“I ragazzi prima di tutto, i figli sono pezzi di cuore”. Parla un papà di un alunno della Marco Polo

Di Luigi Argalia, papà di un alunno che frequenta la scuola Marco Polo

Fabriano – Ogni giorno che passa, la vicenda della Marco Polo, si completa con nuovi sviluppi rasentando il grottesco, ci sarebbe da ridere per non piangere. Quanto è successo è grave in tutto il suo iter e le giustificazioni del Sindaco, quando continua a dire di non essere stato esaustivamente messo al corrente dei contenuti della delibera, sono quanto meno risibili. In un periodo difficile, per tutti, per tanti motivi: dall’emergenza occupazionale a quella epidemiologica, questa città ha avuto la sciagura di una amministrazione che oltre a non risolvere i problemi preesistenti, cui era stata chiamata, ha determinato situazioni gravissime e talora non più risolvibili. Belle opportunità si sono trasformate in problemi e via via si sono perse risorse, soprattutto umane, tra le migliori. Nel 2016, con un emendamento ad hoc, la Senatrice Fucksia riesce a far rientrare Fabriano nel cratere e di fatto, con la dilazione dei mutui, si riempiono le casse comunali.

L’Ufficio Tecnico comunale, grazie al buon lavoro di un dirigente esperto, l’architetto Evangelisti, e di un assessore ai lavori pubblici, Pascucci, animato da entusiasmo e voglia di fare, riesce ad avere i finanziamenti per i lavori al plesso Marco Polo e completare il progetto già nel 2019. Da quella data iniziano i problemi, l’intervista dell’ex assessore è molto chiara, e ad oggi il tutto si è tradotto in un nulla di fatto per arrivare alla soluzione estrema, scuola chiusa perché non risponde ai criteri di vulnerabilità sismica e ai criteri di sicurezza per la stabilità statica. Tutto questo causa il ritorno in DAD di 250 ragazzi, quei ragazzi che da un anno pagano il conto più salato alla pandemia, quei ragazzi che si sono visti rubare uno dei periodi più belli dell’adolescenza nel momento del ritorno ad una parvenza di normalità torneranno a non avere la campanella che scandisce le ore, faranno colazione a metà mattina, i compiti verranno consegnati dopo cena. La camera ritorna scuola.

Nonostante tutto, come uomo di partito ho sempre cercato di portare avanti un’opposizione rispettosa della Giunta e del Sindaco, avanzando proposte e per la maggior parte delle volte ho ricevuto in cambio offese. Questa volta non parla il politico, bensì il padre di un ragazzo che si vede precluso il ritorno a scuola, il che significa non solo ricevere una istruzione incompleta e meno efficace, ma si vede precluso quel diritto alla socializzazione in classe che diventa esperienza basilare per dei ragazzi che crescono. Il pensiero poi, che il pericolo fosse noto dal 2019 e che il provvedimento sia stato preso solo dopo le dimissioni dell’assessore e in concomitanza con un’intervista rilasciata a mezzo stampa, mi rende sconcertato e arrabbiato. I figli caro Sindaco, sono pezzi di cuore e per il loro bene, la loro sicurezza un genitore può smuovere le montagne. Sig. Sindaco, Lei è genitore. Come è possibile che manifesti una tale mancanza di empatia nei confronti di tutti noi genitori? Come ha potuto dormire sonni tranquilli se “sapeva” che sulla testa dei ragazzi, corpo docente e personale ATA incombeva questa spada di Damocle? Questa volta Sindaco ha veramente “esagerato”, l’unica cosa che dovrebbe fare per dignità sarebbe quella di dimettersi, non vada in Procura ma riprenda le sue passeggiate in montagna. So già che questa ipotesi non si verificherà, perché ci vuole coraggio, che è cosa ben diversa dall’avere “una faccia di bronzo”.

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