CARE GESTANTI PRONTE A PARTORIRE A 40 KM DA CASA?

di Marco Antonini

Armatevi di pazienza, imparate la strada a memoria perché il navigatore va in tilt sulla strada cantiere tra Marche e Umbria, sperate di non trovare incidenti gravi o mezzi pesanti in difficoltà nelle gallerie a doppio senso di circolazione. E’ il consiglio più utile alle gestanti che, salvo colpi di scena improvvisi, da metà febbraio dovranno percorrere tanti chilometri per andare a partorire dopo la chiusura del punto nascita di Fabriano ed evitare di nascere nelle gallerie. Un’odissea vera e propria, sulla SS 76 trasformata in percorso ad ostacoli causa lavori infiniti, che non è stata considerata da chi ha deciso che l’entroterra, già colpito dal sisma due volte in 20 anni, deve fare a meno anche della sala parto. Una decisione politica, questa, a seguito della cronica assenza di pediatri nel reparto sito al secondo piano dell’ospedale Profili e per colpa della crisi lavorativa che fa fare meno figli. Per le mamme ci sono due strade: Jesi, in Vallesina, o Branca, in Umbria, le due strutture più vicine. Che succederà dal punto di vista pratico? Innanzitutto scompare la scritta “nato a Fabriano” sui documenti. Un segno di appartenenza in meno: potrebbe essere la strada che conduce allo spopolamento dell’entroterra. Poi c’è da pregare di avere sempre tempo e che il piccolo che sta per nascere non abbia troppa fretta perché le curve non si possono addrizzare, gli stop vanno rispettati e le deviazioni e le curve improvvise vanno percorse con velocità ridotta. E’ la SS 76 il possibile teatro della vita che nasce. Da Fabriano, per raggiungere gli altri ospedali ci sono tanti chilometri che separano la sala parto chiusa da quelle aperte. Per arrivare a Branca, in Umbria, bisogna percorrere da Fabriano città 25 chilometri. Se una mamma con le doglie parte da una delle tante frazioni in alta quota i chilometri diventano 35-40. Il tempo di percorrenza? 33 minuti dal centro, 39 da Nebbiano, 43 da Moscano solo per fare qualche esempio. Una volta preso lo svincolo Ovest sulla 76 inizia il cantiere – fermo da 7 mesi – con limite a 40 km/h, l’uscita Sassoferrato-Campodiegoli è chiusa, il navigatore in auto si perde una volta che raggiunge la lunga galleria di Fossato di Vico. I telefonini non prendono. Per arrivare all’ospedale di Jesi, invece, servono 44 minuti dal cuore di Fabriano: sono 46 i chilometri che separano la città della carta da quella della Vallesina. In mezzo, oltre al traffico locale una volta arrivati a Jesi, ci sono 11 gallerie monotubo, deviazioni obbligatorie tra una galleria e un’altra e il limite fisso a 40 km/h perché la tratta è pericolosa. I minuti diventano 50 e i chilometri 51 se partiamo da Marischio, una delle frazioni più popolose del Comune. I chilometri salgono a 60 e i minuti a 57 se la mamma in dolce attesa si mette in viaggio da Campodonico, 558 metri sul livello del mare. 43 minuti, in prevalenza percorrendo curve, se si parte da Poggio San Romualdo, alle pendici di monte San Vicino, 936 metri sul livello del mare. Meteo permettendo. Quassù quando nevica – e quest’anno sembra non finire mai la stagione della coltre bianca e delle temperature sotto zero che gelano la strada ogni mattina al punto che alcuni giorni fa anche un pulmino si è ribaltato a Sassoferrato – muoversi diventa sempre più difficoltoso. Cosa altro aspettarsi? Che siano tutti parti naturali senza emergenza e corsa contro il tempo. O un parto sotto le gallerie o un altro taglio all’ospedale di Fabriano?

Gli aggiornamenti

Rabbia e indignazione per l’ennesimo taglio che colpisce la città della carta. Fabriano non si arrende alla chiusura del punto nascita. Il Movimento 5 Stelle: “Se non dovessimo ricevere risposte adeguate e chiarificatrici, la prossima settimana come M5s cittadino andremo tutti a Roma, sotto la sede del Ministero della Salute”. Il sindaco, Gabriele Santarelli: “Il Ministro – dichiara – non è stata mai informata dell’invio del documento da parte del Comitato Percorso Nascite. La segreteria ha specificato che questo è un organo tecnico che non esprime pareri vincolanti”. Il primo cittadino si è recato ieri anche in ospedale, nel reparto di Ostetricia. “Ho parlato con i medici, sempre disponibili e in piena attività come dimostrano i numerosi fiocchi presenti fuori le porte delle camere. Li ho trovati sorpresi dalla notizia, ma sereni e consapevoli del valore e della qualità del loro lavoro. Lavoriamo – aggiunge – per fare in modo che il Ministro intervenga per bloccare e rivedere la decisione presa dal Comitato. Ci siamo attivati nei confronti del Ministero anche attraverso il Presidente Commissione Sanità del Senato che recentemente è stato in visita al Profili. Fa riflettere – conclude – le tempistiche con le quali è stata inviata la comunicazione alla Regione a pochi giorni dalla dichiarazione del Ministro con cui affermava di voler rivedere i contenuti di accordo Stato-Regioni e quindi ridiscutere i parametri per la funzionalità dei punti nascita delle aree orograficamente disagiate come la nostra”. Critico anche il senatore M5s, Sergio Romagnoli: “Se il punto nascita è stato sull’orlo della chiusura è proprio a causa del governatore Ceriscioli e del precedente Governo che non ha concesso la deroga alla chiusura. Invitiamo Ceriscioli ad evitare di creare allarmismi con dichiarazioni false, soltanto con lo scopo di scaricare le sue responsabilità su altri”. Di pensiero diverso il Partito Democratico. “Questo atto – dice Francesco Ducoli, segretario locale – è irricevibile. La sala parto è imprescindibile e di fondamentale importanza. Il sindaco Santarelli continua a dimostrare una pericolosa incapacità di gestire la situazione, proseguendo a perdere tempo in inutili scaricabarile. Si attivi immediatamente presso il Ministero a guida 5 stelle e pretenda la salvaguardia del punto nascita”. Andrea Giombi, Fabriano Progressista: “Chiudere il punto nascite di Fabriano significherebbe uccidere il territorio. La politica non può permettersi di essere succube del parere tecnico, peraltro non vincolante, del Comitato percorso nascite”.