LA DONNA CENTRO DELLA VITA, SEMPRE! di Paolo Gionchetti

Drammaticamente e barbaramente sentiamo di atti inauditi contro le donne. Stanno aumentando gesti inspiegabili di limitazione e aggressioni fisiche. Un dilagare di violenza che fa pensare a tempi retrogradi di paesi sottosviluppati. La libertà è tale, quando non c’è l’obbligo o l’assillo di un tormento a turba di possesso. Non a caso è un fenomeno che sta evolvendosi, e di certo, non andrebbe ignorato. Ovviamente con la rivoluzione della donna occidentale e le varie lotte per affermarsi nel mondo per un emancipazione doverosa, sono cambiati quei canoni, quei parametri bigotti, che facevano della donna l’icona delle funzioni utilitaristiche con mansioni domestiche e nient’altro. Imporre la propria superiorità fisica, infatti, non è sintomo di invincibilità o di surclassamento dei ruoli ma è un solo… ignoranza. Per fortuna, nel nostro paese, il senso civile è alto e si promuove con periodicità campagne ed eventi con finalità aggregative e socio-educative per aiutare e sostenere tutte quelle donne che hanno subito atti di violenza auspicando la legittima riflessione nell’isolare e condannare comportamenti molesti. Anche grazie all’ausilio dei vari centri di ascolto e antiviolenza ci si  prendere consapevolezza dei propri diritti  per un sussidio etico di tutela e assistenza. Il conflitto fra i sessi è una dialettica che esiste da sempre, fa parte della differenziazione dei ruoli sociali, nelle variegate relazioni umane. Non per questo, un litigio acceso deve divenire, la fiamma per una sconcertante violenza, la quale, in qualsiasi forma si manifesta, rimane sempre un atto residuale di predazione. In un dibattito contro il femminicidio – un fenomeno di dimensioni allarmanti – il sociologo Pierfrancesco Malizia intervenne dicendo che “fenomeno diventa un’emergenza sociale soltanto quando lo si riconosce come tale”. Amare è una virtù umana e significa donare all’altro, evolvendo il più puro dei sentimenti, non reprimere l’altro con il più subdolo dei sentimenti, la violenza. Lo scrittore francese Alain Badiou nel suo saggio “Elogio dell’amore” (2013, Neri Pozza), sintetizza questo senso affettivo come  “il paradosso di una differenza identica. Due in Uno. Ma pur sempre due”.

Paolo Gionchetti

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