CI AFFIDIAMO A LEI

di Marco Antonini

Fabriano – Appuntamento importante, domani, sabato 28 marzo, alle ore 12, in diretta sulla pagina Facebook “Urp Comune di Fabriano”. Al Santuario della Madonna del Buon Gesù si svolgerà un intenso momento di preghiera: l’atto di affidamento alla Madonna del Buon Gesù e la consegna delle chiavi della città in tempo di coronavirus. Al rito saranno presenti solo il sindaco di Fabriano, Gabriele Santarelli, e monsignor Alfredo Zuccatosta, parroco della Cattedrale di San Venanzio, in rappresentanza della Diocesi di Fabriano-Matelica.

Nell’anno 1496 cessarono le piogge dopo che per la prima volta fu pubblicamente implorata la Madre di Dio. “Compiute queste preghiere, le nuvole svanirono, le piogge quotidiane cessarono e vi furono giorni sereni per più settimane”. Il 14 gennaio e il 2 febbraio 1703 forti scosse di terremoto fecero numerose vittime e ingenti danni nelle città dell’Umbria e dell’Abruzzo. Fabriano attribuì il prodigio di essere stata risparmiata da lutti e distruzioni alla protezione della Madonna del Buon Gesù. Nel 1741, cinque giorni dopo il distruttivo terremoto del 24 aprile, il Pubblico Consiglio, radunatosi ancora in preda allo spavento fra i cumuli delle rovine, decretò con voti unanimi che per nove anni consecutivi nel giorno anniversario l’immagine si esponesse nella Cattedrale. Nel 1855 un’epidemia colerica si diffuse largamente nell’estate, dal luglio al settembre, ma in forma meno violenta che in altre città d’Italia. Della relativa mitezza del contagio fu attribuita la grazia alla Madonna del Buon Gesù. Per questo fu deciso che l’8 settembre di ogni anno fosse celebrata la Festa con un triduo, con vigilia e relativo digiuno, messa solenne, processione con l’intervento dell’autorità governativa e municipale, delle corporazioni religiose e delle confraternite. Anche in questo momento affidiamo Fabriano e la Diocesi alla Protezione della Madonna del Buon Gesù.

Un momento importate per la vita della nostra chiesa locale che sta, da settimane, celebrando la Messa in diretta Facebook per offrire un servizio ai fedeli vista l’ordinanza in vigore che vieta le celebrazioni a porte aperte. don Umberto Rotili a Fabriano, don Bruno Quattrocchi a Melano, don Ruben Bisognin a Matelica e don Alberto Rossolini a Matelica trasmettono quotidianamente tramite Facebook.

La preghiera del Papa

Sotto la pioggia, in un silenzio assordante, il Papa, oggi alle 18, ha lanciato il suo ‘grido’ in una piazza San Pietro vuota: “Non lasciarci in balia della tempesta”. Francesco chiede a Dio di guardare alla “dolorosa condizione” in cui versa l’umanità a causa della pandemia. “Ti imploriamo: ‘Svegliati Signore!'”, dice richiamando il passo del Vangelo in cui discepoli sono atterriti dalla tempesta e Gesù dorme. Chiede anche a tutti di cambiare “rotta” tornando a Dio e ai valori veri, primo tra tutti quello della solidarietà, perché pensavamo “di rimanere sempre sani in un mondo malato”, afflitto da guerre e “ingiustizie planetarie”. Invita a confidare nel Signore perché “sappiamo, tu hai cura di noi”. A sostenere la preghiera del Papa, che arriva nella piazza visibilmente commosso, ci sono sul sagrato della basilica le icone care ai romani, dal crocifisso ‘miracoloso’ di San Marcello alla Salus Populi Romani. E nella invocazione di Francesco passano in rassegna tutte le persone in prima linea nella lotta al coronavirus, dai “medici stremati” ai politici che sono chiamati a sostenere il peso delle scelte. Il Papa parla e in sottofondo si sente solo la pioggia, i gabbiani, qualche ambulanza che passa. “Da settimane – dice Francesco – sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante” e “ci siamo ritrovati impauriti e smarriti”, “presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa”. “Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme”.

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