ANCORA SCOSSE: PARLA IL GEOLOGO INGV, ALESSANDRO AMATO

di Paola Rotolo

Continua a tremare la terra nelle Marche ed a farsi sentire stavolta sono le zone limitrofe al cuore del tremendo sisma vissuto nell’entroterra appenninico dall’estate del 2016. Tra gli eventi più forti del nuovo sciame sismico si sono registrate, il 4 Aprile scorso: una scossa alle 4:19 di Magnitudo 4.0 con epicentro a 2 Km a NW di Pieve Torina (MC) ad una profondità di 8 km ed un’altra alle 20:41 di Magnitudo 3.6 con epicentro a 2 Km a SW di Muccia (MC) sempre ad una profondità di 8 km. Svariate le repliche a seguire con lo stesso epicentro, di Magnitudo compresa tra il 2.0 ed il 3.0.  Ricordiamo che i dati pubblicati pochi istanti dopo la scossa dal sito dell’INGV sono soggetti a cambiamenti a causa delle rielaborazioni che ne vanno ad affinare il margine di errore, quindi sono sempre gli ultimi dati quelli considerabili come più attendibili. Sul tema, abbiamo intervistato uno tra i maggiori esperti italiani sul tema, il geologo dell’INGV Alessandro Amato.

Dottor Amato, questi ultimi eventi sismici sono classificabili come aftershock dello sciame principale iniziato nel 2016?

“Sì, tecnicamente lo sono. E spiego anche gli elementi che permettono di giungere a tale interpretazione. Primo fra tutti la zona, che è la stessa già attiva da Ottobre del 2016. Altro fattore distintivo è la somiglianza del tipo di terremoto, ovvero dell’insieme delle sue caratteristiche, come la profondità e l’orientazione delle faglie. Tutti fattori che risultano essere molto simili, quindi riconducibili allo stesso sciame sismico.”.

Stesso sciame. L’epicentro si è però spostato, suscitando perplessità. Può aiutarci a capirne le dinamiche?

“È naturale che queste variazioni su tema dell’epicentro possano spiazzare e suscitare domande tra i più, ma è tutto nella norma. Sciami importanti, come lo è stato questo iniziato nel 2016, si trascinano dietro una concentrazione di aftershock forti anche in zone limitrofe alla più calda, quella d’origine, perché col passare del tempo avviene come una sorta di propagazione a macchia d’olio dell’energia sismica nelle zone più periferiche rispetto alla più attiva nei primi mesi.”.

Cosa dobbiamo aspettarci in linea generale?

“Non è semplice stabilirlo. Potrà verificarsi un evento più forte? Sì. Come anche no. Potrà spostarsi ancora l’epicentro? Sì, anche. Ma attualmente non ci sono segnali che determinino ciò con esattezza.”.

Immancabile anche stavolta è stata la correlazione col clima e con il suo momentaneo, a quanto si vocifera, surriscaldamento. Cosa può dirci in merito?

“Posso dire che attualmente non ci sono dati che possano dimostrare che tale correlazione sia fondata. Quindi ad oggi, geologicamente parlando, posso affermare che il clima non è connesso in nessun modo con i terremoti, tantomeno con eventi sismici di questa moderata entità ed a 10 km di profondità. Qualora comunque si volesse approfondire e studiare questa tematica andando a raccogliere dati che potrebbero evidenziare un qualsiasi rapporto di causa-effetto tra attività sismica e temperatura, io terrei in considerazione eventi decisamente più importanti, con un potenziale più influente di azione.”.

Ma allora come può spiegarsi questi continui, diffusissimi rumors?

“C’è da dire che tanto di queste dicerie proviene dal passato, o meglio dalla moderna reinterpretazione di quello che era il pensiero di antiche eccelse menti, come quella di Aristotele ad esempio, che associavano in qualche modo i due fenomeni. Personalmente credo che questa continua ricerca di spiegazioni e correlazioni sia sintomatica della ricerca di certezze, di punti di riferimento in qualche modo monitorabili. È comprensibile, seppur sia fondamentale far sempre affidamento su dati scientifici.”.

Le recenti scosse sono state percepite in tutte le Marche: da Fabriano ad Ascoli ed Ancona; ma anche in Umbria, ad Assisi, Perugia e Foligno. A suo avviso, sono motivati tanta paura e tanto allarmismo, nonostante nessun danno sia stato rilevato a cose e persone?

“Partiamo dal presupposto che il trend generale parla chiaramente di una sismicità in diminuzione. Ma l’allarmismo è normale ed anche lecito, come pure la paura delle scosse. Bisogna semmai porsi la domanda: perché ho paura e vado a dormire fuori? In maniera fondata, perché penso che casa mia possa crollare? Oppure è una paura fine a se stessa, solo momentanea? Ragioniamoci. Perché la mera paura basata unicamente sull’andamento delle scosse è poco sana e non ha alcun senso di esistere, proprio per l’imprevedibilità dei terremoti. Quello che invece è prevedibile è la vulnerabilità degli edifici ed è su quella che bisogna lavorare, abbassandola, puntando sulla sicurezza delle strutture antisismiche ed iniziando a permettersi di dormire più tranquilli.”.

Quando potremo considerare finita questa ondata di terremoti?

 “Non si può stabilire con certezza. Certo è che con un mainshock della portata di quello verificatosi è più che naturale l’attuale evoluzione, anche temporalmente parlando. La sequenza sismica in questione potrà considerarsi terminata quando l’attività sismica della zona tornerà pari a quella del pre-24 Agosto 2016. Che non significa essere assente, ma tornare a livelli non significativi a livello di percezione superficiale.”.

Dottor Amato, sono due anni che si fanno inevitabili parallelismi con gli eventi del passato, calcolando i tempi geologici. Cosa dobbiamo aspettarci?

“Beh, seppur inevitabili questi parallelismi geologici, è importante sottolineare che gli attuali sciami sismici non rispecchiano fedelmente quelli del passato, anzi, ci sono differenze non trascurabili. Nel 1703, ad esempio, si scatenò un sistema di faglie parallelo, non lo stesso, e decisamente più a ovest. La situazione è complessa, non è detto che ciclicamente si muovano sempre le stesse faglie e nello stesso modo. È quindi lecito fare similitudini, ma è anche fondamentale ricordare che non esistono terremoti gemelli.”.

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