SGARBI, LA MOSTRA E LA PASSIONE DEGLI ANONIMI – di Alessandro Moscè

E’ forse un destino che il fabbro che batte il martello sull’incudine fosse uno sconosciuto, così come il Maestro di Campodonico. “I geni sconosciuti”, appunto, come dice Vittorio Sgarbi per identificare i pittori della scuola fabrianese simile a quella riminese, ma che non è la stessa, né rappresenta una sua derivazione. Il Maestro di Campodonico potrebbe essere stato perfino una donna. Destino che pone la nostra città lontano dai clamori, eppure al centro dell’arte tra Due e Trecento non solo in Italia, con la mostra “Da Giotto a Gentile” che ha aperto i battenti il 25 luglio e che probabilmente verrà prorogata oltre il 30 novembre. Bisogna arrivare a Gentile da Fabriano, il più illustre concittadino, per avere un’identità segnata da un’appartenenza geografica. Senza nome e senza decifrazione, non si va da nessuna parte, del resto. La dirompenza e la competenza di Vittorio Sgarbi fanno luce sul senso del genius loci, che ci consente di conoscere la nostra città prima ancora che le nostre Marche. Facciamo tesoro della forza del passato, dell’industria di ieri, costellata di capolavori inimitabili. Ma al di là del valore culturale della mostra che è stata scelta dal ministero ai Beni e alle Attività Culturali per il semestre europeo sotto la presidenza italiana, resta l’intuizione di chi ha inteso, in primis la Fondazione della Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana, promuovere un territorio periferico rispetto ai circuiti turistici tradizionali, ma che conserva grandi attrazioni: la bellezza del paesaggio e la suggestione esercitata dalla sua nobile e antichissima storia, testimoniata dalle architetture medievali dei centri urbani e dal diffuso patrimonio artistico. Quindi non solo Giotto, Cimabue, Gentile, Francescuccio Ghissi, Allegretto Nuzi e il Maestro di Campodonico. Una mostra itinerante che si colloca nella dimensione monastica, nel castrum appenninico tra Marche e Umbria. Tra il quarto e quinto decennio del XIV secolo, irrompe sulla ribalta artistica fabrianese un protagonista senza nome, il più grande di tutti, autore degli affreschi nella chiesa della Badia di San Biagio in Caprile, presso Campodonico, oggi esposti alla Galleria Nazionale di Urbino. E se questi capolavori non dovessero più tornare indietro? Se noi fabrianesi ci assumessimo una prova di responsabilità e attaccamento a ciò che ci riguarda da vicino ed emulassimo gli abitanti di Pergola con i bronzi di Cartoceto? Vittorio Sgarbi direbbe che ci vuole passione, cioè uno strumento di difesa della ragione. Sindaco, Giunta e Consiglio comunale muovano i primi passi per non restituire gli affreschi. La città li seguirebbe senz’altro.

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