MA ESISTE UN’EGEMONIA DELLA CULTURA?

Nei vari contesti panmediatici (dibattiti e monologhi intervistatori) si sente un vociferare sul concetto di una certa cultura egemonizzata. Ma è possibile che un complesso di idee  dominanti e consolidate nel tempo, possano cambiare i modi di “pensare”? Ma soprattutto può essere accettata come l’unica formazione alternativa possibile? La cultura parte dal presupposto di essere formativa, è un bagaglio personale che viene riempito in base ai propri stimoli e alla curiosità d’informarsi. Ovviamente anche con i nuovi metodi dell’apogeo paninformatico, si è venuto a sviluppare un insieme di “linguaggi” che sovvertono gli schemi preposti del passato. In vari studi della sociologia moderna viene denunciata una certa strumentalizzazione del pensiero ideologico. Questa causa-effeto è data dall’interazione tra cambiamento e innovazione della società. Viene differenziata, cosi, la formazione culturale dell’individuo. Con i vari conflitti geopolitici, la crisi che incombe e le incertezze che l’individuo deve affrontare, le forme teorico-economiche possono essere consistenti per le esigenze che soddisfino la società? L’egemonia consiste in una coercizione passiva, nell’elaborazione di un senso comune. La conseguenza che ne segue è l’accettazione di consenso nelle forme di condizione imposte dalle strutture comunicative. Conquistando il consenso culturale della società… il quale viene pervaso nelle sue forme e linguaggi… viene acquisito anche il consenso sociale. Si può percepire come vari autori non vengono più citati né tanto meno pubblicati, relegati nell’oblio di una cultura dissidente, non omologati ma più semplicemente denominati “scomodi”. I libri non devono far paura, devono solo far pensare e aiutare l’individuo nel creare la capacità di fecondare alti valori della civiltà. Scardinare quelle imposizioni dettate, fa sì che un individuo pensa ancora con la propria testa, legge e studia quello che ritiene consono per la propria etica formativa e per un giusto senso della vita. Disfarsi di quel pensiero culturale stanziale può permettere la riscoperta di canoni etici nel quale il “linguaggio” diviene forma assoluta del “dire”. Una libertà culturale non può ammettere paletti ideologici. La formazione di un uomo è data dalla trasversalità dei fattori contemporanei ma approcciandosi con attenzione nei campi disciplinari si può apprendere la varietà del sapere.

Paolo Gionchetti

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