Fabriano – L’intelligenza artificiale arriva in parrocchia
La parrocchia della Misericordia di Fabriano guarda all’intelligenza artificiale avviando una serie di corsi di approfondimento. Il mondo in continua evoluzione e l’intelligenza umana ha sempre portato l’uomo a superare sé stesso e i propri limiti: questa è la sfida dell’intelligenza artificiale che sta entrando in maniera preponderante nella quotidianità senza coglierne potenzialità e rischi. “E’ un’ondata che nessuno può fermare, come fu per l’avvento di qualsiasi scoperta nuova nel panorama mondiale, non ultimo Internet o il cellulare – dice il parroco e direttore del Museo Diocesano, don Umberto Rotili. – Sarebbe sciocco combattere l’intelligenza artificiale senza prima aver provato a comprenderla e a comprenderne la potenzialità di cui è capace”. Per questo il sacerdote ha organizzato un corso di formazione in parrocchia, con Carlo De Maria, formatore dell’azienda C3DM, per tutti i catechisti e tutti gli operatori dei vari gruppi e per i dipendenti che lavorano al Teatro San Giovanni Bosco. Il corso è stato finalizzato all’utilizzo dell’intelligenza artificiale ai fini pastorali, per poter capire come poter abbreviare il proprio lavoro, avere la capacità di sviluppare idee in modo più rapido e più in grande, magari semplificando quelle strade che a volte sembrano più complesse da percorrere. “L’intelligenza artificiale non fa miracoli da sola, ha bisogno del supporto dell’uomo che la guida – prosegue Rotili – e la indirizza nel modo giusto, è come avere un dipendente che lavora per te, aiutandoti a fare più velocemente quello che prima facevi da solo. Siamo scoprendo come poter preparare una riunione per le famiglie, come utilizzare i social in maniera costruttiva, come poter creare immagini per la catechesi e tante altre cose che nemmeno immaginavamo”. Anche la parrocchia si apre verso il futuro. “Rinnovare la mentalità sul modo tradizionale di fare catechesi, di fare pastorale, e perfino sul modo di proporre il messaggio del Vangelo, può soltanto portare nuovi frutti alle nostre parrocchie” conclude.
Marco Antonini

