VECERRICA: ‘RIMETTIAMO AL CENTRO LE PERSONE’. BREGANTINI: ‘SMONTIAMO LE NOSTRE PRESUNZIONI’

Nonostante il maltempo la Cattedrale di Fabriano era gremita di fedeli arrivati da ogni parte della Diocesi per ascoltare, mercoledì 21 gennaio, la testimonianza di mons. Giancarlo Brigantini, arcivescovo di Campobasso da anni impegnato a combattere ogni tipo di mafia. Ad accoglierlo mons. Giancarlo Vecerrica che ha elogiato i presenti per la loro fedeltà ai Mercoledì della Fede che sono, ormai, diventati un appuntamento fisso per più di mille laici. “Mons. Bregantini arriva direttamente da Campobasso – spiega il Presule – per donarci una testimonianza concreta e profonda perché è un uomo che vive di fede e lavora quotidianamente nel sociale. Siamo soddisfatti di questi ospiti speciali – racconta don Giancarlo – perché, piano piano, le Beatitudini stanno penetrando nella nostra vita. Abbiamo il bisogno di sostenerci reciprocamente. Il mondo è in subbuglio, i politici pensano a come rimediare ma non iniziano a ridare concretamente vita alle nostre città. C’è bisogno di rimettere in mezzo la civiltà dell’amore. Dobbiamo, in questo 2015, puntare sulle persone. Anche a Fabriano – conclude – c’è la malattia dell’egoismo e dei propri interessi. In un mondo che va sempre peggio noi dobbiamo uscire allo scoperto.”

Una testimonianza concreta quella che l’Arcivescovo ha condiviso a San Venanzio. “Oggi corriamo il rischio accidia – ha esordito Bregantini – perché tra i sette veleni del cuore quello ruba l’amore e ci leva la forza del domani e non ce lo fa conquistare con l’aiuto di Dio.” Un’analisi reale del mondo di oggi, dove a prevalere è la cronaca con tutte le sue sfaccettature e morbosità. Nell’epoca dei mass media e della contemporaneità bisogna ripartire dall’uomo e dalla sua positività. “Dobbiamo smontare – spiega Bregantini – le nostre presunzioni e imparare a guardare al di là delle cose. La vita va vissuta non con la logica del possesso ma di restituzione a Dio con la stessa freschezza con cui Lui l’ha donata. Dentro alle Beatitudini, infatti, c’è il volto di Cristo che ci chiama all’obbedienza perché l’affidarsi diventa fidarsi di Dio.” Poi il riferimento alle tante battaglie contro la mafia che ha visto l’Arcivescovo impegnato in prima persona a Locri. “Davanti al dramma della mafia ho scoperto che resta vero e decisivo lo sforzo di combattere con mitezza. Dobbiamo reagire a questa ondata di ingiustizia e corruzione prendendo come esempio la storia famosa lupo di Gubbio. Francesco di Assisi è andato da lupo senza armi e violenza, con un pezzo di pane. Il lupo è stato rimproverato con parole violente affinchè si rendesse conto del male fatto e, così, l’animale, rimproverato, annuisce silenziosamente. Francesco entra nella storia del lupo. Tanta violenza nasce dalla fame e da situazioni di ingiustizia subìta.” In sintesi Bregantini ha spronato i presenti a non fuggire davanti al male ma ad affrontarlo con mitezza, a coscientizzare il male fatto, poi, a capirne le cause e ad accogliere con solidarietà. “E’la strada da seguire in Occidente – precisa – per evitare ulteriori drammi. A questo periodo di crisi dovremmo rispondere proprio con le Beatitudini: è la nostra forza perché ci permette di guardare la vita con serenità.” In conclusione un riferimento a Nelson Mandela che ‘ha vissuto le Beatitudini e non ha risposto alla violenza con la violenza’ e a Padre Pino Puglisi che istituì il Cenacolo del Vangelo per leggere la parola di Gesù in famiglia. Dovremmo ripartire da qui.

Marco Antonini

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