LO SCETTICISMO DEGLI ITALIANI- di Alessandro Moscè

Mentre da un’indagine Demos risulta che solo il 15% dei cittadini crede nello Stato, il 17 nell’Ue, meno del 30% in regioni e comuni, la reputazione delle forze politiche si è dimezzata rispetto al 2010. Lo stesso capo dello Stato, in congedo per le note dimissioni, ha perso 27 punti. La nazione appare spaesata, secondo quando riferisce il sondaggio. Siamo sfiancati dalla crisi, dal fisco e dalla corruzione. Il quadro già negativo del 2013, peggiora ancora. Cala anche il consenso della magistratura. Partiti, istituzioni, Europa: la fiducia va a picco. I cittadini si sentono sempre più soli e Papa Bergoglio è considerato l’unica, autentica speranza. Questo alla vigilia di un appuntamento decisamente importante: l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Chi possiede i requisiti giusti per sostituire Giorgio Napolitano? “Dobbiamo discutere il profilo di un grande arbitro che aiuti il Paese a crescere”, ha riferito il premier Matteo Renzi. Un identikit finalmente esplicito che, incrociato alle chiacchiere fatte dagli esponenti del Pd, aiuta a scoprire la carta finora tenuta accuratamente coperta: il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco. Ma c’è anche una seconda fascia formata da due nomi capaci di coagulare attorno a loro maggioranze larghe: l’ex vice Presidente del Consiglio (del governo D’Alema), ex Dc, ex Ppi, attuale giudice della Corte Costituzionale Sergio Mattarella, e il Sindaco di Torino, nonché Presidente dell’Anci, Piero Fassino. In terza fascia Romano Prodi e Pier Luigi Castagnetti. Ma gli schieramenti di partenza possono essere contraddetti, stando alla prassi comune. In ballo c’è anche l’ex leader del Pd Walter Veltroni. Un nome, si sussurra a Palazzo Chigi, che potrebbe essere calato in caso di crisi degli schemi di gioco. Naturalmente nella corsa al Quirinale contano i tempi di esposizione mediatica. Rimangono a galla l’ex Presidente del Consiglio Giuliano Amato, la Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato Anna Finocchiaro e il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Sullo sfondo aleggia lo scetticismo della gente. Appena un italiano su tre vede più rosa il 2015 rispetto al 2014. Per quasi sette italiani su dieci la ripresa non arriverà. L’indagine di Demos, come riportato dal quotidiano “Repubblica”, sottolinea un altro rischio concreto: l’assuefazione alla sfiducia. Nelle istituzioni prima che negli altri e nel futuro. Siamo propensi, per inerzia, a credere che le cose non cambieranno. Presidente della Repubblica permettendo…

Alessandro Moscè, direttore editoriale