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Beko, tavolo al Ministero: i sindacati sollecitano nuovamente una convocazione

Fabriano – Una nuova convocazione ministeriale, attesa da molte settimane, per affrontare la vertenza Beko. E’ quanto chiede, ancora una volta, Pierpaolo Pullini, della Segreteria Fiom di Ancona. Dito puntato contro l’accordo, dell’anno scorso, che sta procedendo con troppe uscite e pochi investimenti. Su questo si concentra la protesta del sindacato Fiom che da mesi chiede di tornare al Mimit. Il sindacato analizza un piano industriale che corre su due binari diversi: “da una parte la riduzione dei costi e del personale in uscita, dall’altra investimenti che tardano ad arrivare” denuncia Pullini che chiede una presa di posizione anche del mondo politico locale. Secondo la Fiom, “l’azienda ha mostrato grande rapidità nel favorire le uscite e nel ridimensionamento degli organici, mentre non si registra la stessa determinazione sul fronte degli investimenti e del rilancio produttivo”. Ad oggi sono uscite, infatti, tra licenziamenti incentivati e risoluzioni consensuali, 80 persone, a fronte di un target previsto dall’accordo, di un massimo di 64 tute blu nello stabilimento di Melano-Marischio. In questi giorni, intanto, è stato firmato un accordo sulla riqualificazione del personale in cassa integrazione, inserito nell’ambito delle politiche attive del lavoro, con l’obiettivo di aumentare le competenze dei dipendenti in vista anche di un possibile ricollocamento anche al di fuori del perimetro aziendale.

“Un’intesa ritenuta importante, ma che – sottolinea Pullini – continua a muoversi nella stessa direzione, senza affrontare il nodo del mantenimento dell’occupazione. Abbiamo più volte chiesto a Beko di ricollocare le cosiddette eccedenze nelle posizioni dove il lavoro c’è. Per questo ribadiamo la necessità di investimenti capaci di creare occasioni di job rotation e di tutelare e mantenere i livelli occupazionali”. Per il sindacato è inoltre “irrinviabile” la convocazione del tavolo al Ministero delle Imprese che doveva essere fissata entro il 31 gennaio. L’obiettivo è discutere di investimenti nei processi produttivi, di nuovi prodotti e di nuove funzioni, nel rispetto degli impegni e delle tempistiche concordate, coinvolgendo anche le istituzioni. Pullini, riguardo lo stabilimento di Melano-Marischio denuncia che “la riduzione del personale è stata superiore a quanto pattuito e decine di lavoratori restano quotidianamente in cassa”.

m.a.