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DON MARCO STRONA, L’ORDINAZIONE E L’INCONTRO CHE CAMBIA LA VITA

Festa ieri pomeriggio in Cattedrale a Fabriano per l’ordinazione sacerdotale di Marco Strona, il professore di filosofia con la passione per la musica. A presiedere la concelebrazione in una basilica gremita il vescovo Giancarlo Vecerrica con l’Arcivescovo emerito di Pompei Carlo Liberati, Mons. Alvaro Ravazzini, Vescovo in Guatemala – la terra che don Marco Strona ama in modo particolare – e 60 sacerdoti. La liturgia è stata animata da un coro formato da 40 elementi – tutti amici di don Marco – che si è formato per l’occasione sotto la guida di Paolo De Vito e don Umberto Rotili. A Fabriano sono arrivati diversi sacerdoti e suore provenienti dall’Almo Collegio Capranica di Roma dove il giovane ha trascorso gli anni della formazione. Presente anche il Sindaco Sagramola, gli Scout e la Banda Città di Fabriano dove don Marco ha suonato la tromba per molti anni. Il clero diocesano si è arricchito di un nuovo prete che questa mattina alle ore 11 inizia il suo ministero di vice parroco nella parrocchia di Attiggio e, alle ore 18,30, ad Argignano.

SINTESI OMELIA DEL VESCOVO GIANCARLO 

“Non è appena un rito che stiamo celebrando, ma stiamo vivendo l’incontro che cambia la vita, dandole una prospettiva straordinariamente feconda. Giovani e adulti, preti e laici, da questa nostra intensa partecipazione dipende il nostro futuro. La domanda che mi sorge in questa liturgia è: di chi fidarsi nella vita? Tu, caro don Marco, sei qui a dare solennemente la tua risposta. A chi ti sei affidato e di chi ti fidi? Ciò che mi ha sempre colpito in te è il tuo modo intenso di pregare e di seguire; una volta, vedendoti così mi sono detto: potessi essere anch’io come lui. Ricordando i miei 50 anni di sacerdozio, mi sono sorpreso nel constatare che la mia fiducia totale a Gesù mi ha reso capace di cose inimmaginabili.

Noi di chi ci fidiamo? A chi ci affidiamo? A noi stessi? E infatti oggi crescono sempre più le disillusioni e le depressioni! “chi vuole salvare la propria vita da solo – dice Gesù – la perderà”. Ci fidiamo del mondo? Ma è il mondo che ha bisogno di salvezza. Tu, caro don Marco, da buon filosofo, mi hai scritto proprio questa frase di Kierkegaard: “Nulla di finito, nemmeno l’intero mondo, può soddisfare l’animo umano che sente il bisogno dell’eterno.”

Caro don Marco, continua più intensamente a fidarti di chi “può” salvare la vita tua e degli altri. Lo stesso Isaia, in un altro testo, dice: “Non hanno intelligenza coloro che pregano e seguono un dio che non può salvare” (cfr. Is 45,15-26). Gesù è l’unico di cui fidarsi perché è Dio ed uomo, può salvare la vita, cioè renderla bella, sicura, feconda. Certo, seguire Gesù costa anche sacrificio, perché è morto e risorto, perché con Lui si va alla risurrezione passando attraverso il sacrificio. L’ha detto in questo Vangelo in maniera forte a Pietro, che pensava come il mondo. Fidati di Gesù, morto e risorto, fidati della Chiesa, che Lui ha creato come tua maestra e madre. Allora, niente moralismi: il prete è l’uomo vero, che ci tiene alla vita sua e degli altri; che dimostra la ragionevolezza del fidarsi solo di chi ci si può fidare.

Ti ho trasmesso ciò che mi appassiona veramente: quanto mi piace fare il prete così. Te lo auguro. Ma, tutto sarà bello ad una condizione, perché la fragilità, le difficoltà, il venir meno, cioè la sfiducia nemica della fiducia è sempre in agguato. Chi ti riporterà alla fiducia? La Madonna. Nel mio sacerdozio, giorno e notte, vedo la sua mano tesa e la prendo e allora riprendo fiducia. Una Madre non tradisce mai. L’amore alla Madonna del Buon Gesù sia la tua grande fiducia nell’essere un sacerdote che infonde sempre fiducia a tutti.”