EBOLA, MALATO ARRIVA IN SPAGNA. E L’ITALIA? LA RASSICURAZIONE DEL MINISTRO DELLA SALUTE

Dopo gli Usa anche la Spagna si rimpatria un suo cittadino colpito da ebola. Sarebbe così il primo caso di un malato che arriva in Europa. Madrid ha inviato un aereo militare, con un team medico, per il rimpatrio di un missionario di 75 anni, che ha contratto il virus in Liberia. Lo ha annunciato il ministero della Difesa spagnolo.Il responsabile della Sanità, Vineusa ha spiegato che il missionario, Miguel Pajares, sarà condotto in un ospedale pronto a ospitare questo tipo di patologie: “la sicurezza è garantita”.

Primo morto per il virus Ebola in Arabia Saudita. Un cittadino del Regno, di rientro dalla Sierra Leone, è morto questa mattina di arresto cardiaco con sintomi riconducibili al virus. Lo rende noto il ministero della Salute saudita.
Sale il bilancio delle vittime dell’epidemia di Ebola: secondo i nuovi dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) i decessi sono stati, al 4 agosto scorso, 932 mentre sono 1.711 i casi accertati in quattro paesi africani (Guinea, Liberia, Sierra Leone e Nigeria).

”Non solo non c’è stato nessun caso di Ebola, ma ho chiamato stamattina il centro di Lampedusa e mi dicono che negli ultimi giorni non è stato verificato nessun caso di malattia neanche lieve”. Lo ha affermato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, durante il question time alla Camera. Il ministro ha ribadito che ”Non c’è nessun rischio di contagio in Italia, c’è un grave problema in Africa dovuto a condizioni igienico-sanitarie fuori da ogni criterio dei paesi occidentali”. Lorenzin ha ricordato che in Italia le misure preventive di controllo sono già state prese. ”Noi abbiamo agito prima degli altri – ha affermato rispondendo all’interrogazione di alcuni deputati leghisti – ma in modo silenzioso per evitare allarmismi, abbiamo allertato porti, aeroporti, compagnie aeree e tutti gli interessati che da mesi fanno check e controlli in chi arriva dalle zone interessate. Dal 21 giugno inoltre abbiamo iniziato a fare i controlli sanitari sui rifugiati direttamente in mare, e predisposto anche i sistemi per una eventuale quarantena in mare. Ritengo quindi di poter tranquillizzare la popolazione”.

Anche se contagi confermati al di fuori dell’Africa ancora non sono stati riscontrati cresce la paura di Ebola in tutto il mondo, con ricoveri per sospetti casi in Usa e Arabia Saudita e sempre più compagnie aeree che si rifiutano di volare nelle zone interessate. Dopo la decisione della Banca Mondiale di stanziare 200 milioni di dollari per l’epidemia la ‘parola’ torna all’Oms, che in una riunione del Comitato di Emergenza potrebbe decidere ulteriori misure. Nonostante negli Stati Uniti, come del resto anche in Europa, il rischio del virus è considerato molto basso, sono già otto le persone che si sono presentate in ospedale con la paura del contagio.
Di sei si è saputo, con i risultati dei test già arrivati, mentre una donna dell’Ohio e un uomo a New York hanno tenuto con il fiato sospeso gli Usa per tutta la giornata. Per la donna è poi stata confermata la negatività ai test, mentre il caso della Grande Mela dovrebbe avere una risposta definitiva domani, anche se i medici considerano ‘molto improbabile’ che il paziente sia affetto da Ebola. Anche a Gedda, in Arabia Saudita, un cittadino saudita di ritorno dalla Sierra Leone è ricoverato con sintomi sospetti.

Iniziata ieri a Ginevra la riunione di due giorni del Comitato di Emergenza che dovrà decidere se inserire la malattia nella lista delle ‘emergenza di salute pubblica di livello internazionale’. Lo status finora è stato adottato solo per la pandemia del 2009 dell’influenza A, la cosiddetta ‘suina’, e poche settimane fa per la polio. ”Se il comitato riterrà necessario dichiararlo – spiega il comunicato – saranno raccomandate ai paesi misure aggiuntive per ridurre i rischi”. Nonostante le rassicurazioni, provenienti anche dal Centro Europeo per il Controllo delle Malattie, anche in Europa cresce la paura. British Airways ha deciso la sospensione fino al 31 agosto di tutti i voli per Liberia e Sierra Leone, mentre lo scalo tedesco di Francoforte ha rafforzato i controlli.

In Italia il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha ribadito che “non c’è alcun pericolo in relazione al virus Ebola e non ci devono essere forme di psicosi, bensì forme di allerta che tutti i paesi hanno attivato e l’Italia per prima, a partire da posti, aeroporti e luoghi di fruizione turistica”. Chi invece ha portato ‘volontariamente’ il virus sul proprio territorio è la Emory University di Atlanta, che dopo aver accolto il medico volontario Kent Brantly, che si è infettato in Liberia, ha ricoverato oggi anche l’infermiera Nancy Writebol. Entrambi sono stati curati con un siero sperimentale, mai testato prima sull’uomo, che sembra dare buoni risultati. La corsa alle cure riguarda anche l’Italia, con un farmaco allo studio da parte del gruppo di Giorgio Palù, presidente della Società Europea di Virologia, a Padova.

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