TUTTI CONTRO I LAVORI AI GIARDINI DEL POIO

“Quei lavori andavano fermati, è stato rovinato un angolo unico del centro di Fabriano”. Cittadini e politici contro il restyling-cementificazione dei Giardini del Poio dove sorgerà uno “spazio per manifestazioni” e una zona di collegamento tra la Pinacoteca Molajoli e il Palazzo del Podestà. I residenti, soprattutto tramite i social network, hanno criticato i lavori e la trasformazione dell’unico spazio verde proprio nel cuore della città della carta.

A breve i Giardini del Poio apriranno al pubblico, ma le polemiche non mancano in quanto l’intervento iniziato ormai diversi anni fa dalla precedente giunta Sagramola, è considerato troppo invasivo. Sulla vicenda interviene Andrea Giombi, consigliere comunale di Fabriano Progressista. “Considerato che questi lavori nei Giardini del Poio hanno reso irriconoscibile un luogo unico per la città – spiega – ho protocollato un’interpellanza in cui chiedo quali sarebbero stati i costi per interrompere questi lavori non appena la nuova amministrazione 5 stelle si è insediata proprio anno fa”. Il Presidente Associazione per la Tutela e Valorizzazione del Centro Storico, Paolo Panfili, parla “dell’ennesimo ecomostro. I Giardini del Poio a Fabriano costituivano una riserva di naturalità in centro e contemporaneamente un armonico elemento di connettività tra due dei plessi architettonici più importanti, il Buon Gesù e il Palazzo del Podestà». Le polemiche vanno avanti ormai da anni. «E’ uno sciagurato progetto dell’Amministrazione comunale, non partecipato con i cittadini, che ha previsto la costruzione all’interno dei Giardini di uno “spazio per manifestazioni” in vetro, con elementi di calcestruzzo – spiega – ricoperto da doghe in cedro rosso canadese, corredato di un ascensore inutilmente maestoso. Tutto ciò costituisce un’evidente menomazione della fruibilità dello spazio e compromette uno spazio particolarmente elegante, unico, utilizzato per gli eventi culturali più importanti. Non si era contrari ad un intervento di copertura leggera e funzionale di quello spazio, che valorizzasse la possibilità di fruizione magari anche nei mesi invernali. Questo collegamento invece è una costruzione faraonica che taglia in due lo spazio verde, una parte del quale diventa inutilizzabile”.

Un posto non a caso. Ci troviamo, infatti, in presenza di un’area archeologica importante dove presumibilmente si ergeva il Palazzo del Capitano del Popolo e dove nei sotterranei si trovava la camera di compensazione dell’acquedotto del Venanzo e una camera sotterranea a cui si accede dal pozzo della Madonna del Buon Gesù, censita e percorsa dal gruppo speleologico Hypogeum. “La realizzazione di manufatti in calcestruzzo e l’utilizzo di micropali come previsti dal progetto, sono compatibili in un’area archeologica così importante?” si chiede Panfili. In tanti hanno chiesto la realizzazione di una variante affinchè la copertura non dividesse l’area del giardino in due. Nemmeno l’esposto alla Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici ha evitato la costruzione.

Marco Antonini

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