SOPPRESSIONE UFFICIO INPS, IL PIANO DEL SINDACO E LO SFOGO DI SORCI

di Marco Antonini

Fabriano – Che futuro può avere un comprensorio dove vengono meno tutti i servizi essenziali? A 24 ore dalla pubblicazione della nuova emergenza con la possibile soppressione dell’ufficio Inps di Fabriano, sale la rabbia per l’ennesima perdita nella città che, fino a 10 anni fa, ha dato tanto alle Marche a livello di elettrodomestici. La circolare 96 del 21 settembre 2018, indirizzata a tutte le sedi sparse nel territorio nazionale, è chiara. Sopravviveranno gli uffici che hanno due di questi tre requisiti: più di 60mila abitanti nel bacino d’utenza, almeno 10 persone in servizio e un tasso di ipercopertura che riguarda la distanza tra l’ufficio soppresso e la nuova sede inferiore al 60%. Per Fabriano, quindi, c’è la bocciatura: i primi due parametri non sono soddisfatti.

Il sindaco, Gabriele Santarelli: “Purtroppo le prestazioni svolte dall’ufficio della nostra città – spiega – sono diminuite e da quando sono scomparsi i voucher lavorativi sono scese ulteriormente. La pubblica amministrazione va verso l’informatizzazione di tutto e ciò va a nostro svantaggio. Sicuramente vogliamo capire se per Fabriano si parlerà di soppressione o di trasformazione in Punto Inps che, comunque, potrebbe erogare servizi essenziali”. Una situazione che spaventa tante città, in tutta la penisola. A rimetterci saranno quelle lontano dai grandi centri che non riusciranno mai ad avere sotto la propria giurisdizione più di 60mila abitanti. “Cercheremo di capire – dichiara il primo cittadino – se si potrà affidare a Fabriano un bacino più grande, visto che non siamo lontanissimi dalla soglia minima richiesta. Comunque ci muoviamo su più fronti: sappiamo che ci sono anche problemi legati alla sede, lo stabile di via De Gasperi, dove dovrebbero essere fatti dei lavori. Se qualcuno, dagli uffici competenti regionali, ci contatterà proveremo a studiare, anche in base alle loro esigenze, una nuova sede, così come è stato fatto per l’Agenzia delle Entrate”. Si cerca, quindi, di mettere a punto alcune strategie per evitare la perdita del servizio. Il sindaco guarda anche in lontananza e annuncia che cercherà anche di capire come, gli uffici comunali, in caso di soppressione dell’ufficio Inps, possano fare consulenza e assistenza alla popolazione che ne ha bisogno. Si muove anche l’opposizione che chiede di affrontare l’argomento in consiglio comunale.

L’ex sindaco Sorci

“Un conto è una razionalizzazione fatta da un privato, un conto dallo Stato. Non si può tagliare sulla pelle dei cittadini. Non è rispettoso: non ci sono persone di serie A e altre di serie B”. Così l’ex sindaco di Fabriano, Roberto Sorci. “Lo spostamento degli utenti a Jesi, l’ufficio più vicino, è un costo esoso economicamente e come tempo per chi si mette in viaggio senza dimenticare che tipo di strada trova e cioè la SS 76”. Sorci analizza come questa possibile decisione penalizzi l’entroterra “già sfortunato di suo” perchè a rimetterci “saranno soprattutto coloro che non hanno dimestichezza con il computer e non sanno fare le pratiche online” senza dimenticare “che molte zone non hanno una connessione internet veloce”. L’ex sindaco ricorda che “lo stipendio viene pagato dai cittadini” e che se si vuole intervenire sui territori “bisognerebbe aumentare l’efficienza dei dipendenti”. Una tegola, la possibile chiusura o trasformazione in Punto Inps, che penalizzerebbe tutta la cittadinanza visto che, ad eccezione dei bambini, “tutti hanno a che fare con questo ufficio nel corso della vita”.

Come cambia la città

Fabriano non è più la città di una volta. Lo dimostra tutto ciò che si è perso negli anni. Prima la linea ferroviaria per Pergola. Poteva essere un’occasione turistica, quella di avere un treno a vapore che collegasse la patria della carta con quella dei Bronzi, eppure se n’è solo parlato e Ferrovie dello Stato ha pure tolto i binari lungo il tracciato. Per non affrontare il tema dei collegamenti scarsi su rotaia con la Capitale in una tratta dove i ritardi sono all’ordine del giorno. Il 31 dicembre 2015 è stato chiuso il Deposito Ferroviario (attivo dal 1865) e la manutenzione dei treni locali e una ventina di lavoratori sono stati trasferiti ad Ancona. Il tribunale centralizzato nel capoluogo regionale con a Fabriano solo l’ufficio del Giudice di pace. A rischio anche la Camera di commercio, operativa solo parzialmente. Tagliate, a maggio, alcune storiche filiali dell’ex banca del territorio, la Carifac, poi Veneto Banca ed ora Intesa Sanpaolo: chiuse le filiali di piazzale Matteotti, quartiere Pisana; Corso della Repubblica, la sede storica della Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana; quella di via Martiri della Libertà, zona Borgo e di via Dante dove è situata la Banca dell’Adriatico che appartiene al Gruppo. I servizi attualmente sono tutti erogati in via don Riganelli. Problemi a parte per l’ospedale Profili dove, oltre al rischio della soppressione del punto nascita, c’è da fare i conti con la mancanza cronica di personale in quasi tutti i reparti. E in tutto questo quadro non abbiamo affrontato l’emergenza sisma con case e chiese inagibili e i problemi del lavoro con più di 5 mila persone disoccupate.

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