DOPO IL REFERENDUM, ANALISI E COMMENTI

Il referendum sulle trivelle del 17 aprile scorso non raggiunge il quorum. Hanno votato il 31% degli italiani, registrando un forte astensionismo. Immediate le dichiarazioni del Premier Matteo Renzi “La demagogia non paga” e del ministro Maria Elena Boschi “La consultazione non ha coinvolto la maggioranza degli italiani e ha comportato comunque un impegno e costi per tutti. Io il quesito l’ho interpretato così: volete o non volete continuare a garantire undicimila posti di lavoro?” hanno suscitato il dibattito tra i vari mezzi di comunicazione cartacea e web. Sicuramente il referendum trivelle verrà ricordato come il referendum del #ciaone , l’hashtag rivolto al quorum in un tweet di Ernesto Carbone, membro della segreteria del Pd, che ha scatenato su Twitter una guerra di “cinguettii”, tanto che l’hashtag è arrivato tra i top trend del giorno. Ma a criticare Carbone anche militanti del Pd che non hanno votato al referendum.

Abbiamo raccolto le dichiarazioni post referendum espresse attraverso comunicati, anche a mezzo social, protagonisti questi ultimi della campagna web del referendum trivelle.

“ Il quorum non è stato raggiunto. Purtroppo. E’ una battuta d’arresto, ma la battaglia continua. Nonostante le difficoltà ai seggi, la disinformazione e gli inviti all’astensione, una straordinaria mobilitazione dal basso ha portato milioni di italiani al voto. Grazie a chi ci ha seguito in questa breve ma intensa campagna. Non ci fermiamo qui. L’ambiente è diventato oggi una questione centrale per i cittadini e trasversale agli schieramenti politici. Il Governo Renzi dovrà prenderne atto e accelerare sulle scelte di tutela degli ecosistemi e di sviluppo incentrato sulle fonti rinnovabili. Noi non abbasseremo la guardia”.
(Legambiente Onlus)

“La democrazia si fonda sul rispetto delle diverse idee: durante il referendum tutti quelli che hanno partecipato al voto, votando si o no, nonché quelli che hanno deciso di non andare a votare, hanno esercitato un loro diritto costituzionale che, in quanto tale, va rispettato. I veri sconfitti sono quelli che, invece, hanno cercato di trasformare il referendum in un tentativo politico per dare una spallata al Governo Renzi anziché affrontare nel merito le questioni. Contrariamente a quanto speravano, questo, anziché incentivare la partecipazione al referendum, lo ha fatto naufragare, dimostrando che gli Italiani non si lasciano trascinare da campagne populiste e demagogiche.
Il voto è una cosa seria e va rispettato in tutte le sue forme.”
(Michele Crocetti-Pd Fabriano)

“Fosse una questione etica potrei anche capire che le diverse anime di un partito si dividono e ognuno si esprime in base alla propria coscienza ma quando si tratta della politica energetica nazionale questo non ci sta proprio. Eppure abbiamo visto un referendum voluto dai presidenti di regione del Pd, boicottato dal presidente del Consiglio del Pd, nonché segretario del PD, e da diversi esponenti del Pd. Altri esponenti del Pd hanno detto di andare a votare ma alcuni hanno votato SI mentre altri hanno votato no. In questo modo sono sempre sicuri di vincere. Questo referendum è stata l’ennesima dimostrazione che purtroppo non viviamo in un Paese che non può essere definito completamente libero e lo abbiamo visto soprattutto dal comportamento di certa stampa e di certi canali di informazione, compresa la trasmissione televisiva della tv di Stato dove il conduttore si è permesso di dire che a votare andavano soltanto nove regioni. Il presidente del Consiglio che dice di non andare a votare segue la stessa strategia ossia quella di non informare i cittadini perché non andare a votare, per molti, significava non informarsi per niente, affidarsi completamente nelle mani di poche persone, della serie: voi pensate ad altre cose che alle cose serie ci pensiamo noi e voi vi fidate. Altra sensazione che lascia questo referendum è che il Pd non esiste più. Esiste solo un’accozzaglia di politicanti attaccati alle loro poltrone che sanno bene che il Pd è l’unico modo per mantenere questa posizione e molti di loro sono anche consapevoli del fatto che senza il loro ruolo politico sarebbero nulla perché non sono in grado di fare nient’altro. Renzi questo lo sa bene e ne approfitta. Noi continueremo con il nostro progetto. È un progetto che mira soprattutto a un cambiamento culturale che, è chiaro, se pur è stato avviato è ben lungi dall’essere concretizzato. È un processo che si basa sul costruire consapevolezza e coscienza di quello che accade, la volontà di informarsi e attivarsi in prima persona perché nessuno deve essere in grado di dirci quello che dobbiamo fare. Accetto che qualcuno abbia deciso di andare a votare e ha votato no perché mi piace pensare che sia stato un no consapevole, un no nel quale c’era la convinzione che ancora il petrolio può essere il futuro delle politica energetica del nostro paese. A me piace essere partigiano e per essere partigiano bisogna comunque schierarsi. Chi si spaccia di sinistra questo lo ha dimenticato”.
(Gabriele Santarelli,-Movimento Cinque Stelle Fabriano)

“Gli elettori sono stufi e i referendum stanno diventando uno strumento usato troppo anche per argomenti poco interessanti o interessanti solo in parte”.
(Urbano Urbani- Città Progetto)

“ Nel 2004 non si raggiunse il quorum su una legge eticamente pesante come la fecondazione assistita. E anche allora ci fu un fortissimo appello all’astensione. E l’astensione vinse. Renzi da bravo democristiano ha capito perfettamente che con il suo appello all’astensione avrebbe sommato l’astensionismo consapevole e quello dei tantissimi che hanno smesso da tempo di votare. La politica che piaccia o meno è anche questo e Renzi è bravissimo a vincere senza giocare mai una partita vera”.
(Gian Pietro Simonetti, blogger)

Tante le reazioni che anche personalmente ho raccolto da cittadini indignati e politici allineati sulle diverse posizioni nei confronti del referendum trivelle. Posso affermare che almeno a livello locale attraverso la stampa, la radio ed il web si è cercato di garantire un’informazione attenta e trasversale, nel pieno rispetto del pensiero di tutte le forze politiche che hanno comunque preso una posizione decisa, sia per il Si che per il NO. Da semplice cittadina ed osservatrice dei fatti posso solo constatare con amarezza che il forte dato di astensionismo sottolinea un elemento preoccupante: la sfiducia nella politica e nelle istituzioni come strumenti di garanzia e tutela degli interessi e delle volontà dei cittadini. Un invito ai nostri amministratori a riflettere, anche in previsione delle prossime elezioni del 2017, su questi dati inquietanti ed allarmanti. Il recupero della fiducia passa attraverso un processo di avvicinamento tra cittadino ed istituzioni basato su un rapporto di reciproco scambio. Voglio chiudere questo approfondimento sul referendum trivelle di queste settimane con un pensiero di Robert Sabatier: “C’è un’azione peggiore che togliere il diritto di voto al cittadino, e consiste nel togliergli la voglia di votare”.

Gigliola Marinelli

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