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IL ROCK PSICHEDELICO – prima puntata

Ciao a tutti i lettori di Radio Gold. ROCK & WORDS sono Fabio Bianchi e Massimo “Max” Salari. Insieme raccontano la storia della musica Rock e dintorni, l’evoluzione e come nascono i generi musicali, tutto questo in conferenze supportate da audio e video . Assieme sono nel direttivo dell’associazione Fabriano Pro Musica. FABIO BIANCHI: Musicista, suona batteria e tromba. Ha militato in diverse band fra le quali i Skyline di Fabriano e l’orchestra Concordia. MASSIMO “Max” SALARI: Storico e critico musicale, ha scritto e scrive in riviste musicali di settore e webzine come Rock Hard, Flash Magazine, Andromeda, Rock Impressions, Musica Follia, Flash Forwards ed è gestore del Blog NONSOLO PROGROCK. Per sei anni è stato vicepresidente di PROGAWARDS, premio mondiale per band di settore Rock Progressivo e sperimentale. PER CONTATTI: rockandwordshistory@gmail.it o salari.massimo@virgilio.it

 

IL ROCK PSICHEDELICO

Pt1

(Di Salari Max e Giancarlo Bolther)

 

L’ORIGINE

Molti anni sono passati dalla nascita del Rock, più di cinquanta da quando Elvis Presley con la sua chitarra ha sconvolto il panorama musicale con brani scatenati e ballate strappalacrime. Da questo momento in poi, gli eventi si sono susseguiti vertiginosamente e una strepitosa gara di fantasia si scatena fra l’Inghilterra e l’America per diventare il dominatore mondiale del mercato discografico.

Tutto nasce dalla fusione del country con il blues ed è molto interessante andare a riscoprire i classici come Chuck Berry o Bo Diddley, in particolare può riservare delle vere sorprese il blues suonato nell’area della Motor City (Detroit), uno stile già carico di energia e di quella forza espressiva che caratterizzerà il rock più duro degli anni a venire. Ma la risposta inglese non si fa attendere e con i Beatles si apre un’ autostrada da percorrere a perdifiato, ricca di idee innovative. Da essa si dirameranno numerosi percorsi alternativi come il Beat, il Pop, il Rock Progressivo e con il brano “Norwegian Wood” (dei Beatles appunto) anche la Psichedelia, che molti fanno partire con il famoso Sgt Pepper. In realtà il genere ha precise origini americane e più precisamente da San Francisco.

Nel 1966 molti artisti si radunano fra loro per sperimentare l’unione fra la musica e l’LSD, questi ritrovi prendono il nome di “Acid Tests”. Gli americani Grateful Dead sono fra i più assidui frequentatori.

In alcuni casi questo genere prende il nome di “Acid Rock” e fra i suoi precursori scopriamo gli americani Electric Prunes autori dell’inno dal titolo “I Had Too Much To Dream (Last Night)”.

La rappresentazione visiva di questa musica è importante, tanto quanto i suoni. Maestri di questo status sono proprio i Pink Floyd con i loro spettacolari giochi di luci, di colori distorti e sbrodolanti, che portano lo spettatore ad essere complice involontario dello sballo psichico dell’evento. Alcuni effetti di luce vengono creati anche da un proiettore con un polarizzatore e un analizzatore ottenuto stirando degli anticoncezionali! L’effetto ottenuto è particolarmente affascinante e tenebroso. Altri maestri delle luci sono i Soft Machine.

Anche gli strumenti si adeguano a questo nuovo movimento, ora vengono trattati in maniera differente, più brutale oppure modificati come nel caso della chitarra elettrica con l’aggiunta del distorsore o del Wah Wah. Le copertine dei dischi sono affascinanti, colorate, morbide, immediatamente riconducibili al fenomeno. A volte vengono anche arricchite con dei posters.

IL TERZO OCCHIO

Nel 1966 il Beat è il genere più in voga, ma alcuni cantanti incominciano a caricarlo di nuovi contenuti, come ad esempio il “poeta” Bob Dylan, che con i testi riesce a visualizzare al meglio la propria musica. “Visualizzare”, questa sarà la chiave di lettura della psichedelia, un genere molto introspettivo e… lisergico. Infatti in questo storico periodo nel mondo del Rock, in particolare tra i Freak, si fa spazio una nuova drammatica realtà: la droga, e la musica viene investita con grande violenza da questa che, senza falsa retorica, può essere definita come la peggiore piaga sociale della fine del secolo scorso.

Gli artisti non si rivolgono alla Cocaina o all’Amfetamina per soggiogare lo sforzo fisico, ma si preferiscono droghe che distorcono la realtà, come l’Hashish e la Marijuana. Queste riescono a far viaggiare l’uomo in meandri mentali mai raggiunti prima, suggerendogli soluzioni nuove e bizzarre, che poi vengono trasferite nella musica. Ma fa la comparsa sul mercato anche una droga che sarà la più usata nell’ambito del Rock Psichedelico: il Dietilamide dell’acido Lisergico più comunemente chiamato LSD o Acido, una droga chimica.

Inizialmente questo proliferare di sostanze porta ad un delirio di onnipotenza creativa, ma nel tempo si rivelerà per quella che è, ossia una vera e propria macchina di morte. Artisti come Morrison (Doors) ed Hendrix trovano la prematura fine proprio per l’eccessivo abuso, mentre altri ne rimangono fortemente colpiti, un esempio su tutti Syd Barrett dei Pink Floyd, ma l’elenco sarebbe troppo triste e lungo.

Moltissimi sono i complessi che sono coinvolti dal fenomeno della Psichedelia, come nello stesso periodo lo sono anche quelli che propendono verso il Progressive. Alcuni riescono a intrecciare diverse culture sonore in modo interessante, come ad esempio i Byrds di David Crosby con del buon Folk, il Rock ed influenze orientaleggianti. Altri invece trascinano l’ascoltatore in paesaggi psichici più oscuri, come i Velvet Undergound di Lou Reed.

Il fenomeno si protrae fino agli anni ’70 intrecciandosi (a volte anche felicemente) con il Rock Progressivo. In seguito il genere si incontrerà anche con il sound grezzo del Garage Punk (Blues Magoos su tutti) e della neopsichedelia, un primo revival negli anni ottanta con gruppi come Dream Syndicate, Plan 9, Fuzztones e anche gli italiani Birdmen of Alkatrazz e i Boohoos, ma il gruppo più popolare nato da questi movimenti è arrivato fino ad oggi e sono gli americani R.E.M.. Mentre nel prog si possono ricordare gli Ozric Tentacles e i Porcupine Tree.

Oggi c’è un nuovo rifiorire di gruppi, nel pop ci sono i Radiohead, nel prog troviamo gli RPWL e una buona schiera che proviene dallo Stoner a dimostrare che questo stile musicale è ancora capace di stimolare nuove schiere di artisti.

LE DUE FACCE DELLA MEDAGLIA

In definitiva questo movimento ha avuto due facce: da un lato ha dimostrato l’aspetto distruttivo e autolesionista conseguente all’uso di sostanze stupefacenti, che spesso ha portato alla distruzione psicofisica tanti ottimi artisti, ma è stato anche un movimento musicale che ha saputo avvicinarsi come nessun altro, nell’ambito del rock, all’intimo dell’animo umano. I “viaggi” psichedelici sono stati dei “viaggi” nell’io più profondo, nei lati belli e solari, ma anchein quelli oscuri e misteriosi, ovviamente non è ne necessario ne consigliabile ripetere un certo tipo di esperienze, perché il contatto con il proprio io può essere ottenuto in modo molto più sano e soddisfacente, ma questa è la storia del rock, senza falsi perbenismi.

Non perdete la settimana prossima i gruppi più importanti del genere con i dischi più significativi!

 

RECENSIONE – Speciale SOUNDSICK

 

SOUNDSICK – Art Is the Mirror of the Universe

Selfproduced Distribuzione italiana: 

Genere: Psychedelic Metal – Support: demo – 2010

La scena dell’entroterra marchigiano in questo periodo sta vivendo un fervore alquanto appassionante, si stanno formando molte band giovanili di spiccato interesse. Se poi andiamo a focalizzare la zona del fabrianese, oggi più che mai notiamo questo sbocciare. In definitiva per ricercare il punto più alto realizzato da una band fabrianese in ambito discografico bisogna che torniamo indietro agli anni ’70, nel Rock Progressivo degli Agorà, oppure agli ’80 dei De Luxe, mentre oggi si è rappresentati nella simpatica forma agro-demenziale dei Motozappa o dal granitico Metal dei Death Riders. Ma altre realtà stanno muovendo l’underground in maniera decisa e fulgida, una di queste si chiama Soundsick.

Questo è un trio composto da due fratelli, Ilario Onibokun (voce e chitarra) ed Alexander (Batteria) mentre le parti del basso sono affidate a Valentino Teodori. In mio possesso mi giunge il loro demo composto da quattro brani dediti ad un Rock che sta a cavallo fra la Psichedelìa ed il Metal. Un mix di generi assolutamente interessante, solo apparentemente non compatibili, per un risultato quantomeno godibile.

La prima cosa che balza all’ascolto sono le parti ritmiche assolutamente possenti e trascinanti e tengo anche a sottolineare la buona registrazione del demo, una volta tanto all’altezza della situazione, questo grazie al lavoro di Francesco Pellegrini (Death Riders).

La strumentale “Lena (Naked Woman)” apre l’ascolto e le chitarre di Ilario disegnano vortici psichedelici nell’aria, grazie anche ad echi di riff ipnotici. Il crescendo sonoro è inesorabile, portando l’ascoltatore ad un momento lisergico di rara bellezza. Immediatamente adiacente giunge “Ch3Ch2Oh”, altra fase sperimentale dei Soundisck, i quali però hanno il pregio di tenere sempre alto il volume delle melodie, non risultando dunque per niente invasivi o caotici. Anche il cantato in questo brano dimostra che il combo ha nel proprio bagaglio anche del Giunge. Tuttavia è il Rock in generale che trascina l’ascolto, fra idee strutturali che vanno anche a pescare in un certo Rock degli anni ’70.

Delicate melodie cominciano “Lonelyness”, brano dal ritornello memorizzabile e forse per questo anche brano più semplice e diretto. I ragazzi hanno la facoltà di scrivere belle canzoni con apparente semplicità e naturalezza, questo è un fattore da tenere in considerazione in futuro, specie per chi volesse contrattare questa band. Chiude il demo “Candy’s And Cum”, altro strepitoso episodio a cavallo fra Psichedelìa e Metal dove la band riesce a fare la voce grossa tanto quasi da non sembrare essere composta solo da tre elementi. Lampi di Porcupine Tree tanto per intenderci.

Mi resta solo che lasciarvi con i contatti dei Soundsick, realtà che va formandosi in questi giorni in maniera sempre più convincente. Da pazzi ignorarli, magari per lasciare spazio ad altre sterili band straniere che non hanno neppure un 10% della personalità di questi ragazzi, perché qui è proprio di personalità che stiamo parlando. MS

soundsick@live.itMySpace + Facebook

 

SOUNDSICK – Astonishment

Audioglobe

Genere: Avantgarde Prog – Supporto: cd – 2013

Con “Art Is The Mirror Of The Universe”, ep dei fabrianesi Soundsick, avevo visto giusto! Quando ho ascoltato il trio composto da Ilario Onibokun (voce, chitarra, percussioni), Alexander Onibokun (batteria, percussioni, chitarra) e Valentino Teodori (basso) per la prima volta, ho colto nel loro essere acerbi ma entusiasti, un qualcosa in più rispetto ad altre band , quel qualcosa che semplicemente si chiama “talento”. Il fatto che i fratelli Onibokun si scambino gli strumenti è di per se già un segnale di immersione totale nella musica.

Visti dal vivo, ho avuto la conferma di una crescita esponenziale di anno in anno, una vera forza della natura, impetuosità e grinta. Il genere trattato è quantomeno di difficile collocazione tuttavia la Psichedelia ne esce fuori con prepotenza fra semplicità ed astrusità. Un impatto sonoro che hanno soltanto le grandi band ed un songwriting accattivante, fanno di “Astonishment” una crescita evolutiva che non lascia di certo indifferenti, neppure chi questo genere non lo concepisce.

Undici brani per una durata di un ora di musica a partire dalla strumentale “Lena”, con una ritmica Pinkfloydiana con echi annessi. Ma i Soundsick in realtà non si rifanno ad uno stile preciso, loro suonano e compongono ciò che sentono dentro e questo varia da umore ad umore. Ancora una volta mi ritrovo a sottolineare il lavoro alla batteria, marchio di riconoscimento della band.

“CH3 CH2 OH” è di facile memorizzazione e con “Lena” derivano dall’ep “Art Is The Mirror Of The Universe”.

Con “Disco Rat” escono i Soundsick Post Rock ed i synth sono ad opera dell’ospite Paolo Messere. Il sound si avvicina di molto a quello più nervoso e metallico degli ultimi Porcupine Tree, non so se questo sia un fatto voluto o meno, tuttavia lapalissiano. “Brain In Brine” mette in evidenza il basso di Teodori, sempre preciso e potente. I scenari cambiano a favore di una decadenza propria di band anni ’90 come i The Smashing Pumpkins. Come rappresentato all’interno dell’artwork, questo è un raggio di luce colorato nel buio, flash sonori e Psichedelici.

Addirittura pianoforte e Synth a fisarmonica in “Grandparents” che per l’ennesima volta richiama in me la band di Wilson e precisamente quella periodo “Lightbulb Sun”. Tornano tuonanti ed esplosivi nell’ottima “Astonishment”, con cambi di ritmo ed umorali, a testimonianza di una amalgama fenomenale, un movimento unisono ed armonico. Un balzo indietro nel tempo con una loro hit tratta dall’ep precedente dal titolo “Loneliness”, qui in nuova veste, più fresca e cristallina.

Gli Onibokun le ritmiche le hanno nel sangue e provate quindi ad ascoltare “Asphixia” senza restarne colpiti. Una chitarra Punk apre “Moleskine”, altro movimento ricercato e vicino allo stile “Loneliness” per quello che ne concerne solamente il ritornello. Scarica di adrenalina in “Varnelli E Muffa”, cadenze emotive sempre sopra un impatto sonoro importante. Nei brani spesso traspare comunque un velato senso di nostalgia. Chiude il capolavoro sempre tratto dal precedente ep “Candies & Cum”.

“Astonishment” è questo, una promessa mantenuta e soltanto chi pensa che la musica non sia una forma d’arte vera e propria, ignora la sua esistenza. Tutti gli altri si divertono all’ascolto, perché di fronte ad una vera e propria barriera sonora! MS

BRANO CONSIGLIATO DELLA SETTIMANA

Visto lo speciale recensione dedicato a i fabrianesi SOUNDSICK, il brano non può essere che:

“Loneliness”  https://www.youtube.com/watch?v=GpAgQKVhwLM