JP, E’ ORA DI GIOCARE A CARTE SCOPERTE

Le prime reazioni all’annuncio, da parte dei sindacati, del ritiro da parte dell’imprenditore Porcarelli, delle procedure della mobilità per 400 dipendenti Jp tra Marche e Umbria.  “Ci fa piacere – ha detto la segreteria regionale del Pd – che Porcarelli abbia optato per il ritiro della procedura di mobilità e lo ringraziamo per questo. Una scelta che va in direzione della tutela dei lavoratori e delle loro famiglie. Noi del Partito Democratico siamo a disposizione per aiutare l’azienda a trovare una soluzione, a beneficio del territorio e della comunità fabrianesi, costola importante del sistema produttivo marchigiano. Crediamo, comunque, che vada fatta maggiore chiarezza sulla sostenibilità finanziaria del piano industriale presentato ad aprile, perché immaginiamo che un piano industriale la debba contenere. Occorrono, infatti, certezze e chiarezza per rilanciare l’economia e l’occupazione”.  E ancora. Sulla vicenda sono scesi in campo anche Emanuele Lodolini del Pd Marche. “Accolgo con soddisfazione la notizia del ritiro della procedura di mobilità per i lavoratori della JP. Il merito va ascritto alla determinazione del Governo e al Vice Ministro Bellanova, a Regioni e Comuni e alla mobilitazione del sindacato. Il Vice Ministro ha tenuto fede all’impegno che aveva assunto con me e con il collega Giulietti nell’incontro dello scorso 2 agosto al Mise. Bene anche l’impegno della Bellanova a fissare per settembre un tavolo di confronto con il partenariato sociale. Serve, a mio avviso, un tavolo che tenga insieme governo, azienda, enti locali, sindacato e banche. Bisogna capire bene – ha detto – quale sia il problema che si è determinato tra l’azienda e il sistema bancario in merito alla valutazione del piano industriale. Perché questo è il vero tema. Colpe e responsabilità vanno collocate in questo contesto, non si devono cercare diversivi. Anche perché un progetto industriale può anche fallire, ma se non ha nemmeno inizio e il piano industriale stenta ad arrivare, allora si chiama speculazione. Fare impresa è tutta un’altra cosa. Fare l’imprenditore vuol dire, per me, investire ed impegnare i propri capitali nella propria impresa, non pretendere che altri investano e rischino al proprio posto. Chi non distribuisce i suoi profitti deve sopportare i costi e investendo del proprio dimostrerebbe di credere nella propria impresa;  le banche poi, a loro volta imprese, devono, certamente, finanziare per sostenere l’attività economica, ma non possono sostituirsi e “regalare i soldi” a chi non ha ancora un piano industriale vero e proprio. Per quel poco che ho avuto modo di vedere dai bilanci 2014/2015 della JP quell’impresa appare allo stato attuale difficilmente finanziabile.”

La conferenza dei capigruppo del consiglio comunale di Fabriano, invece, si è riunita ieri per affrontare la  problematica scaturita dai recenti provvedimenti intrapresi dalla J&P Industries. “Prendiamo atto – ha detto il presidente Renzo Stroppa – della notizia del ritiro della procedura di mobilità comunicata da Porcarelli lo scorso venerdì 29 luglio. In attesa di maggiori sviluppi monitorando costantemente la situazione, la conferenza dei capigruppo ha stabilito il rinvio del consiglio comunale aperto ad altra data quando saranno noti i provvedimenti ministeriali e regionali.” E i sindacati? Fabrizio Bassotti, Fiom Cgil Ancona commenta così: “Bene ritiro procedura mobilità Jp, ma è ora di giocare a carte scoperte! Bene il ritiro della proocedura di mobilità Jp che avrebbe fatto saltare definitivamente l’Azienda, ma i problemi restano tutti irrisolti. Non si può più perdere tempo,il governo convochi immediatamente un tavolo con il Ministro, le Regioni, le organizzazioni sindacali, l’Imprenditore e le Banche affichè si snocciolino tutti i problemi e non si parlino lingue diverse. E’ora – conclude – che tutti scoprano le proprie carte in trasparenza, non si può più tergiversare, in ballo c’è il futuro di  700 famiglie.”

M.A.

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