REVAIVOL E GIOVINEZZA: A FABRIANO TORNANO GLI ANNI ’70! di Alessandro Moscè

Il passato che morde, che torna, che si fa presente, che coinvolge una comunità sullo stile di una volta. “Revaivol ‘70”, l’iniziativa a cura di Luciano Robuffo e Gigliola Marinelli, nasce nel segno della fabrianesità, innanzitutto. Usi, costumi, stili, orientamenti culturali, estetici e musicali appartenenti a un tempo che ci riguarda ancora da vicino: questo è lo spirito degli organizzatori che si uniscono in blocco per condividere perfino arachidi e pop corn caramellati, così come le ricette con grasselli, panzanella, frittatina, contorni all’ortolano ecc. Insomma, chi più ne ha più metta, il 10, l’11 e il 12 luglio, comprese le partite di basket delle vecchie glorie dell’Honky e il vestiario che non si butta mai. Ma perché questi “tuffi” nel passato ci piacciono tanto? “Là dove noi non siamo, si sta bene. Nel passato noi non siamo più ed esso ci appare bellissimo”, diceva Anton Čechov. Sono molte le considerazioni che si possono fare. Ci aiuta lo stesso Anatole France: “Il passato è la sola realtà umana. Tutto ciò che è, è passato”. E ancora, sul senso del ricordo, annotava Cesare Pavese:Le cose si scoprono attraverso i ricordi che se ne hanno. Ricordare una cosa significa vederla, ora e soltanto, per la prima volta”. “I ricordi veramente belli continuano a vivere e a splendere per sempre, pulsando dolorosamente insieme al tempo che passa”, secondo Banana Yoshimoto. La nostra Fabriano, in un momento di profonda crisi economica, si lega a ciò che le appartiene per vocazione, nonostante tutto. E ciò che abbiamo vissuto insieme è una carta d’identità, un codice genetico, una seconda pelle. Tempi e spazi, dunque, ma non solo. Ciò che ci attira più di ogni altra cosa è la giovinezza, la nostra giovinezza, che fa rima con spensieratezza. “Revaivol ‘70” ha fatto centro in quanto ci porta direttamente a riscoprire l’età migliore. La giovinezza non si discute mai, la si assolve sempre. Rifacciamoci agli scrittori e ai loro aforismi. La più bella frase della settimana ce la consegna un gigante della letteratura come Franz Kafka: “La giovinezza è felice perché ha la capacità di vedere la bellezza. Chiunque sia in grado di mantenere la capacità di vedere la bellezza non diventerà mai vecchio”. E quindi la provocazione di Friedrich Nietzsche:Maturità dell’uomo significa aver ritrovato la serietà che da fanciulli si metteva nei giochi”. Per tre giorni innestiamo la retromarcia, diventiamo appunto più giovani. Chi non lo vorrebbe? Chi ostacolerebbe un processo di svecchiamento? Se debbo esprimere la mia preferenza alla molteplicità di riscoperte che leggo nel programma diffuso in questi giorni, e non me ne voglia nessuno, punto sulla pizza di Cesare, la più amata dagli italiani… pardon, dai fabrianesi. Rinascere con fantasia per una tre giorni Gold. Vi aspettiamo!

Alessandro Moscè

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