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SE SEI BULLO NON SEI BELLO

Rimboccarsi le maniche e sconfiggere il bullismo è possibile. Serve più controllo da parte di insegnanti e genitori, più severità da parte delle forze dell’ordine e progetti educativi importanti che facciano capire che tutti coloro che assistono in silenzio a questi fenomeni senza prendere posizione sono colpevoli quanto i bulli e dovrebbero avere la stessa punizione. Secondo gli esperti il bullismo è una forma di comportamento aggressivo con caratteristiche come l’intenzionalità, la sistematicità e l’asimmetria, sproporzione, di potere. Il bullismo può assumere svariate forme: fisico, verbale e indiretto. Coinvolge una quota significativa della popolazione studentesca, con differenze tra le diverse regioni, e riguarda sia i maschi che le femmine. Decresce con il passaggio dalla scuola primaria alla scuola secondaria, ma è presente ancora dopo i 14 anni e la gravità dei singoli episodi non diminuisce. Dopo l’ultimo caso segnalato in una scuola media di Fabriano facciamo il punto.

A seguito degli interventi messi in programma dal Piano Nazionale per la prevenzione del bullismo e del cyberbullismo a scuola e della relativa “Call To Action” per questo anno scolastico sono stati finanziati progetti per 2 milioni di euro per l’elaborazione di interventi di sensibilizzazione per la promozione di un uso consapevole della rete e la costituzione di una rete nazionale di istituzioni scolastiche per il contrasto del bullismo. La prevenzione dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo, ancora, sarà una delle linee prioritarie delle attività previste dal Piano Nazionale di Formazione dei docenti del Ministero competente che ha visto il coinvolgimento di circa 16mila docenti. Su questo tema sono scesi in campo anche gli oratori parrocchiali e le associazioni sportive, da sempre, testimoni di sani valori.

Quando il bullo è nostro figlio

Nessuno è esente da questa riflessione. Si parla sempre più spesso di bullismo e cyberbullismo, e in genere si dà spazio alle vittime e alle loro famiglie, a come gestire la situazione. Ma come relazionarsi se il bullo è proprio nostro figlio? Maura Manca, Psicoterapeuta, Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza, lo spiega sulla pagina Facebook della Polizia di Stato. Un ragazzino prevaricatore difficilmente parla con gli adulti, ma tende a negare, a sdrammatizzare, a dire che si tratta di un gioco, a dare la colpa agli altri, affermando di essere stato provocato. Non riconosce la gravità delle sue azioni. Non vede il punto di vista altrui. Il genitore, non dovrebbe difenderlo a priori nè basarsi solo sui racconti superficiali del figlio: è importante andare in fondo alle situazioni. “Può far paura rendersi conto che il proprio figlio è un bullo, – spiega – ma non è negando che lo si aiuta. Non bisogna in nessun caso giustificare i comportamenti aggressivi, deresponsabilizzare, dare la colpa agli altri. In questo modo si rinforzano le sue condotte. E addirittura si rischia di farlo sentire onnipotente, al di sopra di tutto”. Non avere reazioni violente perchè non servirebbero a nulla, anzi, crerebbe ancora più astio da sfogare sulla povera vittima di turno.  E’ importante essere fermi e diretti, autorevoli nell’esprimere il proprio dissenso. Rimanendo ben fermi sulla sanzione che avete deciso, per dimostrargli che non vi può manipolare. Non sminuitelo, o creerete frustrazione, ma fategli capire che non appoggiate affatto il suo comportamento. I genitori di un bullo devono assolutamente fare dell’autoanalisi, cercare di capire cosa deve essere cambiato nelle relazioni familiari, magari con l’aiuto di uno specialista. Il bullo, alla fine, è uno in ricerca di riconoscimento e di approvazione. Una piccola restrizione? Controllare ciò che legge online, dove naviga e come si comporta dietro una tastiera. E non aver paura di chiedere aiuto.

Un aiuto concreto con Telefono Azzurro

E’ importante, si legge nel sito azzurro.it, che i genitori prestino attenzione ad alcuni campanelli di allarme. Per il bullismo, tra gli altri: il figlio ha spesso vestiti stracciati o sgualciti, libri o oggetti rovinati quando torna da scuola; ha lividi, ferite, tagli e graffi per i quali non riesce a fornire una spiegazione; non invita a casa i compagni di classe o i coetanei e raramente trascorre del tempo con loro; smette di andare su Internet o controlla i propri profili sui social network in continuazione; ha paura di andare a scuola, negli altri luoghi di aggregazione che prima frequentava abitualmente o su Internet. Inoltre, possibili campanelli di allarme sono mal di stomaco o mal di testa frequenti prima di andare nei luoghi di aggregazione dove gli episodi avvengono (scuola, palestra…), così come gli sbalzi di umore, facilità di irritazione o scatti d’ira. Rispetto ai comportamenti, possono essere campanelli di allarme anche le frequenti richieste di denaro in casa così come gli improvvisi cali, ad esempio, nel rendimento scolastico. Anche il genitore di un ragazzino che mette in atto comportamenti “da bullo” può notare alcuni campanelli di allarme: in genere hanno difficoltà relazionali e/o sono spesso aggressivi non solo verso i compagni, ma anche verso gli adulti, di cui con difficoltà riconoscono l’autorità. Queste difficoltà relazionali in alcuni casi rientrano in veri e propri disturbi della condotta. Spesso, inoltre, le difficoltà relazionali si associano ad uno scarso rendimento scolastico.

CHIAMA IL 114 PER CHIEDERE AIUTO AL TELEFONO AZZURRO

 a cura di Marco Antonini