IL PATRIMONIO STORICO DI UN TERRITORIO VULNERABILE

Si è tenuta venerdì 6 Maggio presso il Museo del Pianoforte Storico sito nel complesso di San Benedetto la Conferenza “Visso e dintorni: il patrimonio storico-artistico di un territorio vulnerabile”, tenuta dal Prof. Giuseppe Capriotti in forza all’Università di Macerata. Grazie alla sensibilità verso la materia artistica dei fratelli Veneri, l’’evento è stato gentilmente ospitato nella cornice quasi magica del Museo del Pianoforte Storico e del Suono; ad introdurlo l’Assessore uscente ai Servizi sociali di Fabriano Giorgio Saitta: “Il Professor Capriotti, giovane studioso, ricercatore dall’approfondita conoscenza del lessico storico-artistico, con particolare attenzione a quello iconografico, ha sollevato la giusta questione della non esclusività di Visso in quanto cittadina interessata dai danni del recente sisma. Tutto il territorio del nostro entroterra è stato infatti purtroppo colpito e questo percorso oratorio è stato da noi intrapreso proprio per rendere un reale ritratto della situazione”.

“Vi parlerò del patrimonio artistico culturale del cuore dell’entroterra umbro-marchigiano – esordisce il Prof. Capriotti – Lo farò partendo da Visso, dove risiedono alcuni miei allievi che fanno parte dell’Associazione Culturale Visso D’arte, organizzatrice tra le altre cose del Visso Festival ed ente gestore della Biblioteca.” Come nascono queste conferenze? “Post sisma, visti i danni inflitti ai beni storici, mi sono chiesto quale fosse il contributo che potessi personalmente dare come Storico dell’Arte e Professore, quindi ho deciso di offrire la mia competenza e rendermi itinerante per far conoscere a quante più persone fosse possibile l’essenza del grande patrimonio artistico culturale di queste terre. La cosa importante non è focalizzarsi a parlare di cosa abbiamo purtroppo ormai perso, ma di cosa abbiamo e di cosa potremmo ancora perdere, comprendendone il valore. – afferma il Prof. Giuseppe Capriotti. E partendo dalle originarie 5 guaitae, ovvero le antiche circoscrizioni amministrative di Visso, Ussita, Villa Sant’Antonio, Macereto e Nocelleto, il Professor Capriotti descrive un territorio storicamente molto complesso ed affascinante: “Perché Visso è così bella? Perché era un crocevia, un territorio di transito e di pellegrinaggio, quindi sede di un grande circolo di denaro, da poter poi investire in opere d’arte!”

Dalle cattedrali agli affreschi, dalla serie completa delle dodici Sibille di Nicola Amatore di Belvedere di Jesi sita al Museo Civico e Diocesano di Visso alla Madonna di Fematre, sempre di Visso, fino alla chiesetta di Mevale risalente al XIV secolo; Visso, Castelsantangelo sul Nera, Amatrice, solo tre delle città più ferite prese in esame. Il professore fa un vero e proprio viaggio artistico tra le opere d’arte dell’entroterra marchigiano, analizzando l’iconografia delle opere e trovando un filo conduttore tra di esse, ma soprattutto sottolineandone il legame profondo che esse hanno col territorio: “Ecco, più che raccontarne la bellezza, con la retorica annessa, bisogna capire l’importanza del patrimonio artistico culturale e lo stretto rapporto che esso ha con i luoghi d’origine. – Spiega Capriotti – Le atmosfere del paesaggio incontaminato dell’entroterra nelle quali sono immerse costruzioni d’epoca non possono certo essere sostituite con altri contesti, esattamente come ogni affresco o dipinto verrebbe completamente snaturato se fosse privato del suo habitat. Un tessuto di relazioni che rischia di frantumarsi, testimonianze che raccontano della nostra civiltà: questi sono i veri valori da tutelare e per farlo bisogna continuare a parlare di Visso, ma leggendo queste opere da un punto di vista diverso, perché le opere sono importanti a prescindere dalla bellezza oggettiva. Sono portatrici della nostra storia e ci raccontano sempre qualcosa delle nostre origini.” A concludere l’evento l’Assessore Giorgio Saitta, che ha espresso la volontà di collaborare con l’Associazione Visso D’arte per perseguire la nobile causa della protezione delle opere d’arte.

Paola Rotolo

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