SENTENZA PIETRANGELI, PARLA IL SINDACO SAGRAMOLA

Sulla vicenda Pietrangeli sono state dette e scritte cose non corrette e non vere: occorre fare chiarezza. Innanzitutto il Comune non ha mai negato l’assistenza al ragazzo disabile, infatti, in attesa della sentenza, tutto è rimasto invariato e sono stati garantiti e sostenuti economicamente entrambi i servizi, sia il servizio educativo diurno presso il Centro “Un mondo a colori” che quello residenziale presso la struttura “ C’era l’acca”. Inoltre, sempre a carico del Comune, è stato svolto il servizio trasporto che permette tutti i giorni al ragazzo di spostarsi da una struttura all’altra. La richiesta avanzata dal Comune alla famiglia è stata esclusivamente quella di corresponsabilità delle quote per la permanenza del ragazzo nel centro diurno “Un mondo a colori” in quanto le stesse non possono essere tutte a carico dell’Ente visto che il soggetto è già inserito all’interno della Comunità Socio Educativa Riabilitativa “C’era l’acca”, un centro residenziale che garantisce una soluzione di residenzialità a maggiorenni disabili, sostitutiva e di sostegno a famiglie che non sono in grado di rispondere ai bisogni del proprio congiunto. La richiesta del Comune è legittimata anche dal provvedimento del Giudice tutelare del 2011 nel quale si precisava che l’inserimento del disabile presso il centro diurno era provvisorio e propedeutico all’inserimento definitivo dello stesso presso il centro residenziale e che, comunque, l’erogazione di entrambi i servizi poteva avvenire solo nell’ambito delle risorse disponibili. La stessa Regione Marche ha stabilito che la frequentazione di ulteriori servizi al di fuori della permanenza nel centro residenziale non deve comportare aggravio di costi per l’Ente né tantomeno il pagamento di entrambe le rette per intero. Dello stesso avviso è la Corte dei Conti che ha precisato che, nel caso di inserimento definitivo presso una struttura residenziale, il servizio presso un Centro Diurno non deve essere garantito obbligatoriamente dal Comune né dovuto per legge.

Anche nel Piano Educativo Individuale (PEI) aggiornato nel 2011 dall’Unità Multidisciplinare dell’Età Evoluta UMEA- Area Vasta 2 si disponeva l’inserimento del disabile nella sola struttura residenziale in modo che la stessa fosse vissuta dal ragazzo in tutte le sue potenzialità e quindi come luogo di integrazione ed attività. Tuttavia la famiglia ha sempre rifiutato il nuovo PEI ignorando che lo stesso è stilato da persone competenti e che va necessariamente aggiornato in base alla reali competenze acquisite durante il percorso educativo dal soggetto. L’aspetto centrale della questione è dunque questo: il Comune come Ente pubblico ha il dovere di salvaguardare, nell’elargizione dei servizi offerti, i principi di equità, di solidarietà sociale e di sostenibilità garantendo un pari trattamento a tutti i soggetti disabili ed alle loro famiglie. E’ lecito chiedere di tutto pensando al bene del proprio figlio ma bisogna anche capire ciò che è realmente a lui necessario e, nel momento in cui questo è pienamente garantito, non ci si può ostinare a pretendere altro perché questo significa ledere inevitabilmente i diritti di altri soggetti disabili che si trovano nelle stesse condizioni svantaggiate. Sentenze come queste mettono in grave difficoltà l’Amministrazione Comunale dinanzi alla Corte dei Conti, per questo è nostra intenzione portare la sentenza all’attenzione dell’ ANCI, regionale e nazionale.

L’Amministrazione Comunale

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