IN MOSTRA A FABRIANO LA MADONNA BENOIS DI LEONARDO

È stato presentato oggi a Milano, nella Sala Weil Weiss del
Castello Sforzesco, l’evento espositivo Leonardo. La Madonna Benois, dalle
collezioni dell’Ermitage.
Nell’anno dell’anniversario dei 500 anni dalla sua morte, il capolavoro giovanile
del Maestro toscano torna in Italia, dopo 35 anni dalla sua unica esposizione,
in occasione della XIII Unesco Creative Cities Network Annual Conference di
Fabriano.
L’Ermitage sceglie dunque, a differenza di altri, di celebrare il genio del grande
artista italiano proprio nel suo Paese natale, con prestiti eccezionali a
cominciare da quello della “Madonna Benois” a Fabriano, ove la preziosa opera
sarà in mostra presso la Pinacoteca comunale della città marchigiana dal 1° al 30
giugno 2019.
Presenti all’incontro al Castello Sforzesco: Filippo Del Corno, Assessore
alla Cultura del Comune di Milano, che ospita la presentazione alla stampa;
Maria Francesca Merloni, UNESCO Goodwill Ambassador for Creative Cities,
promotrice e ideatrice dell’evento di Fabriano; Irina Artemieva, conservatore
dell’Ermitage; Maurizio Cecconi, Segretario Generale di “Ermitage Italia” e Carlo
Bertelli, curatore insieme a Tatiana Kustodieva dell’esposizione, organizzata da
Cigno GG Edizioni e Villaggio Globale International.
A Fabriano, l’esposizione di quest’opera straordinaria costituisce il principale
evento del programma culturale della XIII UNESCO Creative Cities Conference, il
più importante appuntamento internazionale del network che riunisce i comuni
che hanno identificato nella creatività un fattore strategico di sviluppo.
Il meeting, ospitato nella città marchigiana dal 10 al 15 giugno 2019, darà vita a un
ampio dibattito sulle sfide delle città nel XXI secolo e rappresenterà un’occasione
unica per mostrare al mondo il meglio del sistema italiano della creatività.
“Siamo onorati e molto felici” ha dichiarato Maria Francesca Merloni. “È un grande
privilegio esporre “La Madonna Benois” in occasione della XIII UNESCO Creative Cities
Network Annual Conference. Le Città Creative si inchinano al genio di Leonardo, al suo
messaggio di bellezza, che edifica e riscatta, all’apertura al mistero che un’opera così
preziosa reca in sé”.
“Abbiamo scelto di portare questo capolavoro di Leonardo a Fabriano – spiega da
San Pietriburgo il prof Michail Piotrovsky Direttore Generale del Museo Statale
Ermitage – perché in Italia non esistono città che non meritano grandi capolavori,
costellata com’è di borghi che conservano opera d’arte uniche; tanto più che
quest’anno proprio piccoli centri come Matera e Fabriano sono stati scelti dall’Unione
Europea o dall’Unesco per ospitare eventi culturali internazionali. Questa però è
anche la grande differenza dell’Ermitage rispetto ad altri musei che chiedono per le
celebrazioni di ospitare dei Leonardo. Noi scegliamo di donare, dando la possibilità
ai diversi Paesi – ma soprattutto all’Italia con cui abbiamo forti legami – di
rivedere in Patria grandi capolavori dei massimi artisti mondiali. Lo abbiamo
fatto con Canaletto a Venezia, con Michelangelo a Roma, lo faremo con Raffaello. Per
quanto riguarda Leonardo Fabriano è l’inizio. Un magnifico inizio. La Madonna Benois
poi andrà a Perugia mentre a Milano arriverà la Madonna Litta. Questa è la politica
culturale scelta dall’Ermitage “
“La Madonna Benois” icona conosciuta nel mondo, è un’opera chiave del giovane
Leonardo da Vinci.
Realizzata probabilmente tra il 1478 e il 1480, segna la sua indipendenza dallo stile
e dalla formazione di Verrocchio, nella cui bottega il Maestro era entrato circa 10 anni
prima: un manifesto di quella “maniera moderna” di cui Leonardo fu iniziatore.
Al suo secondo impegno su uno dei temi religiosi più diffusi, all’età di ventisei anni,
l’artista rompe con la tradizione e inventa una nuova figura di Maria: non più
l’imperturbabile Regina dei cieli ma una semplice madre che gioca con il proprio figlio.
Tatiana Kustodieva spiega in catalogo (edizione congiunta Il Cigno/Skira): “in
Verrocchio era assente ciò che in Leonardo rappresenta l’elemento principale e cioè la
parentela spirituale, l’unità esistente tra una madre e il suo bambino”. “Leonardo
– scrive Carlo Bertelli – non ha creato un’immagina statica e devozionale, ha solo
fermato un momento”; “non ha dipinto una scena di genere, ma ha immesso nella
quotidianità significati profondi” come quello cui rimanda la piantina che Maria fa
roteare tra le dita, incuriosendo il figlio: una comune – ma premonitrice – crucifera.
Anche la semioscurità in cui egli immette le due figure sacre – un luogo chiuso
e semibuio, privatissimo – al contrario dello spazio aperto e pieno di sole della
tradizione fiorentina, accresce gli interrogativi, introducendo secondo alcuni
attesa e mistero, e distingue questa “primizia leonardesca, tanto carica di
sviluppi futuri”.

LA MADONNA BENOIS, IL CAPOLAVORO GIOVANILE DI LEONARDO
Sono pochissime le opere pittoriche di Leonardo: l’interesse e impegno del
Da Vinci anche in campo scientifico e tecnico, la sua convinzione che il pittore
per comprendere la natura debba avere diverse cognizioni – dalla prospettiva
ai principi dell’ottica, fino all’anatomia – fanno sì che egli alla fine realizzi pochi
dipinti, preso da mille speculazioni, spesso lasciando allo stadio embrionale le
sue innovative idee figurative.
I motivi riconducibili a un’invenzione del maestro sono dunque ben più numerosi
delle poche opere autografe giunte fino a noi.
“La Madonna Benois” entrò nelle collezioni dell’Ermitage nel 1914 e fu
certamente la più importante acquisizione del Museo di San Pietroburgo negli anni
immediatamente precedenti la Rivoluzione.
Un evento “nazionale”, nato dal coraggio dell’allora Conservatore della pittura
dell’Ermitage, grande esperto dell’arte italiana Ernest Karlovič von Liphart, e
dall’amore di patria della proprietaria Marija Aleksandrovna Benois (Benua, nata
Sapožnikova), moglie del celebre architetto pietroburghese Leontij Nikolaevič
Benua (Benois).
Marija Aleksandrovna nel 1880 aveva ricevuto dal padre la “Madonna con il fiore”
come regalo di nozze, già parte dei beni del nonno paterno, tale Aleksandr
Petrovič Sapožnikov, mercante in Astrachan’.
Nel novembre del 1913 la rivista Starye gody scriveva: “Tutti gli amanti dell’arte e
tutti gli interessati possono congratularsi per un evento felice della nostra vita
artistica: la Madonna Benois è stata acquistata dall’Ermitage Imperiale… Impossibile
non ricordare qui con gratitudine i sentimenti della proprietaria, Marija Aleksandrovna
Benois, per aver voluto rinunciare a una parte del prezzo di vendita per poter
conservare il dipinto in Russia.”
Nonostante le laggenda sulla provenienza dell’opera, che per molto tempo
si ritenne fosse stata acquistata dal nonno di Marija Aleksandrovna da una
compagnia attori girovaghi, il prezioso, piccolo dipinto (48 x 37 cm), come fu
chiarito alla fine degli anni Settanta, apparteneva in realtà alla splendida collezione
del generale Korsakov, il più antico proprietario finora conosciuto del
capolavoro leonardesco.
L’opera fu messa all’asta dal collezionista nel 1822; Sapožnikov attese pazientemente
che i prezzi scendessero e tra il 1823 e il 1824 comprò il dipinto, già allora indicato
come di Leonardo.
Nel registro dei quadri del nuovo proprietario compilato nel 1827, si legge “Al n. 1
dell’elenco troviamo una “Madre di Dio con l’Eterno Infante sul braccio sinistro”.
Originariamente dipinta su tavola a causa della sua vetustà, nel 1824 era stata
trasportata su tela dall’accademico Korotkov. La parte alta è centinata: Autore,
Leonardo da Vinci. Il trasporto su tela ha rivelato un disegno a inchiostro, e anche un
Bambino con tre mani, da cui fu ricavato un disegno litografico. Dalla collezione del
generale Korsakov”.
Tutti i proprietari dell’opera hanno sempre creduto nella paternità leonardesca ma il
mondo accademico non si era ancora espresso.
Bisognerà attendere un’esposizione del 1908 curata dalla rivista Starye gody
e la tenacia di Liphart, che nell’occasione approfittò di un suo articolo dedicato
alla sezione italiana per affermare: “Sul lato opposto del palco c’è una piccola
Madonna che io attribuisco con decisione a Leonardo da Vinci (1452-1519),
nonostante tutto il clamore che sarà provocato da questa mia affermazione…”
Di fatto le reazioni non mancarono, ma una volta superata una serie di dubbi e incertezze,
gli studiosi riconobbero la paternità di Leonardo che oggi risulta indiscutibile.
Come ricorda Tatiana Kustiodieva nel suo bellissimo saggio, Adolfo Venturi al tempo
scrisse: “Io sottoscritto con ciò confermo che il quadro della famiglia Benois raffigurante
una “Madonna col Bambino” e attribuita a Leonardo è inconfutabilmente una sua opera
giovanile. L’ho studiata attentamente in occasione del mio ultimo viaggio in Russia. Il
volto della Vergine col suo aspetto puro e infantile, così come la ricerca dell’essenza
delle forme, sono una dimostrazione chiarissima di questo genere di caratterizzazione.
Il Gesù Bambino, ancora di tipo verrocchiesco, per le sue grandi proporzioni non
corrisponde a una madre così giovane e così particolare: tutto questo parla di una data
precoce della creazione di quest’opera. Qui si può riscontrare la confluenza tra antiche
forme preconfezionate e una ricerca nuova, che con grande vivacità e freschezza si
incontrano nell’originale volto della madre-bambina. Tutto questo insieme fa sì che
io, sottoscritto, affermi che questo lavoro debba essere considerato tra le rare
opere di un genio agli inizi. Anche i disegni giovanili di Leonardo, se paragonati alla
“Madonna Benois”, mi obbligano a considerare questo meraviglioso dipinto un suo
lavoro, e ammetto che meriti un posto in un qualunque museo d’Europa”.
Quando nel 1913 Marija Nikolaevna Benois decise di mettere in vendita il dipinto
le fu offerta da un antiquario parigino una somma maggiore di quella che era in
grado di pagare il governo russo; la proprietaria voleva però che il quadro di Leonardo
rimanesse in Russia e concordò di cederlo, anche a rate, per il prezzo relativamente
modesto di 150000 rubli (rinunciando in questo modo a circa 37000 rubli).
L’opinione pubblica svolse un’ampia campagna a favore dell’acquisizione del
quadro da parte dell’Ermitage e finalmente nel 1914 l’opera varcò le soglie del museo
imperiale.
Anche “La Madonna Benois”, come pure altre opere leonardesche, è il risultato di
una lunga ricerca, come dimostrano alcuni disegni riconducibili al dipinto. In
essi l’artista cerca, sulla base di un oggetto unificante, la relazione più convincente tra
le figure, relazione che può essere un vaso di frutta, oppure un gatto che il bambino
allontana o stringe a sé.
Ancora oggi, più si osserva il quadro, più risulta affascinante la spontaneità e il
fascino della madre bambina.
“La Madonna è scesa dal trono su cui gli artisti di Quattrocento l’avevano posta –
scrive Kustodieva – e si è andata a sedere su una panca, in una stanza di una casa
abitata. È rimasta la tradizionale tenda che scende dietro la schiena di Maria, che da
segno di un cerimoniale, oppure simbolo delle alte sfere, è diventato un tessuto ricoprente
lo schienale di una sedia. La stanza è descritta con grande parsimonia, ma Leonardo
rende omaggio al suo tempo considerando con l’attenzione di un quattrocentista
dettagli come i riccioli di Maria, la spilla, i fragili petali del fiore, le testine dei chiodi nella
cornice della finestra. Ciascun oggetto non esiste per se stesso e grazie alla luce
partecipa di un unico ambiente.”
A differenza dei suoi contemporanei Leonardo concentra l’attenzione su ciò che è
fondamentale, poiché: “Un buon pittore – annota Leonardo nel “Trattato della Pittura” –
deve dipingere due cose principali: l’uomo e la rappresentazione della sua anima.
Il primo è facile, il secondo è difficile, poiché deve essere rappresentato da gesti e
movimenti delle membra del corpo”.