L’EPIFANIA ATTRAVERSO LA MERAVIGLIA DELL’ADORAZIONE DEI MAGI DEL GENTILE

Quando Gentile giunse a Firenze, probabilmente tra la fine del 1419 e l’estate del 1420 era considerato indubbiamente tra i maggiori artisti in Italia. Firenze attraversava un momento davvero di esaltazione, rappresentava il cantiere del Rinascimento, il punto focale anche per l’arte italiana, dove Donatello, Brunelleschi alle prese con la celebre cupola, i pittori Masaccio e Masolino, Ghiberti con la porta d’oro erano intenti ad opere che avrebbero impreziosito la capitale del Granducato. Gentile lasciò Brescia dopo aver ultimato la decorazione della Cappella per Pandolfo Malatesta e raggiunse Firenze per seguire Papa Martino V, che era rimasto colpito dai suoi affreschi bresciani. Qui entrò in contatto con il banchiere Palla Strozzi, uomo tra i più potenti e ricchi di Firenze che gli commissionò l’Adorazione dei Magi, per l’altare della famiglia Strozzi presso Santa Trinita. L’opera compiuta venne esposta una mattina di maggio, 1423, di una bellezza e magnificenza tale che stupì e sorprese il mondo fiorentino che nonostante fosse abituato alla vista di capolavori, non rimase indifferente. L’Adorazione dei Magi rappresenta il fastoso corteo che si dipana per le verdi contrade con i re Magi discesi da cavallo con i loro doni preziosi, tra il fasto delle vesti risplendenti nell’irrequieta turba dei cortigiani. Le figure sono prese dalla vita reale, abiti lussureggianti alla moda del tempo, animali e piante raffigurati con cura certosina e attenzione ai particolari, precisione nei minimi dettagli. Le vedute di paesaggio lontano che riempiono le lunette rappresentano un qualcosa d’innovativo, lontano sotto un cielo d’oro il lungo corteo che si muove verso l’umile capanna del Bambin Gesù, s’arrampica per luoghi impervi sullo sfondo azzurro del mare e attraversa le verdi campagne collinari fino ad accedere nelle città arroccate. Presenza del chiaro, dell’elemento oro che dà luce, una sorte di luce divina che illumina tutta l’opera. Certamente l’Adorazione dei Magi è raffigurata anche in termini cortigiani, il committente Palla Strozzi è rappresentato infatti in piedi col turbante e con un falcone dietro al più giovane dei Magi e accanto a suo figlio Lorenzo che ha un turbante rosso. Atmosfera di cavalleria appresa già nelle corti del Nord Italia, esaltazione per certi aspetti aristocratica che attraeva in modo particolare la classe medio alta fiorentina. Adorazione dei Magi che vuole rappresentare anche una scena cavalleresca, di caccia, una processione interminabile di cortigiani vestiti sovraccarichi, con cavalli splendidamente bardati, cani, levrieri e falconi tutti adeguatamente attrezzati per un’importante battuta di caccia. Addirittura nel momento dell’offerta del dono al Bambin Gesù, possiamo notare uno scudiero intento a togliere lo sperone a uno dei re. L’Adorazione dei Magi è possibile ammirarla ora presso la Galleria degli Uffizi di Firenze dove rappresenta l’opera di spicco del secolo XV.

Francesco Fantini

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