Il fiume e il mito della divinità Giano

Janus, Giano il dio bi-fronte, può essere annoverato tra le divinità marine o “acquatiche”, secondo una versione del mito sarebbe stato il primo dio di Roma. Il rivo, affluente dell’Esino prende il suo nome e secondo la leggenda lo prende anche il nome della città stessa: Faber-Janus. Per gli antichi, il dio Giano aveva il potere di far nascere all’improvviso dal terreno sorgenti e di sorvegliare tutto ciò che stava all’interno della città, non perdendo però di vista quello che accadeva all’esterno, per questo aveva due facce, col tempo le stesse rappresentarono la saggezza e la conoscenza, sia del passato che del futuro, un dio enigmatico in grado di guardare anche l’inizio e la fine, una divinità dall’elevato culto nell’antica Roma. La sua dimora a Roma era il colle del Gianicolo, che in latino significa appunto “luogo abitato da Giano”, a lui era dedicato non solo il primo giorno di ogni mese, ma addirittura il primo mese dell’anno, gennaio appunto, ianuarius in latino. Ritornando alla storia del nostro fiume, prima denominato Castellano, poi Giano appunto, dobbiamo fare un flash-back all’anno mille quando le sue acque venivano sfruttate come fonte di energia dalle gualchiere collocate sulle sue sponde. Le gualchiere erano veri e propri siti, edifici dove si fabbricava e produceva la carta. Intorno al fiume sono nate le attività delle botteghe artigianali. La stessa piazza Mercatale, oggi piazza Garibaldi era collegata da piccoli ponti al borgo San Nicolò, da qui si dipartiva un’ampia area destinata ad ingrandirsi per accogliere nel ‘300 e ‘400 la prima vera area industriale di Fabriano. Il fiume Giano nasce dal monte Maggio, da questo corso d’acqua, le cui fonti sono presso la fraz. Cancelli, tra l’altro in zona vi sono i ruderi dell’antica Abbazia di Santa Maria dell’Appennino, per mezzo di apposite chiuse si ricavarono i vallati, uno dei quali è il vallato cupo costruito per iniziativa di Alberghetto I Chiavelli nei pressi della piazza del mercato. Questo era il fulcro delle maggiori attività produttive ed economiche della città: molini, fornaci, cartiere, fucine di fabbri, concerie, tintorie, ecc… La grande operosità lungo le rive del Giano esaltò la figura del fabbro fabrianese che batteva il ferro sul fiume, da qui il motto faber in amne cudit come è indicato appunto nello stemma comunale della città risalente al XIII secolo.

Francesco Fantini

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