IL “DOTTOR ANTONIO” CHE AMAVA GLI OPERAI

di Marco Antonini

Fabriano – La neve sui monti e il sole freddo dell’entroterra hanno fatto da cornice a una festa di Santa Lucia particolare per tutto il Fabrianese. La storica fiera per le vie del centro è stata scalzata dal covid. Pranzi e cene storiche, del gruppo Merloni, con tutti i dipendenti, sono solo un ricordo lontano che ieri affiorava con commozione tutti gli operai. Per loro il 13 dicembre, giorno-coincidenza del suo decesso, era festa e lui era semplicemente il “dottor Antonio”. Così, infatti, Antonio Merloni è stato soprannominato tra le sue innumerevoli “vasche” lungo la catena del sito produttivo di Santa Maria quando, negli anni d’oro, lavoravano più di un migliaio di tute blu. Imprenditore ed ex sindaco, dal 1980 al 1995, è morto sabato notte, a 93 anni, nella sua abitazione in via Veneto, a Fabriano. Da ieri mattina, al piano terra dello storico palazzo che per anni ha ospitato il quartier generale dell’azienda, è stata allestita la camera ardente nel rispetto della normativa covid. Tanti operai e non solo hanno reso omaggio all’uomo e all’imprenditore, terzogenito della dinastia dei Merloni. Molti oggi, martedì 15 dicembre, si ritroveranno nella chiesa parrocchiale della Misericordia, alle ore 10,45, per l’ultimo saluto, prima della sepoltura ad Albacina. La messa sarà celebrata dal vescovo, Francesco Massara.

Tra i primi, ieri, a giungere nell’abitazione per omaggiarlo, Luigi Viventi, storico Direttore del personale dell’Antonio Merloni spa, nonché assessore regionale dal 2010 ai Trasporti e Servizi Sociali e in precedenza vicesindaco di Fabriano dal 1990 al 1995 nell’ultimo dei tre mandati di Merloni. “E’ stato un grande uomo e un grande artigiano – dice Viventi – sempre attaccato alla fabbrica”. Tanti gli aneddoti di quasi 40 anni di lavoro insieme. “Negli anni d’oro – racconta – c’erano i contratti di formazione-lavoro. Quando arrivava il periodo delle ferie Antonio era generoso e pretendeva per loro lo stesso trattamento di cui godevano i dipendenti fissi”. Il giorno più bello era il sabato. Dopo la mattinata in Comune andava a trovare gli operai che facevano gli straordinari. “Un sabato nel sito di Santa Maria erano in molti a lavorare, circa 400. Forse ne servivano meno quel giorno. Così dimezzai la forza lavoro che avrebbe fatto lo straordinario il sabato dopo. Il lunedì successivo Merloni, appena arrivò in ufficio – ricorda Viventi – mi rimproverò per il taglio, spiegando che i suoi operai avevano famiglia e bisogno di lavorare”. Nel 2008 purtroppo iniziarono anni difficili. “Ha combattuto fino alla fine una battaglia che non poteva vincere – conclude Viventi – nonostante fosse il più grande terzista di elettrodomestici d’Europa. All’ultimo capì che la legge Marzano e l’amministrazione straordinaria erano l’unico modo per dare sostegno, ancora, ai suoi dipendenti”.

Proprio loro, gli operai, lo ricordano con commozione. Franco Brescini e Franco Scipioni descrivono Merloni come “un grande tecnico, con una memoria impressionante, più veloce della calcolatrice”. Altri lo incontravano a Messa, alla Misericordia, vicino casa. “Non voleva smettere e anche in questi anni parlava del suo sogno, di poter ricominciare l’attività un’altra volta”. Il parroco, don Umberto Rotili, gli è stato molto vicino: “Sono stato da lui tutte le settimane, ci teneva molto a ricevere la comunione. Ha fatto tanto per questa parrocchia e per la città. E’ stato un aiuto prezioso per la comunità che oggi gli dirà grazie un’altra volta”. Il direttivo di Forza Italia lo descrive come “un pezzo di storia che ha segnato il destino di Fabriano, dalla gloria degli anni d’oro alle asperità della crisi economica”. Stefano Balestra, operaio Whirpool, ripensa alle feste Merloni in occasione di Santa Lucia quando si incontravano, nello stabilimento, anche 10mila persone: “Non erano cene, ma veri e propri eventi mondani con vip come i Pooh, Little Tony, Gigi Proietti, Fiorello, Zucchero”. Una pagina di storia a cui oggi la città scrive un’altra volta la parola fine.

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