UNA ROSA BIANCA SUL BANCO DI SCUOLA DI MATTIA A FABRIANO

Ancona – Sono stati estubati e respirano spontaneamente quattro dei 7 pazienti in codice rosso ricoverati nelle rianimazioni dell’Azienda Ospedali Riuniti di Ancona per i traumi riportati nella calca della discoteca Lanterna azzurra di Corinaldo. Per tre di loro le condizioni seppur stabili sono ancora critiche. La prognosi per tutti rimane riservata. Si tratta di pazienti che oltre al trauma hanno subito un periodo più o meno prolungato di asfissia le cui conseguenze andranno valutate nel tempo. (Ansa)

Gli studenti

“Da un concerto si esce senza voce, non senza vita” E’ lo striscione apparso in in alcune delle scuole frequentate dalla giovani vittime della calca della discoteca Lanterna azzurra di Corinaldo. I ragazzi morti frequentavano istituti a Senigallia, Fano, Ancona, Fabriano. Oggi alla ripresa delle lezioni, i loro compagni hanno voluto ricordare Asia Nasoni, 14 anni, Emma Fabini, 14, Benedetta Vitali, 15, Mattia, 15, Daniele 16 e Eleonora Girolimini, la 39enne madre di 4 figli. In alcune scuole sono entrati anche psicologi per lavorare con i compagni di classe dei ragazzi morti. Fiori sui banchi, momenti di raccoglimento e di silenzio hanno contrassegnato la mattinata. I ragazzi sono andati a scuola vestiti di nero.

Discoteca: una rosa bianca su banco di scuola di Mattia a Fabriano

Una rosa bianca sul banco di Mattia Orlandi, il 15enne di Frontone (Pesaro Urbino), morto con altre cinque persone nella calca della discoteca Lanterna azzurra di Corinaldo. L’Itis Merloni di Fabriano ha così ricordato il ragazzo, che frequentava il secondo anno, figlio unico, appassionato di calcio e tifoso della Sampdoria. C’è stato un minuto di silenzio prima delle lezioni e il preside
Giancarlo Marcelli ha parlato con tutta la scuola tramite il sistema di comunicazione interna. Ma si è trattenuto di persona con i compagni di classe di Mattia, commossi e sotto choc. “Gli ho detto che debbono apprezzare la vita, coglierla in tutte le sue sfumature e potenzialità, ma anche imparare a proteggersi, a vivere in sicurezza. Non perché i loro comportamenti siano a rischio, ma perché i comportamenti degli altri a volte li mettono in situazioni pericolose. Gli ho detto anche che la vita continua e deve continuare, anche per Mattia”. (Ansa)

Leggi di più. Il preside dell’Itis, Giancarlo Marcelli: http://www.radiogold.tv/?p=37523