31 MAGGIO 2015, PRIMA E DOPO LE ELEZIONI – di Gabriele Santarelli

Le elezioni regionali si avvicinano. Il punto di Gabriele Santarelli, candidato consigliere alla Regione Marche per il MoVimento 5 Stelle

Il 31 maggio potrebbe essere il giorno in cui tracciare il confine tra il prima e il dopo. Il prima è il tempo della politica distante che agisce per conto nostro senza interpellarci, se non ogni 5 anni, con le conseguenze che tutti vediamo. Il dopo è il tempo della partecipazione dove i cittadini vengono messi nelle condizioni di collaborare con le istituzioni per operare le scelte migliori per tutti. Il prima è il tempo della politica fatta per curare gli interessi dei pochi, delle lobby e per il tornaconto personale a spese della collettività. Il dopo è il tempo di decisioni prese per il bene della comunità sulla base di priorità precise in cui al primo posto sia presente l’aiuto e il sostegno a chi ne ha maggiormente bisogno. Il prima è il tempo della costante mancanza di fondi per gli interventi ormai non più rimandabili e della abbondanza di soldi per finanziare progetti inutili e costosi che non hanno alcuna ricaduta positiva sulla vita dei cittadini. Il dopo è il tempo della politica fatta come farebbe una brava massaia in grado di gestire il pur esiguo budget familiare per non far mancare mai niente a nessuno. Il prima è il tempo della politica in cui l’amministrazione pubblica abdica al suo ruolo a favore dei privati e delle multinazionali che porta alla privatizzazione dell’acqua, della gestione dei rifiuti, della privatizzazione della sanità e della scuola. Il dopo è la politica della tutela dei beni comuni dove tutti vengono messi nelle condizioni di accedere alle risorse e ai servizi essenziali che significa acqua pubblica, sanità pubblica ed efficiente, scuola pubblica e gestione virtuosa delle risorse compresi i preziosi materiali contenuti nei rifiuti. Il prima è il tempo della politica fatta elargendo contributi e finanziamenti con lo scopo di creare clientelismi e assicurarsi l’appoggio politico di interi settori dell’economia. Il dopo è il tempo della politica fatta distribuendo i fondi europei in maniera diffusa su tutto il territorio in modo tale da creare lavoro e ridistribuire la ricchezza per premiare le idee innovative e difendere le peculiarità e le unicità della nostra regione. Il prima è il tempo della politica che interviene in stato di emergenza affidando i lavori per centinaia di milioni di euro con incarichi diretti senza alcun controllo a grandi ditte che spesso arrivano da fuori regione. Il dopo è la politica che agisce mediante interventi di manutenzione e gestione dove i fondi e i lavori vengono affidati in maniera controllata e rendicontata alle ditte del territorio controllando l’effettiva e corretta esecuzione dei progetti. Ci hanno convinti che la crisi è responsabile di tutto quello che ci sta succedendo e la scusa più frequente che viene usata è che tante cose “non si possono fare” perché mancano i soldi, individuando i colpevoli nello Stato centrale che tagli i trasferimenti o nell’Europa che fa una politica a noi avversa. Invece io credo che molti abbiano approfittato di questa situazione per continuare ad arricchirsi mentre noi siamo troppo impegnati a sopravvivere per accorgercene. I fatti degli ultimi mesi con le notizie della corruzione dilagante, delle grandi opere iniziate e mai finite, delle indagini che coinvolgono l’intera classe politica regionale per l’uso improprio dei fondi pubblici, della disperazione degli immigrati sfruttata dalle cooperative per arricchirsi con la complicità della politica, delle decine di milioni di euro versati nelle casse dei partiti per mezzo dei giornali (la Padania, giornale di partito della Lega, ha ricevuto dallo Stato 60 milioni di euro che corrispondono a oltre 9 mila euro al giorno per il periodo in cui è uscito nelle edicole), dei miliardi di euro spesi per l’acquisto degli F35 che tutto sono tranne mezzi con i quali portare la pace, dovrebbero farci capire che in realtà i soldi ci sono e che il problema sta nel fatto che vengono spesi male. E torniamo alla linea di demarcazione del prima e del dopo. Tracciare quella linea sta a noi. Il 31 maggio abbiamo la possibilità di dare una vera svolta dimostrando innanzitutto che i loro giochetti non ci distraggono, che organizzare le elezioni nel bel mezzo di un ponte festivo non ci scoraggia dall’andare ad esprimere il nostro voto. Loro ci vogliono scoraggiati e disillusi. Loro vincono nel momento in cui noi ci arrendiamo. La scelta è sempre più chiara e facile: o noi o loro. Tracciamo questa linea e il primo giugno il primo passo nel tempo del dopo sarà l’inizio di una avventura meravigliosa!

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