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Giornata del Malato, le poesie dell’infermiera Liliana Paisa

“La compassione del samaritano: amare portando il dolore dell’altro”. È questo il tema scelto da Papa Leone XIV per la XXXIV Giornata Mondiale del Malato, celebrata oggi, 11 febbraio, festa di Nostra Signora di Lourdes. Un tema che, si legge in un comunicato del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, “mettendo al centro la figura evangelica del samaritano che manifesta l’amore prendendosi cura dell’uomo sofferente caduto nelle mani dei ladri, vuole sottolineare questo aspetto dell’amore verso il prossimo”. Infatti l’amore “ha bisogno di gesti concreti di vicinanza, con i quali ci si fa carico della sofferenza altrui, soprattutto di coloro che vivono in una situazione di malattia, spesso in un contesto di fragilità a causa della povertà, dell’isolamento e della solitudine”.

Per l’occasione RadioGold pubblica alcune poesie scritte dall’infermiera del reparto di Riabilitazione Intensiva dell’ospedale Profili nonchè poestessa fabrianese Liliana Paisa (qui la sua storia). Una piccola raccolta dal titolo “Poesie tra i confini dell’ospedale”. Oggi alle 12, ricordiamo, presso la Cappella dell’ospedale di Fabriano, Messa del vescovo diocesano, mons. Francesco Massara.

 

Di Liliana Paisa 

LE STANZE DELL’OSPEDALE

Le stanze dell’ospedale hanno tutte lo stesso odore.
Forse le anime sudano troppo nei corpi stanchi.
Forse i malati nascondono nelle molecole d’aria
il loro dolore.
L’aria delle loro stanze è santificata.
Quando si aprono le finestre
l’aria di fuori non vuole entrare.
Sa che è un sacrilegio cambiare l’equilibrio.
Le stanze dell’ospedale sono tutte
come l’altare di universale pietà.

 

MEMORIA

La signora dei capelli bianchi
puliva ogni giorno la sua memoria.
Le emozioni, i ricordi appiccicati sul comodino,
nei cassetti.
Ogni giorno stesso rituale.
“Signora, la sua memoria è dappertutto,
perché fa questo?” chiedevano i vicini.
Lei, dalle finestre aperte, rispondeva,
“Per non perderla”.

LA LUNA CRESCENTE

Cresceva la luna nella tua stanza.
Copriva te ed il pallore del tuo letto.
Stava lì, attaccata alla tua pelle finché
ti assomigliava.
L’anima sudava sotto le palpebre,
negli ultimi gesti.
La tua storia rimaneva sulla luna.
Lei scivolava via dalla finestra aperta.
Entrava nelle case degli altri
e lasciava sotto i cuscini qualche tua parola.
Lì, una figlia aspetta ancora una madre.
E’ lì che si era fermata la luna crescente,
tra i capelli di una figlia che sapeva a memoria
tutti nomi delle tue alte maree.