La vertenza Elica e gli impatti di scelte manageriali sull’occupazione e sul territorio

A cura del Coordinamento sindacale del gruppo Elica nel giorno della manifestazione e sciopero ad Ancona

Il 31/03/2021 l’azienda Elica ha annunciato alle OOSS il suo piano strategico 2021-2023, dove, con lo scopo di aumentare gli utili e redistribuire dividendi agli azionisti, si decide di delocalizzare in Polonia oltre il 70% delle produzioni attualmente allocate sul fabrianese con conseguenti chiusure di stabilimenti e licenziamento di oltre 400 persone; tale scelta è stata poi ribadita in tutte le successive sedi istituzionali dove sono stati convocati tavoli di crisi ( Regione e MISE ). E’ subito iniziata una grande mobilitazione da parte delle lavoratrici e lavoratori, con presidi, iniziative e scioperi che ancora continuano: le istituzioni a tutti i livelli si sono schierate inequivocabilmente contro il progetto di Elica. Solo ultimamente siamo venuti a sapere, da comunicati stampa, di ipotetiche disponibilità a rivedere dei punti del piano da parte dell’azienda che però nei fatti continua in maniera silenziosa lo smantellamento della produzione dagli stabilimenti di Mergo e Cerreto, implementandola in Polonia cedendola a fornitori, facendo poi ricorso alla Cassa integrazione per i dipendenti diretti. Nel frattempo azioni unilaterali nelle fabbriche, hanno reso il clima pesantissimo con conseguenti forti rischi per la tenuta sociale: alcune persone sono anche state soccorse dal 118 per ansia e malori causati dalla situazione che è stata creata. Il Coordinamento del gruppo ribadisce che negli ultimi 12 anni molte soluzioni sono state trovate per affrontare le difficoltà che ciclicamente si ponevano ma questa volta l’azienda ha rifiutato qualsiasi dialogo. Le aperture di cui si parla sulla stampa sono tutte da verificare ma, per fare in modo che Elica non proceda con il suo piano e lo modifichi in maniera radicale, è necessario riconvocare il tavolo di crisi presso il MISE perchè il lavoro, che Elica addirittura prevede in aumento nei prossimi anni, deve continuare ad essere sviluppato negli stabilimenti del fabrianese. Si vuole ricordare che l’area cooking interessa 560 persone di cui 409 andrebbero licenziate, più un indotto di oltre 1000 persone che rischia di sparire; ne consegue che il progetto di Elica arrecherebbe un danno occupazione, industriale e sociale insostenibile per l’intera area montana della provincia di Ancona già colpito da oltre un decennio di crisi e che vede avanzare processi di desertificazione industriale, spopolamento ed abbandono del territorio. Si rende quindi necessario individuare tutti gli strumenti e le soluzioni affinché l’azienda mantenga ed implementi le produzioni sugli attuali siti italiani, anziché continuare a creare tensioni sociali che rischiano di esplodere in maniera incontrollabile, dentro e fuori le fabbriche. Il Coordinamento sindacale chiede l’intervento del Governo per:
-invertire la strada che Elica ha intrapreso,e che continua a perseguire nonostante gli annunci, anche
attraverso la proroga del blocco dei licenziamenti;
-individuare gli strumenti normativi atti a fermare i processi di delocalizzazione soprattutto da parte
delle multinazionali e per rilanciare il territorio di Fabriano, preservandone le competenze, il know how e la strategicità industriale, in un’ottica di sistema paese.
Non si può pensare di utilizzare risorse pubbliche come il recovery plan ed i PNRR per delocalizzare le produzioni e favore di speculazioni borsistiche e finanziare, nell’interesse unico degli azionisti e non in quello del Paese.

Ciccioli (FDI): “Dal Prefetto Darco Pellos un segno di attenzione importante”

Ancona – Azienda e sindacati devono dialogare e collaborare nel rispetto dei propri ruoli. E le istituzioni, a tutti i livelli, non devono lasciare soli né le imprese né i lavoratori, ma piuttosto fare il possibile per affrontare le crisi industriali che, anche per via della crisi sanitaria dovuta alla pandemia da Coronavirus, si sono acuite in questi ultimi mesi”, questo il commento del capogruppo di Fratelli d’Italia al Consiglio regionale delle Marche, Carlo Ciccioli, che questa mattina – 11 giugno – ha voluto essere presente al presidio organizzato dal Coordinamento sindacale unitario di Elica sotto la sede della Prefettura ad Ancona. “Ringrazio il Prefetto di Ancona, Darco Pellos, per aver accolto la delegazione e fatto proprio il documento che da questi gli è stato consegnato. Credo anch’io – conclude il presidente del gruppo consiliare di FdI – che sia necessario, dopo il summit in Regione Marche del 14 giugno prossimo fra azienda e sindacati convocato dal Presidente Francesco Acquaroli, riconvocare al più presto anche il tavolo di crisi al ministero dello Sviluppo economico”.

Simona Lupini (M5s): “Elica torni al tavolo e prenda impegni concreti”

Oggi operai Elica di nuovo in sciopero: si sono fermati gli stabilimenti di Mergo e Cerreto d’Esi, e i lavoratori sono in manifestazione ad Ancona. Negli scorsi giorni, l’azienda aveva aperto ad alcune modifiche al Piano industriale, riducendo gli esuberi grazie al mantenimento a Mergo di alcune produzioni che avrebbero dovuto spostarsi in Polonia, ma confermando l’intenzione di chiudere la fabbrica Cerreto d’Esi, per la quale viene data la disponibilità a progetti di reindustrializzazione da parte di aziende terze. I sindacati chiedono di tornare al tavolo di trattative con il Ministero dello Sviluppo Economico, e prendere impegni chiari. A fianco dei lavoratori, si schiera nuovamente la consigliera regionale fabrianese Simona Lupini (M5S): “I sindacati fanno bene a chiedere che l’azienda formalizzi le proposte e superi il Piano presentato nelle scorse settimane: bisogna difendere in ogni modo il mantenimento nel nostro territorio delle produzioni a più alto valore aggiunto, unica garanzia di lavoro stabile e di qualità.. Speriamo che finalmente Elica esca dalla sua crisi di Schrodinger, in cui è allo stesso tempo un’azienda in gravissima crisi e un’azienda con fatturato record nella prima parte del 2021, e torni al tavolo delle trattative.”

m.a.

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