (Gn. 2,15). Le parole del primo libro della Bibbia suscitano nel lettore uno stupore senza eguali e testimoniano che l’ingegno umano, il lavoro dei campi, l’abilità artigianale, la produttività industriale d’avanguardia appartengono al progetto di Dio sull’uomo. Occorre, però, che il lavoro sia secondo quella sorta di “piano regolatore” dell’Eden, continui cioè a rispettare la dignità dell’uomo e la custodia del dono del Creatore.

Quando l’uomo, a motivo del peccato dei progenitori, smise di seguire l’amorevole comando di Dio, la Scrittura ci racconta che il lavoro divenne fatica e pena (cfr. Gn. 3,6-8) mantenendo però sempre inalterato il suo valore. Quando ho visitato Nazareth e la casa di Giuseppe – luogo dell’ordinaria vita della Sacra Famiglia – le guide hanno offerto una bella meditazione su Gesù che, fattosi simile all’uomo, era riconosciuto come il “figlio del carpentiere” (Mt. 13,55) ovvero carpentiere anche lui. Gesù, assumendo la piena umanità, non si astiene dalla fatica del lavoro umano per sostenere la sua famiglia, anzi probabilmente s’ingegna per portare avanti la bottega paterna. Il lavoro diventa la risposta ad una chiamata di Dio, risposta alla vocazione della vita, dell’uomo in quanto figlio di Dio e dunque figlio della società. Dice un Documento del Concilio Vaticano II che “l’uomo, quando lavora, non trasforma soltanto le cose e la società, ma perfeziona sé stesso. Apprende molte cose, sviluppa le sue facoltà, esce da sé e si supera” (GS 35). Il lavoro rende l’uomo quel che deve essere, restituisce l’uomo a sé stesso.

Inoltre, il lavoro accompagna la formazione del cristiano verso la realizzazione della propria vocazione nei vari stati di vita. Grazie al lavoro, infatti, l’uomo e la donna possono sentirsi incoraggiati a sposarsi, a realizzare e sostenere la propria famiglia. D’altra parte, posso testimoniare come l’esperienza lavorativa può suscitare vocazioni al sacerdozio; il giorno 1° Marzo 2003, papa Giovanni Paolo II, visitando il Seminario Romano raccontò a braccio: “….vorrei ancora ritornare al mio Seminario. Era un seminario “clandestino”. Durante la guerra, con l’occupazione nazista della Polonia e di Cracovia, erano stati chiusi tutti i seminari. Il Cardinale Sapieha, il mio Vescovo di Cracovia, aveva organizzato un seminario “clandestino” e io appartenevo a quel “seminario” clandestino, si può dire “catacombale”. La mia esperienza è soprattutto collegata a quel seminario. […] Mai avrei potuto pensare in quei tempi in cui ero operaio che un giorno da Vescovo di Roma avrei parlato di quell’esperienza ai seminaristi romani. […] Quell’esperienza di operaio e nello stesso tempo di seminarista “clandestino” mi è rimasta per tutta la vita. In fabbrica durante il mio turno di otto ore, sia di giorno che di notte, portavo con me alcuni libri. I miei colleghi operai si
sono meravigliati un po’, ma non scandalizzati. Anzi mi hanno detto: “Ti aiuteremo, puoi anche riposare e noi al tuo posto cercheremo di sorvegliare”. E così ho potuto fare anche gli esami davanti ai miei professori”. Perché tutto questo possa compiersi è necessario nutrirsi di una spiritualità che aiuti i credenti a capire che il lavoro è, innanzitutto, cammino di santificazione, proprio come lo è stato per i grandi uomini e donne che hanno lavorato per la società, per Dio, per la Chiesa.

Vorrei che questo messaggio giungesse a tutti i giovani che, con fatica, riescono a scorgere la possibilità di un lavoro secondo le loro aspirazioni; possa giungere a coloro che, colpiti dalla grave crisi lavorativa, fanno ancora difficoltà a trovare un lavoro dignitoso per il loro futuro e quello della loro famiglia; vorrei che giungesse anche, come ringraziamento, a tutti gli imprenditori, piccoli e grandi che, con estremi sacrifici e notevoli investimenti, offrono lavoro e speranza a questa nostra terra diocesana che, proprio a causa di questa dedizione imprenditoriale, può ancora essere germe di speranza. Questo messaggio rechi in sé i sentimenti della speranza e del ringraziamento per il cammino che si sta compiendo, con l’auspicio che le istituzioni, coinvolte nella promozione del lavoro, possano essere sempre più facilitatrici di questo cammino, offrendo leggi a favore dei lavoratori e degli imprenditori, creando agili vie di comunicazione per accorciare le distanze e rendere sempre più fruibile in nostro territorio, offrendo sempre nuove possibilità lavorative. Anche la Chiesa ha tanto da dire agli uomini e alle donne di questa Diocesi: certamente non nelle questioni tecniche ed organizzative, ma sui fondamenti e principi antropologici, sulla difesa e sulla dignità dei diritti dei lavoratori e degli imprenditori. Questa Chiesa deve professare che la dignità del lavoro è intimamente innestata alla dignità dell’uomo e che, tutelando il lavoro, si contribuisce in maniera positiva alla difesa della giustizia sociale.

Questa Chiesa non può rimanere ad osservare “l’emorragia giovanile”, i flussi di emigrazione all’estero in cerca di lavoro; non può non chiedere il sostegno e la collaborazione tra imprese, grandi e piccole, tra operai e datori di lavoro, tra organismi statali e privati. Questa Chiesa desidera farsi prossima a chi è più in difficoltà versando “l’olio della consolazione ed il vino della speranza”. Questa è la missione della Chiesa in uscita voluta espressamente da Papa Francesco: “Voi uscite per le strade e andate ai crocicchi: tutti quelli che troverete, chiamateli, nessuno escluso (cfr Mt 22,9). Soprattutto accompagnate chi è rimasto al bordo della strada, «zoppi, storpi, ciechi, sordi» (Mt 15,30). Dovunque voi siate, non costruite mai muri né frontiere, ma piazze e ospedali da campo”.

È per questo che, sotto la paterna protezione di San Giuseppe, sposo di Maria, padre terreno di Gesù e patrono dei lavoratori, desidero istituire, per la Diocesi di Fabriano-Matelica, nel giorno del 19 Marzo di ogni anno, dopo 29 anni dalla visita del Papa San Giovanni Paolo II il 19 Marzo del 1991 nella nostra Diocesi e nelle nostre fabbriche, una speciale giornata di riflessione e preghiera per il mondo del lavoro imprenditoriale, operaio, artigianale, sociale ed educativo. Chiedo a Signore ogni bene per ciascuno di voi. A Lui affido il vostro lavoro, le difficoltà che ad esso sono inerenti; a lui affido i vostri progetti per il futuro; a Lui affido le vostre famiglie, i vostri bambini e i vostri ammalati. Vi benedico e vi porto tutti con me nel cuore.

a cura di Marco Antonini

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