LA CULTURA DEVE ESSERE INCENTIVATA. MA COME?

Pier Paolo Pasolini, in un articolo del 1973 dal Corriere della Sera, enunciava che “Molti lamentano (in questo frangente di austerity) i disagi dovuti alla mancanza di una vita sociale e culturale organizzata dal Centro “cattivo” nelle periferie “buone” (viste con dormitori senza verde, senza servizi, senza autonomia, senza più reali rapporti umani)”. Era una critica sociale, erano anni della contestazione, erano, se vogliamo, anni differenti, ma che pur sempre si rispecchiano anche oggi. Si è protratto per anni…con dibattiti, conferenze…questo lamento di una mancanza della cultura in Italia. Le Istituzioni nazionali provano, con campagne d’informazione mediatica, a  promuovere quell’abbattimento della sedentarietà mentale, essendo la cultura un patrimonio essenziale rappresentativo come l’elemento identificativo di un popolo che riscopre il passato, favorendone il presente (scrittori, musici, artisti, intellettuali). Spesso si sente dire una frase stereotipata che i giovani non leggono libri e che non sfogliano nemmeno un quotidiano. A sfavore c’è anche il considerevole aumento dei costi per acquistare i libri, o forse anche perché quella passione si affievolisce rendendo vivi altri interessi, o altresì più possibilmente perché cambiano i modi di recepire informazione grazie alla via telematica e il buon vecchio libro diventa un lettore e-book. Si sta avviando uno scadimento generale verso la cultura? Si potrebbe vivere senza effetti culturali? Potrebbe definirsi una fine identitaria di un popolo. La piena e libera accessibilità dell’individuo alla cultura, determina una condizione essenziale per una partecipazione attiva nella società. Con la cultura si può preservare quell’identità rigeneratrice, che è il collante della storia del linguaggio e della terra di un luogo, di una comunità. La cultura deve essere incentivata, musei, mostre, musica, teatro, cinema, sono le anime viventi rappresentative dell’intelletto umano, la rappresentativa del sapere di “uno” diventa il sapere di molti. Sarebbe opportuno per una qualità del “sapere”, attuare una valorizzazione del patrimonio culturale, edificando delle soluzioni accessibili con relativi costi sostenibili per un autonomia di fruibilità da parte di tutti, avente diritto d’opportunità per una crescita interiore e aumentando le capacità di conoscenza, unificando la volontà del poter fare, con la voglia di fare. Quindi una piena liberà di possesso del sapere rende attiva la mente sulle scelte del futuro.

Paolo Gionchetti