SULLE TRACCE DELL’ANTICO BORGO DI SAN LORENZO

Che la nostra Fabriano sia una città storica lo sappiamo bene, ma troppo spesso non valorizziamo o ignoriamo completamente delle vere e proprie ricchezze locali: ne abbiamo parlato con Fabrizio Moscè, membro del Comitato Alla scoperta del Giano e del gruppo Fabriano dal basso, entrambi comitati spontanei che hanno preso vita sulla scia del nobile obiettivo della riqualificazione del territorio.

Con lui abbiamo percorso l’antico Borgo di San Lorenzo, ora totalmente immerso nel verde in un clima di quiete quasi incontaminata, passando per un rudere abbandonato che gli storici suppongono sia ciò che resta della vecchia cartiera Chiavelli, fino ad arrivare al suggestivo Ponte di San Lorenzo:

“Quando il ponte della Canizza ancora non c’era si percorreva questo ponte per andare dalla zona del Piano a quella del Borgo superando l’ostacolo fisico del fiume Giano e dai documenti di foto aeree dell’epoca ci risulta che fino al 1915 il Ponte di San Lorenzo fosse ancora attivo. Solo in un secondo momento si decise di costruirne un altro che fosse più ampio e permettesse una più comoda viabilità: questo avvenne a cavallo delle due Grandi Guerre e così fu eretta la prima versione del ponte della Canizza, poi distrutta per mano dei tedeschi”, ci spiega Moscè, specificando che il ponte che oggi vediamo è quello ricostruito successivamente negli anni ’50.

“Osservando il Ponte di San Lorenzo, notiamo che l’arco non è a sesto tondo ma leggermente acuto, quindi se volessimo collocarlo in un’epoca storico-artistica potremmo dire che appartenga a quella gotica, precisamente però nella sua ultima fase, quella del XV secolo, cosa suggerita dal fatto che sia composto di laterizi, mentre agli albori questo stile prediligeva l’uso della pietra”, afferma Fabrizio Moscè. “Com’è evidente però purtroppo lo stato di salute del ponte è ad oggi molto grave e richiederebbe – aggiunge – interventi urgenti per arrestare quanto prima il suo deterioramento e magari farlo diventare il centro focale di una zona di quiete lontana dal traffico cittadino dove poter passeggiare: noi del Comitato alla scoperta del Giano e di Fabriano dal basso ci stiamo battendo affinché ciò avvenga”.

Anche dal punto di vista botanico la zona è ricchissima ed interessante: dall’alloro, alla nocciola selvatica, cosiddetta avellana, fino alle canne, ma ancora aceri, roverella e pioppi; insomma, una sorta di piccolo giardino botanico spontaneo che sarebbe un peccato non valorizzare.

Il cammino continua poi fino alla vecchia chiesa di San Lorenzo. “É molto probabilmente – spiega – il luogo di culto più antico di Fabriano, del quale possiamo ancora ammirare la facciata databile fine ‘700 inizi ‘800 ed un arco, a segnare un antico ingresso, molto più antico”.

“Questa chiesa ad oggi una volta ripristinata, oltre che fortemente valorizzatrice della zona, potrebbe essere anche un punto di riferimento per centri di aggregazione o per mostre, immaginando di creare intorno a questo dimenticato Borgo una vera e propria zona creativa!” , dichiara pensando al futuro; non a caso tutta questa zona era già nel 2012 stata individuata come “strategica sotto molti punti di vista” dal DOST, Documento Strutturale per la Città di Fabriano intitolato “Fabriano, le sfide di una città in transizione”, uno studio elaborato dal Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile ed Architettura dell’Università Politecnica delle Marche, dove la sua revisione era stata inserita tra i progetti prioritari per la riqualificazione del territorio e la rigenerazione urbana.

“Ci sono dei finanziamenti da fondi europei cui potremmo ambire, ma bisognerebbe fare un progetto ampio, ben strutturato a tutto tondo, che preveda appunto la bonifica e la rimessa in sesto di questo antico meraviglioso Borgo medievale fin’ora rimasto taciturno nel cuore di Fabriano”, conclude Fabrizio facendosi portavoce di una speranza ed un obiettivo di molti, che dovrebbe diventare di tutti: valorizzare e far sì che tutti noi cittadini possiamo riappropriarci e goderci il nostro antico Borgo di San Lorenzo.

Paola Rotolo