MOGOL, LE CANZONI E LE EMOZIONI – di Alessandro Moscè

Diceva Pasolini che se nella storia della musica le canzoni sembrano passare in secondo piano, nella storia di ognuno di noi contano moltissimo. Il grande Mogol ne ha dato un esempio anche a Fabriano parlando al Premio Nazionale di Narrativa e Poesia “Città di Fabriano”, domenica scorsa. Le emozioni appunto, che ci accompagno lungamente, per sempre nella nostra via, da soli e in compagnia, nell’adolescenza e nell’età adulta. Chi non ha mai canticchiato un motivetto in bagno o non ha mai comprato un disco, fino agli anni Ottanta il famoso 33 giri e prima ancora il 45 giri, riascoltandolo ripetutamente, fino a consumare la puntina del giradischi? Insomma, nell’esistenza individuale e di gruppo Mogol e Battisti, in particolare, sono nel nostro insostituibile immaginario. Cade a fagiolo un articolo recente pubblicato sul quotidiano “La Stampa”, in cui viene riferito che Spotify svela i risultati di una ricerca sulla risposta suscitata dalla musica, individuando i brani più inclini a suscitare determinati tipi di emozione. La ricerca condotta dal servizio in streaming, ha analizzato come la scelta della musica, da sempre fortemente legata all’umore, abbia un impatto decisivo sul comportamento. Grazie al contributo di Jacob Jolij, professore di Psicologia Cognitiva e Neuroscienze all’Università di Groningen, Spotify ha individuato le canzoni che suscitano una risposta emotiva più immediata, come, ad esempio, nostalgia, rabbia o felicità. La musica può avere un effetto potente: rende felici o aiuta a superare le paure, scatenando ormoni che hanno un effetto diretto e immediato. La playlist realizzata da Spotify contiene le tracce più efficaci per passare dalla tristezza alla gioia. Ben venga, dunque, Mogol, il re della canzoni italiana che ha permesso di mutare gli stati d’animo degli italiani. Abbiamo bisogno anche di questo, specie in una fase difficile come quella che il nostro Paese sta attraversando ormai da troppi anni.

Alessandro Moscè, direttore editoriale