INAUGURATO IL CENTRO CULTURALE DI VIA CAVALLOTTI

Inaugurato ieri pomeriggio il centro culturale di via Cavallotti di Fabriano. Il presidente dell’associazione, Kadel Mekri, ha ribadito nel corso della cerimonia che “La cultura arabo-islamica non ha nulla a che fare con gli estremismi tristemente noti in altre parti del mondo”. Previste attività di ogni genere: dal doposcuola, allo sportello di ascolto, ai corsi di lingua. L’obiettivo è quello di integrare la comunità. “Il circolo – ha detto il presidente – si finanzia grazie alle donazioni dei tesserati. Chi frequenta la struttura dovrà rispettare le regole e se così non fosse saremo i primi a intervenire”. Da domani il centro di via Cavallotti sarà operativo dalla mattina alla sera. “Vogliamo – hanno detto alcuni soci prima del buffet – che la città conosca le nostre buone intenzioni”. Tra le iniziative in cantiere la scuola di italiano, inglese e francese e la possibilità di attivare un servizio educativo per bambini con educatori e volontari. Previsto anche uno sportello di ascolto.

Il sindaco Sagramola

“I centri di aggregazione sociali e culturali – ha detto prima del taglio del nastro – sono luoghi dove persone possono incontrarsi e socializzare. Sono un bene. Nella nostra città frazioni comprese c’è ne sono oltre 20. Aggregarsi nel rispetto delle regole è una attività utile.  Bisogna conoscersi e non isolarsi per evitare fenomeni di degrado sociale. La nostra città ha bisogno di fare comunità anche tra le diverse culture. Nel mondo moderno il rapporto tra diverse culture è una delle modalità che può aiutarci a superare l’isolamento e l’individualismo”.
Il vescovo Russo
“La mia presenza all’inaugurazione del centro culturale islamico – ha spiegato – è nel segno della concordia. Purtroppo, a motivo dello sviluppo di vicende tragiche riconducibili ad uomini che fanno violenza ad altri uomini, usando come paravento la loro appartenenza religiosa, emerge spesso, un atteggiamento di diffidenza nei confronti dell’Islam e degli islamici. La nostra storia ci dice che è possibile una convivenza pacifica e come cristiani non possiamo che farcene promotori. Ciò non può che spingerci a ricercare e coltivare i motivi di unione piuttosto che quelli di divisione. Alla base di tutto deve esserci la volontà di conoscersi e di accogliersi, al di là della propria appartenenza religiosa. In chi sta dando vita a questo centro culturale c’è la volontà dichiarata, di mettersi in dialogo a 360° oltre che con chi è di altre convinzioni, anche con le istituzioni ed il territorio in genere. Siamo chiamati a “vivere” il nostro tempo nell’atteggiamento della responsabilità e del dialogo. Bisogna avere il coraggio di affrontare la fatica che comporta il percorrere questa strada ma sono convinto che ne valga la pena.”
Marco Antonini

 

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