CAMBI DI PROSPETTIVA, COMUNQUE VINCE LA VITA!

Buona Pasqua da Radio Gold. Questa mattina pubblichiamo nuovamente il messaggio pasquale scritto dal vescovo di Fabriano-Matelica, monsignor Stefano Russo, dal titolo “Il cambio di prospettiva”.

Stanno diventando di uso sempre più comune delle piccole macchine volanti denominate “droni”. Si tratta di una sorta di mini-elicotteri che si levano in volo radiocomandati e che in alcuni casi permettono anche di trasportare materiali e pacchi. L’uso più consueto è quello finalizzato ad effettuare delle riprese video. Il paesaggio visto dall’alto è tutta un’altra cosa rispetto alla percezione che ne possiamo avere camminando lungo le strade. La bellezza delle immagini riprese dal drone ci stupisce. Ci accorgiamo di cose che la semplice “visione orizzontale” non può cogliere, costatiamo come sono in relazione fra di loro gli ambienti, le piazze, i terreni, le costruzioni, gli esseri umani. Il più delle volte le persone sono riconoscibili solo se sono accanto ad altre persone. Il “cambio di prospettiva” fa nascere in noi un giudizio “altro” su quanto ci circonda. Il punto di vista dal quale guardiamo la realtà è determinante per la comprensione che abbiamo di essa. La Pasqua che arriva può diventare l’occasione per uscire da una visione troppo “orizzontale” della vita nella quale a volte corriamo il rischio di chiuderci, limitando di conseguenza il nostro raggio di azione.

Nelle preghiere liturgiche che conducono verso la Pasqua, ritornano frequentemente delle parole che sorprendono e che permettono di operare il vero “cambio di prospettiva”. Esse ci parlano di un giudizio al quale siamo sottoposti e che viene dall’alto. E’ un altezza vertiginosa, difficile da comprendere come criterio di giudizio seguendo semplicemente le prospettive della logica umana. Queste preghiere recitano così: … tu ci sottoponi Signore al giudizio della croce … (invocazione penitenziale di quaresima nei riti di introduzione della messa) e ancora … nella potenza misteriosa della croce tu giudichi il mondo e fai risplendere il potere regale di Cristo crocifisso (dal prefazio della Passione I della liturgia eucaristica). La prospettiva che parte dall’alto è quella della croce. Come è possibile che da uno strumento di tortura e di oltraggio alla dignità dell’uomo, possa scaturire un criterio di giudizio “altro”? E’ possibile perché quella croce, attraverso Cristo, è diventata il segno di vicinanza di Dio all’uomo e dell’uomo a Dio. Un Dio che si fa prossimo all’uomo non soltanto assumendo la sua stessa natura umana ma accettando di umiliarsi fino ad essere ucciso e sperimentare l’abbandono del Padre. Un Dio disposto a perdere tutto per amore dell’uomo. Il punto di vista della croce ti svela il “passaggio” verso una bellezza che diversamente non potresti cogliere. Comprendi allora che il giudizio della croce è un giudizio di misericordia.

Capita così che quando ti sottoponi autenticamente a questo giudizio, riesci a vedere dove prima non ti era possibile vedere, diventando maggiormente capace di riconoscere i tuoi limiti, le tue debolezze, i tuoi difetti ma che questi non sono un ostacolo a vivere una vita piena ma diventano un occasione di affidamento al Signore e così poter accogliere il Suo amore che ti trasforma in figlio di Dio e ti immette in un cammino di conversione (cfr. 2 Cor 12,10). Di conseguenza questo cambio di prospettiva ti fa vedere che la tua vita ha senso solo se è in relazione. L’altro ti è necessario ma non ti basta più stare accanto all’altro, capisci che è il “come” si sta l’uno accanto all’altro che diventa decisivo. E’ possibile scoprire così che la qualità delle relazioni non puoi farla dipendere dal fatto che stai bene o che stai male, che il cielo è splendente o grigio, che l’altro ti piace o non ti piace, è bello o brutto, è sano o malato, è giovane o anziano, è del tuo partito o no, parla la tua stessa lingua o una lingua diversa, è del tuo paese o straniero, ha la tua stessa fede o è ateo. La qualità delle relazioni dipende dal fatto che se sei in Cristo e di Cristo non stai li ad aspettare le occasioni ma capisci che l’altro è la tua grande occasione e che “esisti” solo se sei disposto a pagare di persona per farti “prossimo” all’altro. La prospettiva della croce ti dona uno sguardo che va “oltre” e che punta al cuore dell’uomo guardando ad ognuno come ad un candidato alla fratellanza. La Pasqua può diventare il vero cambio di prospettiva che apre la vita ogni giorno a nuove scoperte per le quali vale la pena spendere la propria esistenza.

Il messaggio pasquale del vescovo della diocesi di Jesi, monsignor Gerardo Rocconi che si sofferma sulle tante situazioni di disagio e sofferenza

“Se Gesù è vivo, di che cosa dobbiamo avere paura? Se Gesù è vivo, come fa il nostro cuore a non essere traboccante di gioia?”. Questo è il pensiero che mi accompagna in questi giorni. L’augurio di Buona Pasqua che vi rivolgo vuole esprimere questa fiducia che viene dal fatto che Gesù è realmente risorto. Noi credenti abbiamo bisogno soprattutto di riconoscere e gridare a tutti quanto il Signore opera in mezzo ai suoi figli! Pasqua è la festa della vita. Pasqua è la festa dell’inizio di una nuova creazione. È la festa della speranza. È la certezza che a Dio nulla è impossibile: basterebbe avere fede quanto un granello di senape per vedere le meraviglie che Egli compie. Basterebbe scommettere su di lui e sul suo amore, sulla sua tenerezza, sul suo essere Padre per cambiare la nostra vita e di conseguenza il mondo. E invece no! Purtroppo non è così. Spesso prevale la paura, magari mascherata di bei ragionamenti, di parole grosse, di analisi specialistiche. Discorsi, atteggiamenti, scelte che di fatto dicono solo la paura e la mancanza di profezia. È il Papa stesso che ci ha invitati a essere coraggiosi nell’accogliere la novità della resurrezione nel suo messaggio per la Quaresima, allorché in maniera oserei dire spietata ha messo in luce il triste cammino di questo mondo che non vede la luce della resurrezione. Cosa ha detto il Papa? Ci ha parlato della difficile situazione dei giovani ai quali falsi profeti propongono rimedi facili quali la droga, relazioni affettive usa e getta oppure guadagni facili, ma disonesti. Il Papa ha parlato di una carità che si spegne, anzitutto per l’avidità: avidità di cose o di denaro, per cui si rifiuta il Dio fonte di consolazione e di gioiosa compagnia, con la conseguenza di rimanere nella desolazione. Il Papa ha ricordato i tanti scarti e i tanti rifiuti che questa nostra società fa: dagli anziani a coloro che chiedono ospitalità. Il Papa ha parlato anche dei bambini ai quali non viene data la possibilità di vivere. E a questo proposito vorrei ricordare che nel 2016 (ultimo anno di cui si hanno i dati), gli aborti sono stati quasi novantamila. Novantamila figli uccisi. E ora anche nella nostra città di Jesi si è fatta di nuovo questa scelta di servizio di morte!

Se vogliamo ancora per un momento guardare questo nostro mondo come non rendersi conto di tante altre assurde scelte di morte. Si calcola che i morti dell’attuale guerra in Siria siano poco meno di mezzo milione e quasi due milioni i feriti. Questo è quello che ci salta di più all’occhio. Sappiamo che la guerra c’è in tanti altri luoghi come ci sono persecuzioni contro le minoranze o persecuzioni, in particolare, contro i cristiani. Fino a pochi giorni fa parlavamo di un reale rischio di guerra nucleare. Sentiamo continuamente notizie riguardo alla violenza gratuita di chi ha armi in mano ma non è capace di rispettare la dignità delle persone. Guardando il nostro Paese, ne vediamo tutta l’insicurezza. Pensiamo alle violenze sulle donne, alle uccisioni di una donna ogni tre giorni. Pensiamo a tutto il problema educativo. Se con forza continuiamo a elencare questa litania di tragedie, non è per mettere un magone allo stomaco o per provocare scoraggiamento. Ma esattamente per il contrario. Crediamo che Gesù è vivo e a tutti è offerta oggi, sì, proprio oggi la possibilità di entrare in questa nuova creazione. Unica condizione, unico passaporto: la fede e la preghiera; umile fede e fiduciosa preghiera. Solo una fede umile ci permette di credere che il Signore è risorto, ed è capace di cambiare cuori e situazioni, di rinnovare relazioni e realtà corrotte. Solo una fiduciosa preghiera permette di vedere e accogliere la strabiliante novità che è la resurrezione di Gesù. Per cui i credenti non possono che essere portatori di una gioiosa speranza che è certezza che il Regno di Dio è in mezzo a noi: non nel senso che non ci sono più problemi e non c’è più sofferenza e non c’è più fatica, ma nel senso che «noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio» (Rm 8,28). Ogni scelta di morte è negare e ostacolare l’azione del Dio della Vita ed è permettere al principe delle tenebre di spargere ancora morte; ogni scelta di vita, ogni scelta di amore è seminare ancora vita, perché ormai il Risorto-Vincitore fa suo e moltiplica a dismisura ogni generosa fatica. Buona Pasqua carissimi: Cristo è risorto, Cristo ha vinto. E noi? Viviamo come nuove creature, risorti con lui, portatori di gioiosa speranza.

Oggi, domenica di Pasqua, pontificale del Vescovo di Jesi, Rocconi, alle 10,30 presso il Santuario delle Grazie e alle 18,30 in Cattedrale. A Fabriano, pontificale in Cattedrale San Venanzio alle ore 11,15 e alle 18 nella Concattedrale di Matelica. 

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