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CENTRALE BIOGAS A MATELICA. RICORSO IRRICEVIBILE. IL TESTO DELLA SENTENZA RIGETTATA

La risposta tanto attesa per la centrale biogas di Pezze (Mc) in cui si chiedeva l’annullamento della autorizzazione è arrivata: la sentenza n. 00634/2014 del 20 giugno 2014 contro la Regione Marche il comune di Matelica si è visto rigettare la domanda tanto che lo dichiara “IRRICEVIBILE, per tardività dell’impugnazione”. Nella motivazione si spiega che il rigetto non è nel merito, ma determinato dal mancato rispetto dei tempi di presentazione della domanda, presentata un giorno dopo la scadenza. Infatti,per legge, le domande devono essere presentate entro 60 giorni, mentre i rappresentanti legali dei ricorrenti di Matelica sembra abbiano presentato la domanda il sessantunesimo giorno. Quello che sia accaduto dal punto di vista procedurale ora poca importa visti i risultati e comunque molto dipenderà dalle azioni che intenderanno fare i ricorrenti con i loro rappresentanti legali che hanno presentato il giorno dopo i termini stabiliti per legge. La vicenda assume caratteri paradossali. Si attendono ora quali saranno le successive mosse dei promotori dell’iniziativa se intenderanno agire in Consiglio di Stato, per ottenere il giusto merito della vicenda considerando che in tutti gli altri comuni si è avuto un esito diverso o se invece la battaglia si concluderà, contro la Regione, in una bolla di sapone e così… tanto rumore per nulla”. DI seguito il testo integrale della sentenza.

Gessica Menichelli

N. 00634/2014 REG.PROV.COLL.

N. 00712/2012 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 712 del 2012, proposto da:
Lara Gaggini, Maria Grazia Argalia, Aldo Mosciatti, Roberto Potentini, Daniele Orsi, Thamel Marini, Benedetti Gabriele in proprio e per Ditta Cantina Cavalieri, Ditta Gagliardi Umberto, Gatti Marco in proprio e per Ditta Gatti Marco, Santini Anna in proprio e Per Az.Agricola Agriturismo B&B Casa Rastia, Heide Bosmans in proprio e per Ditta Casa Grimaldi Srl, Maraviglia Filippo in proprio e Per Ditta Az. Agr. Filippo Maravaglia, Lorenzotti Simone in proprio e per Az. Agricola Simone Lorenzotti, Pierantoni Pierluigi in proprio e per Coop Apicoltori Montani, Fioriti Angelo in proprio e per Ditta Chenox Srl, Marchionni Fabio in proprio per Az. Vitivinicola Collestefano, Gentili Cinzia in proprio e per Ditta La Pieve Snc, Pallotti Fabrizio in proprio e per Ditta Pallotti Fabrizio Az. Agricola, Correnti Sergio in proprio e per Ditta Az. Agricola Sergio Correnti, Ubaldi Giovanni in proprio e per Az. Agr. Giovanni Ubaldi, rappresentati e difesi dall’avv. Maria Raffaela Mazzi, con domicilio eletto presso Avv. Alberto Cucchieri in Ancona, corso Mazzini, 148;

contro

Regione Marche, rappresentata e difesa dall’avv. Pasquale De Bellis, con domicilio eletto presso Servizio Legale Regione Marche in Ancona, piazza Cavour, 23;
Regione Marche Dirigente P.F. Rete Elettrica Regionale Autorizzazioni Energetiche, non costituiti in giudizio;
Comune di Matelica, rappresentato e difeso dall’avv. Maurizio Discepolo, con domicilio eletto presso Avv. Maurizio Discepolo in Ancona, via Matteotti, 99;
Provincia di Macerata, rappresentata e difesa dagli avv. Franco Gentili, Silvia Sopranzi, con domicilio eletto presso Segreteria T.A.R. Marche in Ancona, via della Loggia, 24;

nei confronti di

Societa’ Agricola Aziende Biologiche Riunite S.S., rappresentata e difesa dagli avv. Giovanni Calugi, Antonella Storoni, con domicilio eletto presso Avv. Giuseppe Tansella in Ancona, corso Garibaldi, 16; Comune di Cerreto D’Esi;

per l’annullamento

Del Decreto del Dirigente della P.F. Rete Elettrica Regionale, Autorizzazioni Energetiche Gas ed Idrocarburi della Regione Marche n. 58/EFR del 29.06.2012, pubblicato sul BUR n. 68 del 12.07.2012 avente ad oggetto: art. 12 D.lgs 387/20 A3utorizzazione a realizzare ed esercire l’impianto di produzione di energia elettrica a biogas nel Comune di Matelica (MC), località Pezze, Soc. Agr. “Aziende Biologiche Riunite ss “, C.F;

E di ogni altro antecedente presupposto conseguente e comunque connesso ed in particolare:

-Del verbale della conferenza di servizi del 06 marzo 2012, relativo all’esame della domanda di autorizzazione ed i pareri favorevoli e di tutti gli atti di assenso intervenuti, in via espressa o tacita in tale conferenza di servizi ivi compreso il parere favorevole del Comune di Matelica ed il parere non espresso della Provincia di Macerata.

-Della determinazione di valutazione positiva del progetto della Regione Marche assunta a conclusione dei lavori della conferenza di servizi del 6 marzo 2012.

-Della Determinazione Dirigenziale n. 28 del Dirigente Ufficio Ambiente della Provincia di Macerata emessa in data 24.01.2012 avente ad oggetto: d.lgs 15272006 art. 20 L.R. 7/2004 art. 6 Verifica di assoggettabilità alla Via Impianto di produzione di energia rinnovabile di potenza pari a 999 Kwe nel Comune di Matelica località Pezze proponente società Agricola Aziende Biologiche Riunite Ss di Urbino – improcedibilità nella parte in cui ha dichiarato l’improcedibilità e l’archiviazione del procedimento di verifica di assoggettabilità a VIA.

– Del parere favorevole del Sindaco del Comune di Matelica del 19.06.2012 proc. n. 7921 con il quale esprime parere favorevole per quanto di competenza relativamente alla conformità urbanistica ed a quella acustica alla realizzazione dell’impianto, di produzione di energia elettrica alimentato da biogas prodotto dalle biomasse e delle relative opere connesse.

– Della delibera del Consiglio Comunale di Matelica n. 29 del 13.06.2012, avente ad oggetto art. 12 del D. l, 387/2003_ procedimento di autorizzazione unica richiesta dalla società agricola ” aziende Biologiche riunite “per la realizzazione e l’esercizio di un impianto per la produzione di energia da biogas a Matelica, Loc. Pezze – Atto di indirizzo con la quale si dispone di delegare il Sindaco ad esprimere alle condizioni espresse in premessa, nelle sedi opportune, parere favorevole per quanto di competenza alla realizzazione e l’esercizio dell’impianto de quo.

– Della delibera della Giunta Municipale del Comune di Matelica n. 163 del 4.09.2012, avente ad oggetto: società agricola aziende biologiche Riunite – realizzazione impianto a biogas in loc. Pezze – Concessione di servitù di passaggio per la realizzazione porzione di acquedotto su proprietà comunale.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di Regione Marche e di Comune di Matelica e di Provincia di Macerata e di Societa’ Agricola Aziende Biologiche Riunite S.S.;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 17 aprile 2014 il dott. Giovanni Ruiu e uditi per le parti i difensori Maria Raffaela Mazzi; Pasquale De Bellis; Maurizio Discepolo; Sara Api su delega dell’avv. Storoni.;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

I ricorrenti impugnano il provvedimento con cui la Regione Marche ha rilasciato ad Agricola Aziende Biologiche Riunite Ss di Urbino l’autorizzazione unica ex art. 12 d.lgs. n. 387/2003, relativamente ad un impianto per la produzione di energia elettrica da biogas della potenza di 999 Kwe, da ubicare nel territorio del Comune di Matelica.

Nel ricorso sono dedotti numerosi vizi di violazione di legge ed eccesso di potere, tra cui:

1) Il Comune di Matelica avrebbe errato nel dare parere favorevole al progetto, in quanto lo stesso sarebbe stato non conforme alle PRG e alle relative NTA.

2) La documentazione istruttoria allegata all’istanza sarebbe gravemente carente, tale da non permettere il rilascio dell’autorizzazione, in particolare sotto il profilo della mancata valutazione del pregio agricolo della zona.

3) L’esclusione da VIA del progetto sarebbe stata effettuata solo in base alle soglie dimensionali di cui alla Legge Regionale 3/2012, con violazione della Direttiva 2011/92/UE. La legge sarebbe inoltre incostituzionale.

3) Non tutti i pareri e i nullosta necessari al progetto sono stati espressi in conferenza di servizi.

4) Sarebbero inadeguate le misure relative alla emissioni odorigene.

5) Sarebbe mancata l’autorizzazione paesaggistica, sorgendo l’impianto su area vincolata.

Si sono costituiti la Regione Marche, il Comune di Matelica, la Provincia di Macerata e la ditta controinteressata, deducendo l’irricevibilità e l’inammissibilità del ricorso e chiedendone il rigetto.

Alla pubblica udienza del 17.4.2014 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

1 Il Collegio deve trattare, preliminarmente, l’eccezione di tardività dell’impugnazione del decreto di autorizzazione unica dedotta dalle amministrazioni costituite e dalla controinteressata.

1.1 L’eccezione è fondata.

1.2 Il decreto impugnato è stato pubblicato nel BUR Marche il 12.7.2012, mentre il presente ricorso è stato notificato in data 27.10.2012. Tenendo conto della sospensione feriale dei termini, il ricorso è stato notificato il 61esimo giorno dopo la scadenza.

1.3 Come è noto, questo Tar si è pronunciato di recente, con la sentenza 26.5.2011 n. 363, confermata sul punto da CdS Sez. IV 13.3.2014 n. 1217, riguardo l’idoneità della pubblicazione sul BUR dell’Autorizzazione Unica ex D.lgs 387/2003 a fare decorrere i termini per l’impugnazione, in base all’art. 41 c. 2 del d.lgs 104/2010. Nel caso appena citato, il Collegio ha ritenuto che non fosse possibile provare la piena conoscenza del provvedimento. In particolare, il Tribunale ha osservato che la modalità di pubblicazione per estratto prevista dall’art. 4, comma 2, lett. e) della L.R. n. 17/2003, non è adeguata alla disposizione nazionale (art. 14-ter, comma 10, L. n. 241/1990) che stabilisce l’obbligo di pubblicazione dei provvedimenti di approvazione dei progetti sottoposti a VIA: infatti, la legge statale prevede la pubblicazione integrale dell’atto autorizzativo e dell’estratto del parere favorevole in sede di VIA, mentre la legge regionale prevede solo la pubblicazione di un avviso in cui sono riportati gli estremi dell’atto e l’oggetto (Tar Marche 363/2011, cit.).

1.4 Nel caso in esame, però, non vi è stata sottoposizione a VIA (per quanto la mancata sottoposizione sia ritenuta illegittima dai ricorrenti) e il decreto autorizzatorio è stato pubblicato sul BUR per estratto, riportando in maniera pressoché completa la parte dispositiva dell’atto. Peraltro, nel caso in esame, i ricorrenti nella stessa epigrafe del ricorso fanno riferimento alla data di pubblicazione nel BUR dell’impugnato decreto, senza fare alcuna riserva riguardo la circostanza di avere conosciuto l’atto, nei suoi elementi essenziali, in data successiva.

1.5 Ritenere la tempestività del ricorso dei ricorrenti vorrebbe dire considerare non idonea a far decorrere il termine d’impugnazione la pubblicazione della parte dispositiva del decreto autorizzativo, conosciuta dai ricorrenti per loro stessa dichiarazione implicita, con citazione della data di pubblicazione del ricorso senza alcuna riserva sulla conoscenza successiva degli atti. Né, nel caso in esame, a differenza della questione oggetto della citata decisione Tar Marche 363/2011, soccorre la normativa nazionale che prevede la pubblicazione integrale degli atti sottoposti a VIA e dell’estratto del parere favorevole. Difatti, il progetto non è stato sottoposto a VIA, essendo stato dichiarato improcedibile il relativo screening sulla base della Legge Regionale 3/2012 (come è noto, dichiarata incostituzionale sul punto con Sentenza della Corte Costituzionale 93/2013) e la mancata sottoposizione a VIA è stata regolarmente contestata nel ricorso.

1.6 La pubblicazione per estratto, che comprende la parte dispositiva dell’atto, conosciuta in tale forma dai ricorrenti per l’espresso riferimento a essa contenuto nell’epigrafe del ricorso e nel testo dello stesso, non possono che farne presumere la piena conoscenza. Né è rilevante la circostanza che i termini, interrotti dalla pausa estiva, siano stati superati di un solo giorno, dato che il termine di cui all’art. 41 d.lgs 104/2010 è stato superato.

1.7 E’ quindi da ritenersi che, nel caso in esame, coincidano la conoscenza legale del provvedimento e la piena conoscenza di cui all’art. 41 c.2 d.lgs 104/2010. Infatti, il concetto di “piena conoscenza” dell’atto lesivo, non deve essere inteso quale “conoscenza piena e integrale” dei provvedimenti che si intendono impugnare, ovvero di eventuali atti endoprocedimentali, la cui illegittimità infici, in via derivata, il provvedimento finale. Ciò che è invece sufficiente a integrare il concetto di “piena conoscenza”, il verificarsi della quale determina il dies a quo per il computo del termine decadenziale per la proposizione del ricorso giurisdizionale, è la percezione dell’esistenza di un provvedimento amministrativo e degli aspetti che ne rendono evidente la lesività della sfera giuridica del potenziale ricorrente, in modo da rendere percepibile l’attualità dell’interesse ad agire contro di esso.

1.8 Infatti, mentre la consapevolezza dell’esistenza del provvedimento e della sua lesività, integra la sussistenza di una condizione dell’azione, rimuovendo in tal modo ogni ostacolo all’impugnazione dell’atto (così determinando quella “piena conoscenza” indicata dalla norma), invece la conoscenza “integrale” del provvedimento (o di altri atti del procedimento) influisce sul contenuto del ricorso e sulla concreta definizione delle ragioni di impugnazione, e quindi sulla causa petendi (CdS sez. IV, 9.5.2013 n. 2521).

1.9 E’ ben noto che la piena conoscenza deve essere provata in modo rigoroso dalla parte che formula l’eccezione. Però, come già detto, nel caso in esame manca, nel ricorso introduttivo, un qualsiasi riferimento alla circostanza che le parti abbiano avuto notizia dell’atto successivamente alla sua pubblicazione prevista per legge, e avvenuta per estratto della parte dispositiva. Il contenuto dispositivo dell’atto si deve quindi ritenere noto alle parti dalla data della sua pubblicazione, dato che tale data è richiamata, senza riserva alcuna, nell’epigrafe del ricorso e nel ricorso medesimo. Di conseguenza, anche se si volesse accedere alla tesi della non idoneità della pubblicazione a fare decorrere i termini di impugnazione, vi sarebbe comunque la “piena conoscenza” del provvedimento (pubblicato, si ripete, per estratto e non per estremi, ai sensi dell’art. 4 c. 2 della Legge Regionale 17/2003) a tale data, per cui non possono trovare condivisione le pur pregevoli e articolate argomentazioni della ricorrente sul punto, in quanto, anche se venisse superata la presunzione di conoscenza legale vi sarebbe comunque la piena conoscenza dell’atto, nel senso fatto proprio dalla giurisprudenza, orma consolidata, sopra richiamata. Alla luce di ciò appare inconferente il pur argomentato richiamo alla giurisprudenza in tema di titoli edilizi effettuato dai ricorrenti nelle proprie difese, dato che il problema di una conoscenza effettiva del provvedimento viene introdotto solo a fronte delle eccezioni delle Amministrazioni e della controinteressata. Né alcuno dei ricorrenti adduce di avere diritto alla notifica individuale del provvedimento.

1.10 In ogni caso, le argomentazioni della ricorrente relative all’inidoneità della pubblicazione sul BUR a fare decorrere il termine per l’impugnazione, non sono condivisibili. La legge regionale 17/2003 prevede la pubblicazione per estremi di tutti i decreti dei direttori dei dipartimenti regionali. Nel caso in esame, la pubblicazione è avvenuta per estratto, quindi in una forma che offre ancora maggiori garanzie alla ricorrente. Né, a parere del Collegio, è tale da mutare i termini della questione l’intervento dell’art. 32 della legge 69/2006, dato che il trasferimento in forma telematica degli obblighi di pubblicazione non muta i termini per l’impugnazione degli atti amministrativi, che devono essere valutati ai sensi del più volte citato articolo 41 del d.lgs 104/2010.

2 Il ricorso deve quindi essere dichiarato irricevibile per la tardività dell’impugnazione del Decreto del Dirigente della P.F. Rete Elettrica Regionale, Autorizzazioni Energetiche Gas ed Idrocarburi della Regione Marche n. 58/EFR del 29.6.2012. Difatti, nessuno degli atti presupposti impugnati dai ricorrenti è tale da comportare effetto caducante sull’atto tardivamente impugnato, che costituisce l’atto finale del procedimento. Il decreto di autorizzazione ex art. 12 d.lgs 387/2003 è l’atto finale a rilevanza esterna con cui l’Amministrazione decide a seguito di una valutazione complessiva, ed è contro di esso, in quanto atto direttamente ed immediatamente lesivo, che deve dirigersi l’impugnazione, e ciò perché gli altri atti o hanno carattere meramente endoprocedimentale ovvero non risultano impugnabili, se non unitamente al provvedimento conclusivo, in quanto non immediatamente lesivi (Cds sez. V 23.12.2013 n. 6192).

2.1 La complessità della questione e il carattere di rito della presente decisione giustificano la compensazione integrale delle spese.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara irricevibile.

Spese compensate

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Ancona nella camera di consiglio del giorno 17 aprile 2014 con l’intervento dei magistrati:

Gianluca Morri, Presidente FF

Giovanni Ruiu, Consigliere, Estensore

Simona De Mattia, Primo Referendario

L’ESTENSORE IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 20/06/2014

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)