NUOVO SPAZIO PER LA “CULLA PER LA VITA” ALL’OSPEDALE PROFILI

Era il 15 ottobre 2016, giorno in cui fu inaugurata la “Culla per la Vita” presso l’Ospedale Profili di Fabriano grazie all’operosità del CAV, Centro di Aiuto alla Vita di Fabriano. Ne parliamo con Alberto Ferroni, ex presidente del CAV di Fabriano, per capire il destino di questo spazio di fondamentale importanza per la nostra comunità cittadina.

Alberto, da quella felice giornata di ottobre del 2016 cosa è cambiato?

Il Centro di Aiuto alla Vita di Fabriano ha inaugurato la “Culla per la Vita” alla presenza del cardinale Edoardo Menichelli, del vescovo della diocesi di Fabriano-Matelica Mons. Stefano Russo – giorno del suo insediamento – di Mons. Giancarlo Vecerrica vescovo emerito, del sindaco di Fabriano Giancarlo Sagramola, del direttore della Area Vasta 2 Maurizio Bevilacqua, di altre autorità civili e religiose, nonché di molti cittadini sensibili alla problematica che la culla per la vita rappresenta. Purtroppo, dopo pochi giorni dall’ inaugurazione, le scosse telluriche di fine ottobre 2016 hanno reso inagibile la porzione di fabbricato del vecchio complesso ospedaliero, precisamente i locali dell’ala “A” posti al piano terra, all’ interno dei quali era stata collocata la “Culla per la Vita”. Da allora, la culla è rimasta inutilizzabile e tuttora ancora lo è.

Come CAV vi siete attivati per ripristinare il servizio della “Culla per la Vita”?

Il Centro di Aiuto alla Vita ha ripetutamente richiesto alla direzione dell’unità ospedaliera, la possibilità di collocare la culla in altro sito, sempre all’ interno dei locali del nosocomio, ma non si è riusciti a trovarne di adatti e disponibili, anche perché l’evento sismico ha reso inagibili molti locali limitandone la disponibilità.

Com’è la situazione ad oggi, si è individuato un nuovo spazio per collocare la culla?

Dopo ripetuti sopralluoghi con l’ufficio tecnico dell’ospedale, si è trovata la possibilità della sistemazione della culla all’esterno del fabbricato, in prossimità alla vecchia collocazione e su questa soluzione si è ottenuta anche l’autorizzazione da parte della direzione ospedaliera. Il nuovo posizionamento della culla avverrà mediante la realizzazione di un piccolo box nell’ angolo formato dalle mura dell’ospedale e di fronte all’ uscita delle autoambulanze del pronto soccorso (vedi foto). In questa piccola struttura andranno anche collocati tutti i comandi degli apparecchi elettrici ed elettronici indispensabili al funzionamento della culla. In tal modo non sarà necessario, per il funzionamento della stessa, utilizzare i locali ancora inagibili di cui si è detto. Si precisa che l’opera che si andrà a realizzare avrà esclusivamente carattere di provvisorietà temporale, cioè fino alla raggiunta agibilità dei locali in cui la culla era stata collocata in origine.

L’abbandono di neonati è un dramma che si ripete e che purtroppo la cronaca presenta all’ordine del giorno. Possiamo tracciare un bilancio in base ai dati pervenuti al CAV?

I casi di neonati ritrovati nei cassonetti, di tanto in tanto, tornano all’onore delle cronache (nella nostra zona, al centro di trattamento dei rifiuti indifferenziati della provincia di Ancona, fu rinvenuto nel mese di marzo dell’anno 2018, il corpo di un neonato, e quei rifiuti venivano dalla raccolta indifferenziata effettuata nelle zone del fabrianese e della vicina Umbria). Eppure tali casi di neonati ritrovati nei cassonetti, costituiscono solo la punta dell’iceberg di un fenomeno drammatico di disprezzo per la vita, di disperazione e spesso di solitudine delle mamme.

La “Culla per la Vita” pertanto è uno dei possibili aiuti per queste mamme disperate e sole?

Una risposta efficace a questo dramma potrà venire soltanto da una riscoperta della cultura dell’accoglienza della vita. Il “Centro di Aiuto alla Vita”, in collaborazione con il “ Movimento per la Vita” e con la Area Vasta 2 del nosocomio di Fabriano, propone la “Culla per la Vita”, moderna riedizione delle Ruote degli esposti che, nei secoli scorsi, hanno rappresentato una testimonianza della mobilitazione della società in favore dei più deboli e una concreta possibilità di vita per migliaia e forse per milioni di bambini. Le Culle odierne sono ovviamente diverse, molto più “tecnologiche”, eppure hanno ereditato dalle Ruote il significato e la ragione di esistere. Oltre ad accogliere bambini, in sicurezza per il piccolo e nel più assoluto anonimato per la donna, esse si pongono al centro del tessuto urbano come presenza profetica di una cultura dell’accoglienza e del rispetto della vita che è la stessa oggi come ieri. Rimarrà vuota, lo speriamo tutti, ma basterà un Mosè per capirne l’importanza…

Gigliola Marinelli