ROBERTO VECCHIONI A MATELICA

Appuntamento molto atteso, domani, venerdì 10 aprile al Teatro Piermarini di Matelica con Roberto Vecchioni in una serata in cui musica, parole e brani dal suo ultimo libro Il mercante di luce si alternano in un affascinante dialogo. La voce del raffinato cantautore e la chitarra classica di Massimo Germini danno vita ad una serata dal sapore esclusivo proposta nel ricco cartellone musicale del Piermarini promosso dal Comune di Matelica e dall’AMAT. L’attività di Roberto Vecchioni nel mondo musicale inizia negli anni ’60: scrive canzoni per artisti affermati (Vanoni, Zanicchi, Cinquetti) e avvia collaborazioni con Nannini, Oxa, Patty Pravo. Nel 1971 si propone per la prima volta come interprete delle sue canzoni e incide il suo primo album,Parabola che contiene la celeberrima Luci a San Siro. Il successo di pubblico arriva nel 1977 con l’album Samarcanda, cui fanno seguito più di venti album e altrettante raccolte fino all’ultimo Io non appartengo più (2013) pubblicato da Universal Music in cui Roberto Vecchioni – a distanza di sei anni da Di rabbia e di stelle – si racconta con dodici nuovi brani. Nelle sue canzoni parla d’amore e di cose perdute o ritrovate, di occasioni non colte, di affetti vicini e lontani: la sua dimensione più precisa è il sogno, il ricordo. La scelta è quella di un linguaggio ironico, spesso autobiografico e spiccatamente favolistico, che attinge da miti e trame storiche rese attuali, come parabole. A Matelica il pubblico potrà apprezzare anche brani dall’ultimo toccante romanzo del Professore, Il mercante di luce, uscito nel 2014 per Einaudi editore. La vicenza narra la cronaca dei giorni di un ragazzo colto e curioso, emozionato di fronte a quello che sa della vita e a un padre che gliene spiega il senso, l’unico che conosce. Marco è ormai prossimo alla fine. Ha diciassette anni e soffre di progeria, una malattia che accelera vertiginosamente lo scorrere del tempo e condanna a una vecchiaia precoce. Suo padre, Stefano Quondam, fuori dal tempo e dal mondo ci si è sempre trovato, anche se in maniera diversa. È un professore di letteratura greca, grandissimo e misconosciuto, un Don Chisciotte che non ha mai smesso di combattere una testarda battaglia contro la stupidità e l’omologazione. Certo, è al tempo stesso un uomo imperfetto, pieno di difetti, ma vuole trasmettere al figlio quanto ha di più suo. E vuole credere con tutto se stesso che la bellezza che gli tempesta la memoria sia una luce così potente da svergognare il buio. Ma tra i due, chi è veramente il mercante di luce? Chi salva l’altro?. Il filo che unisce padre e figlio, che trasforma il pensiero in un racconto che non potrà essere dimenticato, è la poesia greca: un excursus appassionato, un viaggio in cui si rincorrono i grandi gesti e le tenere paure di poeti e poetesse dell’unico tempo possibile, quello tra il mito e l’invenzione. E sarà proprio qui tra Omero e Saffo, Anacreonte, Sofocle, Euripide, in un punto sospeso tra pagine da sfogliare, passioni e vita vissuta, che troveranno il varco per salvarsi entrambi, perché non è possibile che “gli uccelli cantino quando finisce una tempesta e un uomo non sappia essere felice per il sole che gli resta”. E potranno dire -forse- di non avere più paura, di morire e di vivere.

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