PADRE NOSTRO – di Laura Trappetti

Oggi si festeggia la Festa del Papà, una ricorrenza che si è diffusa un po’ in tutto il mondo a partire dal secolo scorso. In questi tempi di grandi discussioni sulla genitorialità, in cui l’accento è posto spesso sul ruolo biologico della madre, la figura paterna gode di minore attenzione, specie in Italia dove la legislazione non aiuta e la responsabilità e il conflitto conseguente fra l’avere un figlio e la realizzazione nel lavoro, ricadono esclusivamente sulla donna: vedi la norma sul congedo parentale. I padri sembrano un po’ giocare di rimessa e interpretare la parte dei comprimari. Il tema da noi, dove i rapporti fra i sessi pagano ancora una mentalità decisamente arretrata, è troppo spesso strumentalizzato, soprattutto sotto il profilo politico e come spesso accade l’importanza della natura umana della paternità, viene stereotipata nello stesso modo in cui avviene per le donne e per le madri. In realtà ci troviamo di fronte ad una grave assenza, non sono io a dirlo, ma studiosi e intellettuali molto più qualificati di me. In un bellissimo saggio Massimo Recalcati (“Il complesso di Telemaco” ed. Feltrinelli) ci viene raccontata un’attualità di figli in attesa del ritorno del padre, cioè di colui che con la sua presenza possa trasmettere lo slancio e la passione per la vita, una vita che così perde di senso. Recalcati ci presenta un padre come evaporato, smarrito. Lo smarrimento accompagna molto il nostro percorso di adulti, sia maschi che femmine, che stentano a crescere essi stessi e di conseguenza ad assumersi un ruolo. Genitori che rincorrono la gioventù, padri bancomat, in cui la relazione è fatta più di scambio informativo (com’è andata a scuola? Che ti serve?) che di vero e proprio confronto e dialogo. Non si tratta meramente di una questione di accudimento, rispetto al passato in questo i padri sono decisamente migliorati, ma di delega della responsabilità educativa, troppo spesso lasciata solo in mano alle mamme o alla scuola, mondo peraltro quasi interamente femminile. Nessuno auspica, tanto meno io, una visione patriarcale della società, padre padrone? No grazie! Eppure di padri c’è bisogno, di esempi, di uomini che sappiano trasmettere ai figli non beni o geni, ma, come Ulisse, un Regno.

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