ANNA, LA PIZZA E GLI ANNI D’ORO IN CENTRO

Di una città si amano i profumi. Parafrasando Calvino, sono quella parte invisibile che si insinua profondamente nella memoria degli uomini e delle donne che popolano la città. Il profumo che ci conduce ai ricordi, ai momenti, a quel vissuto che ci rende unici, vivi, ancora umani. La scomparsa di Anna Maria Pierpaoli, Anna per tutti noi, la moglie di Cesare, la signora sorridente della pizzeria sul Corso “Da Cesare”, evoca inesorabilmente quei profumi e quei ricordi. E lo senti ancora addosso quel profumo, ti entra nelle narici, lo respiri, la mente e lo spirito ti ringraziano per non averlo dimenticato. Non so a voi, ma spesso ho il terrore di dimenticare quello che mi ha reso felice, le emozioni che ho vissuto, gli sguardi che ho incrociato in questo cammino di vita in cui mi sono sentita sempre parte attiva e viva della nostra comunità cittadina.

Il Corso, la Piazza, gli scorci, i gerani sui davanzali, il profumo di sugo della domenica mattina nei vicoli, la pizza di Cesare e Anna. In inverno, in particolare, si entrava in pizzeria infreddoliti dopo le tante “vasche” per il Corso, così le chiamavamo noi “monelli”. E quel tepore caldo e umido, le vetrine rigate dalle goccioline di condensa su cui disegnavamo le nostre iniziali o i più romantici un cuoricino mentre aspettavamo il nostro turno per un bel pezzo di pizza per merenda. Anna era lì, con Cesare accanto a lei che sfornava teglie fumanti… carciofini, pomodoro e mozzarella, rosmarino e cipolla. E stavi lì ad osservare il “rituale” del taglio, con quel coltellino con il manico grigio e la lama tutta consumata, come in molti abbiamo ricordato in questi giorni, strumenti di lavoro semplici, “roba de casa”. L’attesa era colmata dal fragore della risata di Anna, una risata piena, genuina e vera che ci riempiva il cuore. Magari con in mano un bicchiere di spuma o una gassosa “frenata” con un piccolo spicchio di limone per accompagnare la pizza, quella dentro le bottigliette di vetro spesso azzurrino. Quanta felicità si racchiudeva in tanta semplicità!

La notizia della scomparsa di Anna ha generato un profondo senso di smarrimento, ci siamo sentiti soli. Quella solitudine che affiora quando vengono meno, giorno dopo giorno, quei punti fermi, quella certezza nel sapere che le persone che abbiamo amato sono ancora con noi, anche se non li incontriamo più così spesso, ma fanno parte della nostra vita a prescindere. Anna e Cesare, con la loro pizzeria, hanno rappresentato tutto questo. Un ritrovo, un punto di incontro, quel profumo inconfondibile ed eterno.

Vorrei rivivere solo per un giorno quelle “vasche” spensierate lungo il Corso di Fabriano, “da Casadio a Pannella”, dove i titolari delle attività commerciali ci consideravano come figli e ci tenevano d’occhio se combinavamo qualche marachella. Forse eravamo diversi tutti, credevamo in valori più alti, non lo so. Quello che so di certo è che mi manca la Fabriano della mia gioventù, provo una profonda nostalgia. Voglio ancora pensare che quella città non attenda altro che rifiorire, forse sta aspettando noi, uomini e donne di buona volontà, sta cercando il nostro impegno per far tornare il centro storico cittadino il vero polo di aggregazione che merita di essere, il cuore pulsante di una città viva. Fabriano può farcela, Fabriano lo merita. Ciao Anna, questo è il mio ricordo di te. Una donna a cui la vita non ha risparmiato nulla ma che, nonostante mille vicissitudini, ha scelto di abbracciare tutti noi con un sorriso. Grazie per i momenti di genuina allegria che ci hai donato dietro quel bancone, non ti dimenticheremo mai, riposa in pace. Oggi, sabato 18 gennaio, alle ore 10,30 le esequie in Cattedrale.

Gigliola Marinelli