TIPOGRAFIA GENTILE, UNA DONAZIONE PER IL MUSEO DELLA CARTA

Importante donazione da parte della “Arti Grafiche Gentile” di Fabriano al Museo della Carta, nella sezione Civiltà della Scrittura. Più di 30 tra opere e strumenti antichi troveranno la giusta collocazione nel luogo più adatto, il museo cittadino dedicato alla carta che rende la città unica al mondo. C’è anche un torchio in legno, una perforatrice in legno con pedale, una pedalina del 1937, una cassettiera alta 175 centimetri con cassetti contenente caratteri di piombo, due mobili con libri antichi e molti quadri con cornici con fogli stampati nel 1800 e con riproduzioni di Gentile da Fabriano tra i cimeli regalati dalla tipografia al Museo della Carta. Una storia, questa, che parte da lontano. La nascita della Tipografia “Gentile” risale al lontano 1780, anno in cui uno stampatore fabrianese iniziò la sua attività; ma è solo con il nuovo proprietario, Giovanni Crocetti di Matelica, che questo stabilimento tipografico divenne florido. Dal 1878 la tipografia iniziò a chiamarsi con il nome del grande artista fabrianese “Gentile”. La stamperia, nel XIX secolo, venne assunta in proprio dall’ingegner Domenico Rossi. Da allora mutò titolazione assumendo il nome di “Premiato Stabilimento Tipografico Gentile”. Tanti gli attestati e le medaglie d’oro conseguite, in questi anni, come alla Mostra Internazionale Industriale di Marsiglia nel 1905 e a quella di Vienna del 1906. Tra i clienti più illustri del passato si può annoverare fra gli altri Bruno da Osimo, incisore di fama mondiale che, per la stampa delle sue xilografie, si affidava esclusivamente alla Tipografia “Gentile” di Fabriano. Fino ad oggi, poi, lo stabilimento tipografico è conosciuto da tutti con il nome di Arti Grafiche “Gentile” o solamente Tipografia “Gentile”.

“Dal 1989 – raccontano i soci – si è ufficialmente costituita, con la partecipazione di tutti i dipendenti, una cooperativa a cui è stato dato il termine di artigiana a significare lo stretto contatto che si voleva mantenere con la tradizione artigianale della stampa tipografica”. Già dal 1952 l’azienda acquistò una linotype, un macchinario che permetteva di ridurre i tempi di composizione. Nel 1972 fu aggiunta una seconda linotype. Fu un notevole passo avanti che presentava molte incognite per le difficoltà tecniche dovute alla modifica sostanziale del sistema di stampa, che richiesero impegno nella ricerca di personale qualificato per eseguire quantità e qualità di qualsiasi tipo di lavoro. “Attualmente – confidano i soci della cooperativa – la situazione è cambiata: la ricerca estetica, che era la prerogativa fondamentale di una stamperia, si trova a dover competere con le esigenze del lavoro moderno sempre più valutato in tempi di produzione a bassi costi e a svantaggio, ovviamente, di quello che rendeva la stampa una vera e propria forma d’arte”.

Marco Antonini

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