I FONDI PER LA CULTURA E UN GIUDIZIO SOSPESO – di Alessandro Moscè

“Dopo anni di tagli crescono le risorse per la cultura, con nuovi fondi per la tutela e i grandi progetti”. Lo ha annunciato, giovedì 15 ottobre, il Ministro Dario Franceschini commentando gli stanziamenti per il settore previsti dal ddl di stabilità. Si tratta di 150 milioni nel 2016, 170 nel 2017, 165 dal 2018. Il bilancio del Mibact aumenta dell’8% nel 2016 e del 10% nel 2017. Tra le novità, la stabilizzazione dell’Art Bonus e 500 assunzioni a tempo indeterminato per funzionari Mibact di tutti i settori. La legge di stabilità contiene interventi straordinari anche per il turismo. Una rondine non fa primavera: il governo Renzi potrebbe aver invertito la tendenza, ma da qui a dire che la cultura è ormai una leva dello sviluppo del Paese ce ne corre. Riportiamo ancora le dichiarazioni di Franceschini: “Per assicurare la tutela, la valorizzazione del paesaggio e del patrimonio storico e artistico in deroga alle norme vigenti, è stato autorizzato un concorso straordinario per l’assunzione di funzionari dei beni culturali selezionati tra antropologi, archeologi, architetti, archivisti, bibliotecari, demoetnoantropologi, esperti di promozione e comunicazione, restauratori e storici dell’arte. Viste le numerose richieste e il grande successo riscosso dall’Art Bonus in tutto il Paese, viene resa permanente l’agevolazione fiscale del 65% per le erogazioni liberali a sostegno della cultura. L’Art Bonus riconosce un credito d’imposta del 65% dell’importo donato per il finanziamento di interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici; per il sostegno a istituti e luoghi della cultura pubblici, fondazioni lirico sinfoniche, teatri di tradizione; per la realizzazione, il restauro e il potenziamento di strutture di enti e istituzioni pubbliche dello spettacolo. Riteniamo che la migliore scelta sia stata quella di investire di più per archivi, biblioteche e istituti del ministero. Ma attenzione: il giudizio è sospeso. Mancano ancora le riforme, manca un piano d’azione per l’editoria, per la valorizzazione degli scrittori e delle loro opere, dei pittori, degli scultori, dei musicisti, perché la circolazione delle idee conta molto di più dei contenitori culturali e dei burocrati della cultura. Non è sufficiente allestire uno struttura se non si riesce a farla vivere. Nelle biblioteche servono più libri, più aggiornamenti, più dinamicità. Sui progetti ai quali allude Franceschini, attendiamo la verifica. L’arte contemporanea non entra mai nelle scuole. Gli insegnanti sono spesso disattenti se non disinteressati. Anche questo è un problema non di poco conto. E Franceschini dovrebbe saperlo.

Alessandro Moscè