IL MINISTRO FRANCESCHINI E UN METODO GIUSTO – di Alessandro Moscè

Arrivano i direttori stranieri per i musei pubblici più importanti d’Italia. Nella lista dei 20 nominati 7 sono stranieri. Italiani gli altri 13, 4 dei quali tornano dopo prestigiose esperienze all’estero. Il Ministro alla Cultura Dario Franceschini afferma: “Si volta pagina. Sono scelte di altissimo valore scientifico che colmano anni di ritardi”. L’età media dei vincitori è di 50 anni. Su 20, 10 sono uomini e 10 sono donne. Gli stranieri, tutti cittadini UE, sono 7 (3 tedeschi, 2 austriaci, un britannico e un francese). Con queste 20 nomine di levatura internazionale il sistema museale italiano si rilancia. Il Ministro Franceschini spiega che negli incontri avuti nei mesi scorsi con i direttori dei più grandi musei del mondo e con molti colleghi ministri della cultura, ha riscontrato un notevole apprezzamento per la procedura di selezione avviata contestualmente per i nostri “gioielli” statali. Un passo storico che completa il percorso di riforma necessario per la modernizzazione del sistema culturale. E’ stata una scelta forte quella di optare per un concorso fuori dai confini nazionali, ma lo è stata maggiormente la volontà di applicare un metodo, quello meritocratico, secondo una selezione ampia, in un Paese dove notoriamente i concorsi pubblici sono contraffatti da logiche amicali. Hanno vinto senz’altro persone qualificate. Nessuna colonizzazione e nessuna svendita agli stranieri. Nell’Italia che fa parte di un circuito europeo ci sta che vincano i non italiani. Sulla polemica scatenata da alcuni opinionisti vale la pena ricordare che sono tanti gli italiani chiamati a dirigere istituzioni prestigiose nel mondo: da Massimo Gioni direttore del New Museum a New York, a Gabriele Finaldi, da poco chiamato alla guida del National Gallery di Londra. C’è Andrea Lissoni che cura un dipartimento della Tate Modern a Londra, quindi Mario Codognato che dirige il Museo del Belvedere di Vienna. Altra cosa è quando gli italiani vengono rifiutati, come nel caso di Simone Speggiorin, il cardiochirurgo più giovane e oggettivamente più titolato, al quale nessun ospedale italiano ha offerto un contratto (e che è dovuto emigrare all’estero). Per i musei italiani si tratta di essere consci dell’importanza di avviare contaminazioni culturali, di valorizzare professionalità importabili, di applicare metodi di lavoro finora sconosciuti. Nuove carriere si formano anche a contatto con soggetti sprovvisti di un’appartenenza territoriale, accantonando gli inutili vincoli della burocrazia vecchio stampo.

Alessandro Moscè

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