News

L’Abate Generale della Congregazione Benedettina Silvestrina in visita al Monastero di San Silvestro

Una domenica di gioia quella vissuta il 19 ottobre scorso al Monastero di San Silvestro in Montefano dove i monaci, guidati dall’Abate Priore don Vincenzo Bracci, hanno celebrato la Santa Messa delle ore 11.00 presieduta dal nuovo Abate Generale della Congregazione Benedettina Silvestrina Shamindra Jayawardena, eletto il 28 maggio 2025 nel capitolo generale in Sri Lanka.

Shamindra Jayawardena è nato a Colombo nel 1972, da ragazzo ha partecipato attivamente alla vita della sua parrocchia prima come ministrante e poi come organista. Nel 1990 ha conseguito il diploma di maturità presso il Collegio di Sant’Antonio di Kandy, diretto dai monaci silvestrini e molto rinomato in Sri Lanka. Nel 1991 ha iniziato il cammino monastico, percorrendo tutte le tappe previste: postulato, noviziato, professione temporanea, professione perpetua. Nell’anno giubilare del 2000 è stato ordinato sacerdote. Ha conseguito vari gradi accademici, sia in Sri Lanka sia a Roma, presso le Pontificie Università Urbaniana e Gregoriana ed anche un Dottorato di ricerca in Psicologia. Ha svolto attività di docente nel Teologato San Giuseppe Vaz diColombo, dal 2001 al 2012 ha svolto attività pastorale come vicario parrocchiale e poi come parroco nella diocesi di Kandy. Nel 2013 è stato eletto priore conventuale dei monaci silvestrini di Sri Lanka, nel 2019 è stato rieletto priore conventuale ed ora è Abate Generale, il 119° successore di San Silvestro alla guida della Congregazione Silvestrina.

Durante la celebrazione è stata ricordata dal Priore don Vincenzo Bracci la storia di San Silvestro che nel 1231 fondò il monastero di Montefano, scegliendolo come “caput et mater” (“capo e madre”) dell’Ordine monastico da lui iniziato pochi anni prima nell’eremo di Santa Maria di Grottafucile, presso Castelletta, fra i dirupi della Gola della Rossa. A Grottafucile San Silvestro aveva accolto i primi discepoli sotto la Regola di San Benedetto. Nel 1248 San Silvestro ottenne dal papa Innocenzo IV° l’approvazione canonica della sua fondazione con il nome di «Ordine di San Benedetto di Montefano», oggi «Congregazione Silvestrina». San Silvestro morì proprio in quel monastero il 26 novembre 1267 e il suo corpo fu sepolto nella chiesa, dove tuttora si conserva nella preziosa urna sotto la mensa dell’altare maggiore. L’abate Shamindra proviene da un paese lontano, da Sri Lanka, una bellissima isola dell’Oceano Indiano, dove nel 1845 la Congregazione Silvestrina, per la prima volta nella sua storia plurisecolare, superò i confini dell’Italia con l’apertura di una missione ad opera del monaco Giuseppe Bravi da Potenza Picena. In seguito altri confratelli dalle Marche raggiunsero il Bravi in Sri Lanka, impegnandosi in una intensa attività missionaria. Nel 1857 ai monaci silvestrini fu affidato il vicariato apostolico di Colombo e nel 1874 i monaci silvestrini fondarono il monastero di Sant’Antonio di Kandy, al centro dell’isola, che fu il primo insediamento benedettino in Asia dal tempo delle crociate. A causa degli sconvolgimenti politici in Italia, dal 1875 al 1880 nel monastero di Sant’Antonio fu trasferito anche il noviziato della Congregazione Silvestrina, che per secoli aveva avuto sede nella Casa Madre di San Silvestro in Montefano. Nel 1883 ai monaci silvestrini fu affidato il vicariato apostolico di Kandy. Tre anni dopo, il monastero di Sant’Antonio di Kandy divenne la sede del vescovo della diocesi di Kandy. Per oltre un secolo, dal 1857 al 1972, i vescovi, prima di Colombo e poi di Kandy, furono silvestrini. Con la fondazione in Sri Lanka ebbe inizio per la Congregazione Silvestrina un processo di espansione nel mondo che la portò ad acquisire un volto internazionale: furono aperti monasteri negli Stati Uniti d’America (1910), in Australia (1949), in India (1962), nelle Filippine (1999), nella Repubblica Democratica del Congo (2006) e nella Repubblica del Congo (2017).

“Il piccolo seme piantato da San Silvestro sul Montefano nel lontano 1231 è ora diventato un albero rigoglioso – ha dichiarato con emozione don Vincenzo Bracci – è indubbiamente un segno della Provvidenza che quest’anno il Capitolo Generale si sia celebrato in Sri Lanka, ricordando che nel 1845 (180 anni fa!) fu proprio in Sri Lanka che ebbe inizio l’espansione della Congregazione Silvestrina nel mondo. Come pure è un segno della Provvidenza che nel Capitolo Generale sia stato eletto come guida e maestro di tutta la Congregazione il superiore dei Silvestrini in Sri Lanka. Padre Shamindra ha ricevuto la benedizione abbaziale il 21 luglio 2025 nella cattedrale di Kandy in Sri Lanka, dove un altro abate generale – il qui presente don Andrea Pantaloni – ha ricevuto la benedizione abbaziale il 14 gennaio 1996. Auguriamo all’abate Shamindra di seguire l’esempio di San Silvestro che «con il suo insegnamento formava» i discepoli «secondo la regola monastica», indirizzandoli «alla santità» (Vita Silvestri, cap. 6). Possa egli guidare tutta la Congregazione Silvestrina, in spirito di servizio, con la dottrina e con l’esempio”.

Nell’omelia Padre Shamindra ha proposto una profonda riflessione sulla “necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai”(Lc 18,1), dove il non stancarsi significa il non venir meno, il non tralasciare, il non scoraggiarsi. Le dimensioni di fatica e di lotta della preghiera dicono che essa non coincide con una preghiera naturale o con l’innato senso di auto trascendimento dell’uomo, né è uno spontaneo moto dell’animo o un impulso interiore. La tradizione cristiana ha sempre affermato che la preghiera è ascesi, fatica, sforzo. Ma questa lotta diventa facile e dolce quando sappiamo che non stiamo pregando solo da soli, ma, nella Chiesa, stiamo pregando insieme. Il significato fondamentale del termine greco ‘ekklēsia’ è ‘un’assemblea’ o ‘un raduno’. Come in cielo, così sulla terra. In cielo Dio è circondato dai santi e dagli angeli: è un’assemblea. Sulla terra siamo circondati gli uni dagli altri, dai fedeli. Mi piace questa espressione: «La preghiera diventa una lotta condotta insieme». Penso che questa sia la benedizione che ricevete venendo in questo monastero per pregare e celebrare l’Eucaristia con i monaci. Qui vedete i monaci pregare insieme: è un segno silenzioso ma visibile di comunità, di Chiesa, di comunione, di una preghiera che è una battaglia combattuta insieme. Che bella la vita Cristiana! Che bella la vita monastica! Ricordiamo che la preghiera è una battaglia combattuta anche insieme. Nella Chiesa non siamo mai soli. Siamo una famiglia. Lottiamo insieme. Affrontiamo le nostre battaglie insieme. Si tratta dunque di non desistere, di non perdersi d’animo anche di fronte a situazioni che non si sbloccano. Perciò, prendete coraggio. Non siate mai disperati. Siete pieni di Speranza. Perché siamo chiamati a diventare un popolo di speranza e pieni di speranza”.

Gigliola Marinelli