La lettera/ PASTROCCHIO DI CINGHIALE ALLA FABRIANESE: UNA RICETTA DA MIGLIORARE

La soluzione dei cinghiali in Viale Bovio era attesa da tempo. Ogni sera alle 18.00 in punto arrivavano, ormai da mesi, 18 esemplari dentro il giardino delle nostre case. Il resto del giorno e della notte pascolavano impuniti un po’ ovunque nei dintorni. Era diventato impossibile circolare con serenità sia in macchina che a piedi, soprattutto per i bambini che abitano la zona, compromettendo uno dei principali diritti di cittadinanza: la libera e incolume circolazione. E, per i cinghiali, il diritto di campare dove la natura – o l’uomo intelligente – ha previsto debbano vivere: nel bosco o in allevamento. E, per i cacciatori, di coltivare questo loro interesse in maniera agevole e senza farli cadere nell’ennesimo fraintendimento rispetto ad una passione che per essere accolta ha bisogno – al giorno d’oggi – di essere arricchita e praticata attraverso significati sociali e naturalistici sempre più rinnovati. La battuta dell’1 novembre nasce in ogni caso da una necessità incontrovertibile (salvo per chi legittimamente propone alte vie alla gestione del problema). Tuttavia non è stata percepita così coordinata da molti di noi che abitano il quartiere, come invece sta dichiarando il Sindaco in queste ore. Tutt’altro. In primo luogo è stata gravemente tardiva: non riesco a credere che non sia possibile un permesso eccezionale e straordinario che permetta a forze dell’ordine e cacciatori autorizzati di affrontare, insieme alla popolazione del quartiere, in qualsiasi momento dell’anno una situazione veramente pericolosa. Fosse anche così, la questione centrale è che alcuni, tra i quali ad esempio io, avevano intuito che ci sarebbe stata la battuta di caccia il 1° novembre ma informalmente e per qualche chiacchierata con i cacciatori che erano venuti a studiare la zona nelle settimane scorse. Molti altri no. Non un cartello nelle due diramazioni di via Bovio all’altezza dell’ex “Tiro a segno”, non una lettera o manifesto nei giorni precedenti agli abitanti della parte alta di via Bovio, non una pattuglia di vigili urbani o polizia o carabinieri o guardia provinciale o forestale a presidiare le operazioni e bloccare gli accessi a piedi o in macchina lì intorno. Alle 12.00, a battuta ancora aperta, ho potuto circolare in tutta libertà con la macchina nelle due diramazioni della parte alta di via Bovio. Prima, alle 10.45, i colpi erano già in corso di esplosione ben chiari e sembravano venire da 150,01 metri dalle abitazioni che fiancheggiano l’area “Tiro a segno”, sia versante via Bovio sia versante “retro” di via Fagioli e via Fida. Ma forse era l’effetto eco o qualche esplosivo tirato a salve per sfugare i cinghiali. Tuttavia c’era gente che lì intorno stava andando o in macchina o a piedi alla messa di San Giuseppe Lavoratore (ore11.00) o altrove. I cinghiali scappavano impazziti da una parte all’altra della strada urbana e solo per fortuna non hanno travolto qualche malcapitato. Poteva finire proprio male. Avrei dato volentieri una mano ad “evacuare” o controllare il traffico della zona o, ancora, a mettere a disposizione casa mia in forma più netta di come è successo per le necessità delle operazioni. E credo anche altri abitanti del quartiere avrebbero fatto lo stesso. Ma la mancanza di interesse delle Istituzioni nel coinvolgere la cittadinanza in processi co-partecipati avanzati (cioè dando a tutti gli interessati un pezzo di quel che c’è da fare) è disarmante, a Fabriano in particolare. Al contrario ieri ho avuto paura e ho avuto momenti di forte tensione – poi superati – con i cacciatori, chiamati a risolvere da soli una cosa che non riguarda solo loro e affidata troppo e solo a loro. Peccato. L’ennesima occasione persa di tenere insieme soggetti molto diversi ed imparare a conoscersi, collaborare insieme per la propria città ed a ragionare, in questo caso, su come un rapporto sbagliato e grossolano con la natura non fa bene a nessuno.

Francesco Quagliani, abitante di viale Giovanni Bovio, Fabriano

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