“NON GENERALIZZIAMO MAI” – IL VESCOVO DOPO IL DECRETO DEL MINISTRO

Cerreto d’Esi – Prima il ringraziamento alle forze dell’ordine per il lavoro che svolgono per la sicurezza, poi l’appello a non generalizzare. Il vescovo della diocesi di Fabriano-Matelica, monsignor Stefano Russo, dopo l’espulsione del marocchino di 34 anni domiciliato a Cerreto d’Esi per motivi di sicurezza nazionale, interviene per elogiare “l’impegno delle istituzioni nell’individuare forme di criminalità”. Poi il presule prende posizione e invita tutti a <non generalizzare. Gli immigrati, infatti, non sono come vengono spesso descritti – ammonisce – e un solo episodio non può rovinare il clima di collaborazione e accoglienza che si è creato negli anni. Ci sono immigrati nel nostro comprensorio da decenni, per motivi di lavoro, la convivenza è sempre stata buona”. Monsignor Russo invita tutti a partecipare a quelle iniziative che permettono di dialogare e confrontarsi, ultime, la Marcia della Pace organizzata dalle realtà religiose presenti a Fabriano e il pranzo solidale della Caritas dove in 300 si sono seduti intorno alla stessa tavola. “Serve – spiega – un impegno di tutti per aumentare la cultura della convivenza pacifica. La diversità non è un problema, ma un valore aggiunto”. La presa di posizione arriva a due giorni dall’espulsione del marocchino di 34 anni da parte del decreto del ministro dell’Interno Minniti per motivi di sicurezza nazionale. Il sindaco di Cerreto d’Esi, Giovanni Porcarelli: “il soggetto non ha mai avuto la residenza a Cerreto, ma è stato domiciliato qui”.

Il muratore è stato bloccato dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Ancona e subito rimpatriato. Il nome di Soufiane Rahbi era emerso nel luglio 2016 in seguito al sequestro di un cellulare risultato rubato. Nel telefono i carabinieri hanno trovato diverso materiale riconducibile alla propaganda Isis: un video di un uomo decapitato in Siria, un video contenente le indicazioni per realizzare un ordigno rudimentale a base di triperossido di triacetone, sostanza estremamente instabile e largamente impiegata dalle organizzazioni terroristiche, un terzo video relativo ad un sermone di un imam dell’Isis. Il marocchino, inoltre, ha ripetutamente mostrato un atteggiamento antioccidentale e ha alterato il passaporto per ottenere il permesso di soggiorno. Una versione, questa, smentita da chi conosce bene l’uomo che lo definiscono “un uomo tranquillo, che non ha mai dato l’impressione, a Cerreto d’Esi, di avere questi comportamenti”. Ai suoi amici, inoltre, avrebbe detto che quel cellulare sequestrato Rahbi l’aveva acquistato a Civitanova Marche, non sapeva che era un cellulare rubato e che non era stato formattato: quei video, quindi, stavano già nel telefonino al momento dell’acquisto.

Marco Antonini

 

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