MUSEO DEI MESTIERI IN BICICLETTA, PARLA IL PROPRIETARIO, LUCIANO PELLEGRINI

Dopo aver riportato il punto del Sindaco, Santarelli, alla notizia del trasferimento del Museo dei Mestieri in bicicletta da Fabriano a Gubbio, ecco la nota del proprietario della collezione, Luciano Pellegrini.

Fabriano – Luciano Pellegrini non ci sta a subire le accuse o peggio ancora gli insulti che in maniera indiscriminata e gratuita vengono proferiti nei suoi confronti dai social network dopo l’annuncio del trasferimento del Museo dei mestieri in bicicletta da Fabriano a Gubbio. Avevo deciso di restare in silenzio, ben sapendo che avevo fatto di tutto per far sì che la mia collezione di biciclette rimanesse a Fabriano, ma quando ho visto quello che ha scatenato la mia decisione, assolutamente sofferta, di trasferire il museo a Gubbio, non posso esimermi dal fornire all’intera cittadinanza la verità su quanto accaduto.

Il rapporto con la UISP, che ha gestito per 12 anni il Museo di Via Gioberti, è stato risolto per mutuo consenso a settembre 2019 in conseguenza delle difficoltà che la stessa associazione aveva a continuare in maniera proficua la suddetta gestione. Mi sono pertanto attivato a reperire una nuova associazione che potesse occuparsi di portare avanti il museo, contattando chiunque, in primis il Comune di Fabriano e successivamente la proprietà del locale, pubblicando persino un appello all’intera cittadinanza apparso sui giornali locali. L’unica possibilità concreta e adeguata che si è presentata, è stata quella della cooperativa Natourlab, che aveva trovato anche il gradimento della proprietà del locale e del Comune di Fabriano. Abbiamo fatto diversi incontri durante i quali è stato espressamente convenuto che la Natourlab avrebbe gestito “in maniera professionale” il museo, sviluppando il più possibile il numero dei visitatori e quindi ampliando al massimo grado, anche con attività pubblicitaria mirata a scuole e tour operator, l’affluenza. Il Comune, da parte sua, avrebbe inserito nella rete museale anche il museo di Via Gioberti, predisponendo anche un biglietto unico con il Museo della Carta e ponendo a disposizione anche un architetto per rinnovare la struttura interna dei locali e renderli più accoglienti.

La proprietà avrebbe concesso in locazione l’immobile ad un canone agevolato ed io avrei concesso in comodato i 90 esemplari di biciclette in maniera gratuita per 3 anni, prevedendo che solo in ipotesi di raggiungimento di incassi assolutamente elevati e quindi improbabili, avrei avuto, a partire dal secondo anno, un emolumento di 3 mila euro che avrei reinvestito nel museo. Resomi disponibile a questa nuova formula, che vedeva anche un’opportunità di lavoro per una cooperativa formata da giovani, ho accettato la proposta e l’1.11.2019 è iniziata questa nuova collaborazione. Passando i giorni ho constatato che il museo rimaneva aperto solamente a singhiozzo e per poche ore, mentre per i restanti giorni era possibile visitare il museo soltanto chiamando un numero telefonico che era stato affisso sulla porta di ingresso dalla Natourlab. Nelle poche occasioni in cui il museo era aperto, al suo interno vi era solamente una persona, addetta alla biglietteria, che consentiva l’accesso ai visitatori senza impartire loro alcuna spiegazione e/o illustrazione sugli esemplari esposti, mortificando la natura del museo stesso. Il sito internet, che doveva essere interamente rivisto, rimaneva inalterato e le richieste di prenotazioni non ricevevano riscontro alcuno.

Dall’altra parte il Comune di Fabriano ha dichiarato di non poter effettuare un biglietto unico e nessuna opera di miglioria dei locali è stata neanche prospettata da alcuno. Passando il tempo e ricevendo numerose lamentele dai visitatori che recatisi in via Gioberti trovavano l’ingresso sbarrato, ho provveduto a far presente all’unico ragazzo presente all’interno del museo, che gli accordi erano ben altri e che era necessario che almeno vi fossero due persone al suo interno, in modo da accogliere in maniera adeguata i visitatori e consentire loro di fruire appieno ed in maniera completa degli esemplari esposti. Alle mie richieste non è seguito mai alcunchè di concreto e fattivo, anzi, mi è stato chiaramente fatto capire che la mia presenza all’interno del museo era indesiderata e che addirittura avrei dovuto preavvisare la mia presenza all’interno dei locali. Nel frattempo i giorni passavano e la Natourlab lamentava una carenza di incassi, inidonei a fare fronte alle spese del canone di locazione (uniche da pagare e ridotte dalla proprietà). Dopo due mesi in cui la situazione rimaneva totalmente inalterata ed in cui gli incassi, ovviamente, non erano soddisfacenti per la Cooperativa, quest’ultima, con una semplice telefonata effettuata al mio legale ha chiesto di recedere anticipatamente dal contratto adducendo quale pretesto della decisione, la mia ingerenza ed il mio pessimo carattere. Sebbene fosse prevista l’obbligatorietà di un preavviso di 6 mesi, durante i quali la Cooperativa avrebbe dovuto continuare a gestire il museo (e pagare il canone alla proprietà) mi sono immediatamente attivato per reperire un’altra sistemazione delle biciclette e, dopo appena un mese e mezzo, sabato scorso ho provveduto a liberare i locali trasferendo gli esemplari a Gubbio ove il Sig. Giuliano Trippetta ha rinvenuto un locale adeguato.

Mi preme evidenziare che lo stesso Sig. Trippetta ha chiesto alla proprietà se fosse possibile subentrare nel rapporto locatizio preesistente e continuare a tenere aperto il museo in Via Gioberti, ma allo stesso è stato risposto che i locali avevano già avuto altra destinazione. Da qui la inevitabile decisione di trasferire il museo a Gubbio. Non appena è apparsa la notizia sui giornali e sui social network mi sono visto, ancora una volta, addossare la responsabilità della chiusura del museo in primis dal Sindaco e successivamente da una pletora di cittadini che mi hanno coperto di ogni critica e di insulti. Al nostro caro Sindaco, che si è assurto a paladino difensore della Cooperativa Natourlab, di cui risulterebbe essere socia anche sua moglie – circostanza questa da me appresa solo successivamente alla firma del contratto – preciso e chiarisco che rivendicare il corretto e puntuale adempimento degli impegni assunti in sede contrattuale è semplicemente un diritto e se questo viene esercitato, ciò non può far passare il danneggiato come colui che ha un pessimo carattere o che ha effettuato illegittime ingerenze sulla gestione altrui. Le reali cause del recesso anticipato della Natourlab dal contratto con me sottoscritto sono stati i modesti introiti che la stessa è riuscita a racimolare in conseguenza di una modalità di gestione, a mio parere, sbagliata e che non rispecchiava assolutamente l’interesse originariamente manifestato.

Contrariamente a quanto fatto dal nostro sindaco, io ometto di fare ogni polemica, non senza però osservare, da privato cittadino, che durante questa amministrazione la nostra città sta inanellando una chiusura dopo l’altra, sia di esercizi pubblici (ristoranti e negozi), che di attività produttive, musei e, infine, di servizi per i cittadini. E’ possibile che in tutti questi casi la responsabilità di quanto accaduto sia sempre ascrivibile a terzi? Non credo e sarebbe stato molto più onorevole per la Pubblica amministrazione prendere atto di non essere riusciti a rinvenire una soluzione, riconoscendo al tempo stesso quanto fatto da un privato cittadino e ringraziarlo per aver portato qualche turista in più nella sua amata città in tutti questi anni.

comunicato stampa 

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